“Oggi, ormai, non basta più neppure la testimonianza credibile dei santi, subito accantonata e dimenticata, basti pensare alla completa dimenticanza o al fraintendimento dell’insegnamento di san Giovanni Paolo II. Dimenticanza verso tutti coloro che hanno conservato la fede; dimenticanza verso la storia della santità che, nel corso dei secoli della vita della Chiesa, Dio ha dato per smuovere l’incredulità che si è cementata, anno dopo anno, secolo dopo secolo, nelle intelligenze e nei cuori, nelle ideologie e nelle politiche degli stati, nei relitti delle famiglie devastate.”

 

Caravaggio - L'incredulità di San Tommaso (Wikipedia)
Caravaggio – L’incredulità di San Tommaso (Wikipedia)

 

II Domenica di Pasqua (Anno C)

(At 5,12-16; Sal 117; Ap 1,9-11.12-13.17-19; Gv 20,19-31)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture della liturgia di questa seconda domenica di Pasqua – dedicata alla Misericordia di Cristo e della Chiesa verso gli uomini – (e sopratutto il Vangelo) sembrano porre in maniera stringente una domanda ormai divenuta ineludibile, come questa: di che cosa c’è bisogno nella Chiesa dei nostri giorni, e di conseguenza nel mondo dei nostri giorni?

Nella vita della Chiesa e del mondo possiamo riscontrare due indirizzi di comportamento legati a due diverse scelte di fondo.

1 – Da una parte osserviamo la scelta di tanti che, come Giuda, hanno creduto ormai più nella politica che nella divinità di Cristo; e finiscono con il suicidio definitivo della loro fede, delle comunità loro affidate, collaborando all’autodistruzione di quella società che si illudono di “salvare” seguendo ancora una volta un’ideologia “universalistico-umanitaria”, ma in realtà di origine satanica, per la presunzione che suggerisce agli uomini di salvare se stessi “orizzontalmente”, come se Dio non esistesse, o quasi. Ma finisce per portarli alla guerra!

2 – Dall’altra parte la scelta di quanti, alcuni per difesa della verità e altri forse solo per una paura rinunciataria («per timore dei Giudei») e per sentirsi al sicuro, si sono ritirati ben chiusi e protetti nel cenacolo di piccole comunità che ancora resistono.

Come nella scena del tempo di quel primo Cenacolo, descritta dal Vangelo di questa domenica, oggi come allora, la via d’uscita per la salvezza della Chiesa – e di conseguenza del mondo intero – è l’intervento diretto del Signore, il quale si manifesta con chiarezza inequivocabile entrando inaspettatamente nella scena. E lo fa in un modo che sorprende tutti, spiazzandoli: «Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”». Ed è proprio della Sua pace che c’è bisogno, quando gli uomini sono solo capaci di parlarne riempiendosi la bocca nei parlamenti e nelle piazze, ma nella realtà dei fatti sono in guerra tra loro – come abbiamo visto recentemente – avendo ceduto, da una parte come dall’altra dei contendenti, alle lusinghe di Satana che li abbindola con l’abbaglio della conquista del potere per prevalere sull’umanità intera, al solo fine di superarsi gli uni sugli altri in questa gara insensata, senza rispetto per la vita dell’uomo e della Legge di Dio Creatore (i Comandamenti).

Oggi, ormai, non basta più neppure la testimonianza credibile dei santi, subito accantonata e dimenticata, basti pensare alla completa dimenticanza o al fraintendimento dell’insegnamento di san Giovanni Paolo II. Dimenticanza verso tutti coloro che hanno conservato la fede; dimenticanza verso la storia della santità che, nel corso dei secoli della vita della Chiesa, Dio ha dato per smuovere l’incredulità che si è cementata, anno dopo anno, secolo dopo secolo, nelle intelligenze e nei cuori, nelle ideologie e nelle politiche degli stati, nei relitti delle famiglie devastate.

Come per l’Apostolo Tommaso di allora, così nel mondo e addirittura nella Chiesa di oggi è ormai dominante la dichiarazione esplicita o tacita: «Io non credo».

Ma la crisi non è prima di tutto solo politica, non si risolve con le guerre cruente o psicologiche e ideologiche. La crisi è nella ragione e nella fede (una volta si sarebbe detto che è “spirituale”): è la crisi del rapporto tra gli uomini e Dio Creatore, che solo Cristo ha risolto per chi vuole riconoscerlo.

Per due millenni è bastata alla Chiesa e all’umanità quella prima apparizione del Signore nel “cenacolo della storia” per convincere, per condurre alla fede la maggior parte dell’umanità, delle sue culture, delle sue civiltà, delle città e delle campagne, delle università e delle biblioteche, dei laboratori delle scienze, delle famiglie e dei monasteri, dei nuovi continenti raggiunti dalla missione della Chiesa.

Oggi tutto questo non basta più, perché la “razionalità” del Tommaso di oggi, come di quello di allora, esige una prova ulteriore. E la misericordia di Cristo – per questo oggi è la giornata della misericordia voluta da san Giovanni Paolo II – concederà, oggi come allora, alla Chiesa e al mondo, questa prova ulteriore, intervenendo per una seconda volta nel “cenacolo della storia”. In effetti ha già cominciato a farlo, seguendo per ora la “via negativa” delle conseguenze del rifiuto di Cristo da parte degli uomini, facendo toccare con mano le piaghe che l’umanità ha inflitto a se stessa, al proprio corpo – quello stesso che è stato assunto nel Corpo di Cristo per essere salvato – auto-flagellandosi nel flagellarlo. Oggi l’umanità, compresa quella parte dei presunti “credenti” al seguito, più o meno consapevole, di Giuda, è costretta a toccare con mano il male che ha fatto e continua a fare a se stessa mettendosi contro i Comandamenti di Dio (la “Legge naturale”), mettendosi contro la vera fede in Cristo (la Sua “dottrina”), in nome di falsi illusori nuovi paradigmi.

Ma proprio quel male che l’uomo e il presunto credente infliggono a se stessi è stato assunto nelle piaghe del Corpo di Cristo che sta dicendo a quel Tommaso di oggi, che è l’umanità intera: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Perché Cristo è risorto e solo in Lui c’è la via d’uscita (la Salvezza) da ogni umana contraddizione.

Come la “ragione” di Tommaso, così la “ragione” degli uomini di oggi ha bisogno di essere guidata ad arrendersi all’evidenza dei fatti. Uccidendo il Signore stai facendo del male a te stessa, ti stai auto-distruggendo. Forse non è lontano il momento nel quale questa umanità, arrendendosi all’evidenza dei fatti, dinanzi al Signore che apparirà nuovamente alle coscienze degli uomini, per una misteriosa “via positiva” che non conosciamo ancora, potrà arrivare a dire: «Mio Signore e mio Dio!».

Ma prima di Tommaso qualcuno aveva anticipato fin dall’inizio la dichiarazione della fede («Eccomi, sono la serva del Signore», Lc 1,38), senza bisogno di passare per il dubbio o il rifiuto. Ed attraverso di lei, la Vergine Maria – alla quale è stata recentemente rinnovata la consacrazione del mondo, della Russia e dell’Ucraina – grazie alla sua intercessione, che la Verità ritornerà ad essere presto evidente e gli increduli come Tommaso potranno ritornare ad essere credenti («Non essere incredulo, ma credente!»).

Preghiamo perché l’attesa di questa manifestazione sia abbreviata da colei che ha anticipato nella sua vita terrena i tempi della vita della Chiesa intera.

 

Bologna, 24 aprile 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

 


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email