Giotto-Ultima-Cena-1303-05-particolare
Giotto, Ultima Cena 1303-05, particolare

 

Domenica XXVIII del Tempo Ordinario (Anno B)

(Sap 7,7-11; Sal 89; Eb 4,12-13; Mc 10,17-30)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture della liturgia di questa domenica non possono, in questi ultimi anni – e particolarmente nel momento che stiamo vivendo ora – essere comprese come un tempo, come un “normale” – per un cristiano – invito alla virtù, a quella saggezza, a quella ragionevolezza che è frutto della fede seriamente intesa. Coloro che si rendono conto della gravità dell’attuale momento della storia – civile ed ecclesiastica – provano un senso di impotenza mai sperimentato prima, di fronte ai “poteri del mondo”, conseguenza della netta percezione che, dietro di essi, sono all’opera delle potenze cattive di origine soprannaturale. E contro Satana e i suoi angeli che, per loro natura, sono superiori agli uomini, l’uomo, da solo non può che soccombere. Oggi, più che mai, occorre la Grazia, l’intervento diretto di Dio che soccorre ogni uomo che gli si affida totalmente e sinceramente. Ogni illusione di salvarsi da tutto questo anche senza la Grazia, in forza della sola natura umana, riducendo il cristianesimo ad impegno sociale (questo sì che è pelagianesimo!), è del tutto inconsistente e svanisce alla prova dei fatti. I discepoli «stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”».

– Per questo motivo la prima frase che salta agli occhi leggendo le parole di Gesù riportate nel Vangelo di oggi è: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Queste parole di Cristo sembrano proprio rivolte a noi, ridotti in questa miserevole situazione del mondo e della Chiesa. Come ci dicesse: se continuate così non potrete farcela!

– E la seconda frase che salta agli occhi si trova nel salmo responsoriale sotto forma di invocazione diretta a Dio, a partire dalla stessa esperienza di impotenza umana: «Ritorna, Signore: fino a quando? Abbi pietà dei tuoi servi!».

L’uomo dei nostri anni si trova, di fronte a se stesso e a Dio, in una condizione ben più difficile di quella del giovane ricco. Infatti, quest’ultimo, aveva saputo fare tesoro della legge morale naturale, contenuta, perché rivelata, anche nella legge di Mosè: «“Tu conosci i Comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”». Mentre l’umanità, dopo averli osservati nella sua giovinezza, è arrivata, in età più avanzata, ad irridere quei Comandamenti e a trasgredirli completamente; ormai quasi senza più nemmeno accorgersene, tanto si è lasciata illudere e compromettere con l’autore del male («Quando voi ne mangiaste [del frutto dell’albero], si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio», Gn 3,5).

– Non uccidere: le notizie di cronaca ci documentano come oggi si uccida, per futili motivi, in una stessa casa, in uno stesso condominio, per strada; o per liberarsi di “qualcuno che è di peso” negli ospedali (aborto, eutanasia, “scarti” della fecondazione in vitro e delle sperimentazioni genetiche).

– Non commettere adulterio: con la legalizzazione del divorzio si è normalizzata anche questa colpa e, ormai, anche nella prassi pastorale si viene, di fatto a giustificare, in nome di una cosiddetta “pastorale” basata su una falsa misericordia, che illude tanti e non salva nessuno. E ammessa questa trasgressione si finisce per ammettere anche molto di più di questa. E le deviazioni hanno preso possesso anche di troppi uomini di Chiesa…

– Non rubare, non frodare: è divenuto perfino inutile fare commenti sulla corruzione per denaro e potere che emerge negli ambienti “civili” come in quelli “ecclesiali”.

– Non testimoniare il falso: è un Comandamento che non viene rispettato neppure dai capi della Chiesa!

Onora tuo padre e tua madre: con la distruzione della famiglia, la “genitorialità surrogata”, l’aborto e l’eutanasia che cosa possono significare, ancora, le relazioni di “paternità” e di “maternità”?

Risulta perfino ridicolo l’invito di occuparsi dei poveri, oggi tanto di sbandierato, senza il presupposto dell’osservanza dei Comandamenti: è una manipolazione ideologica che, da un lato fa passare per poveri coloro che in realtà spesso non lo sono e, dall’altro fa passare per generosi cristiani coloro hanno ridotto la fede ad un’ideologia socio-politica usata a fini di lucro e di potere.

L’uomo di oggi, il cristiano progredito di oggi, il paladino dei nuovi paradigmi, si è sempre più compromesso con il male, fino ad essere governato dal demonio e ora non è quasi più in grado di accorgersi di tale pericoloso coinvolgimento. Si capovolge la dottrina di Cristo con sottili ambiguità e a piccoli passi, così che quasi nessuno se ne accorga. E molti di coloro che ancora se ne accorgono, fanno finta di niente, adeguandosi ad una complice connivenza di fatto.

Per riemergere e salvarsi – sulla terra oltre che in vista del Cielo – l’uomo ha bisogno di accorgersi che ha buttato via l’essenziale, prima ancora di potersi liberare del superfluo.  Non gli si può dire più «una cosa sola ti manca», perché gli manca ormai l’essenziale «per avere in eredità la vita eterna». L’ipocrisia, oggi, nel mondo come nella Chiesa, è arrivata ad un punto tale da darsi una facciata “buona” e “cristiana” proprio quando, invece, si è respinta la “natura”, la “realtà” delle cose e delle persone, pretendendo di esibire la “fede” quando si è uccisa perfino la “ragione”.

Ma questa falsificazione sarà Dio stesso a smascherarla, perché «la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore» (seconda lettura). Nessuno, oggi, a parte qualche più unica che rara eccezione, ha il coraggio di dire che “il re è nudo” – ricordando che «tutto è nudo e scoperto agli occhi di Colui al quale noi dobbiamo rendere conto» – per timore di perdere la poltrona. Ma davanti a Dio l’anima vale più della poltrona davanti agli uomini. Allora sarà Dio stesso a provvedere, a tempo debito, e a restituire il dono della sapienza del quale ci parla quasi poeticamente la prima lettura.

Giustamente, allora, invochiamo san Michele Arcangelo e l’intercessione della Vergine Maria – in particolare modo in questo mese di ottobre a lei dedicato, per imparare a continuare a farlo anche dopo – perché il Signore intervenga presto per restituire l’uomo all’uomo restituendo Dio all’uomo: «Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo Amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» (Redemptor hominis, n. 8).

Maria, aiuto dei cristiani, intercedi per noi!

 

Bologna, 13 ottobre 2024

(Ho riproposto in questa domenica una mia riflessione della domenica 14 ottobre 2018 che trovo del tutto pertinente anche oggi, e non era ancora apparsa su questo blog)

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