“Qualunque cosa sia, un avvertimento, un’allusione, una minaccia, è qualcosa che non avevo mai visto. Ma qui siamo oltre, siamo al principale quotidiano del Paese che avvisa un imprenditore”

Una brutta storia raccontata da Nicola Porro sul suo blog. 

 

Paolo Damilano, imprenditore

 

Oggi voglio raccontarvi una storia di ferocia dei “buoni” apparentemente marginale, in realtà centralissima. Una storia che, come poche altre, mostra i pericoli per la democrazia insiti nella schizofrenia ideologica del politicamente corretto che ci ha obnubilato (quasi) tutti.

Esagero? Fate voi. Il protagonista (suo malgrado) di questa storia è Paolo Damilano, imprenditore nel ramo delle acque minerali, del vino e del food, candidato sindaco a Torino per il centrodestra. Il quale evidentemente è sceso in campo addirittura senza chiedere il permesso al Corriere della Sera, che nella sua edizione locale ha provveduto a recapitargli un “messaggio” sotto forma di editoriale, a firma di tal Gabriele Ferraris. Sono obbligato a riportarne stralci virgolettati, perché quando li ho letti non riuscivo a crederci.

“Mi domando con quale stato d’animo l’ex presidente del Museo del Cinema, il colto Paolo Damilano, potrebbe un giorno, come sindaco, accogliere la pretesa di qualcuno della sua maggioranza di negare il patrocinio del Comune al Festival del Cinema Gay o al Pride”. Che immagino sia il primo problema avvertito dai torinesi in piena pandemia sanitaria ed economica, in ogni caso il pezzo continua: “E quella pretesa sarebbe, badate bene, soltanto l’aspetto più folkloristico di una linea politica, a proposito di certi temi, che ha una sua coerenza e una sua legittimità, in democrazia” (qui l’autore sembra quasi dispiaciuto di quel contrattempo democratico per cui esistano tesi differenti dalle sue). Infine, l’affondo: “Ma la pretesa risulterebbe assai scomoda da gestire per il moderno, elegante e misurato sindaco Paolo Damilano, e tanto più per l’imprenditore Paolo Damilano, certo non felice qualora i suoi prodotti e i suoi locali diventassero oggetto di sdegnati boicottaggi”.

Giuro, non ci sono refusi da parte del sottoscritto. Il Corriere della Sera, un’era fa organo della borghesia produttiva, nel suo dorso torinese evoca la possibilità che “i prodotti e i locali” di un imprenditore possano diventare “oggetto di sdegnato boicottaggio” a causa delle sue idee e del suo impegno politico, imperdonabilmente dalla parte sbagliata, quella del centrodestra, che per lorsignori diventa sempre automaticamente “destra” bavosa, impresentabile, subumana.

Motivo per cui, prosegue l’articolista nel caso Damilano si riveli duro d’orecchi, “il rinvio delle elezioni comunali lascia al moderato imprenditore benpensante il tempo per riflettere sulle proprie scelte e i propri obiettivi”. Insomma, il benpensante veda appunto di pensare bene, e rivedere la malsana idea di contendere la guida della città al centrosinistra. Come sono umani, gli lasciano il tempo per riflettere, per accorgersi dell’errore, ravvedersi e magari prendere la tessera del Pd.

Qualunque cosa sia, un avvertimento, un’allusione, una minaccia, è qualcosa che non avevo mai visto, e come sanno i commensali della Zuppa non mi spaccio per verginella. Ma qui siamo oltre, siamo al principale quotidiano del Paese che avvisa un imprenditore: occhio, che se ti candidi col centrodestra rischi il boicottaggio dei tuoi prodotti, pensaci bene.

Stavo per scrivere che sembra di stare in Venezuela, ma al confronto fin Caracas è un paradiso della libertà.

 

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