Parlamento italiano

 

 

di Sabino Paciolla

 

Il Centro-Destra ha vinto le elezioni, con il partito della Meloni che ha stravinto all’interno di questa coalizione. 

Che FdI avrebbe stravinto lo sapevano anche le pietre. Bastava girare nei negozi, nei supermercati, per le strade per sentire l’unico nome da votare, quello della Meloni. Per gli altri partiti del Centro-Destra solo il silenzio. 

Perché questa vittoria? È presto detto.

In primo luogo perché Mario Draghi, “il migliore”, a capo del “governo dei migliori” (così era falsamente dipinto dai media mainstream, megafono delle élite globaliste) non era in realtà amato dalla gente comune. Se fosse stato veramente il migliore, la gente lo avrebbe votato indirettamente, premiando i partiti che lo hanno sostenuto. E invece la gente lo ha reputato il peggiore, e per questo ha punito le forze politiche che lo hanno sostenuto, ad eccezione del M5S, che ha fatto una rimonta da un tracollo totale grazie al suo sempreverde cavallo di battaglia: il reddito di cittadinanza. Ma questo è un altro capitolo indecoroso della storia d’Italia che speriamo venga presto cancellato.

Un premier che ha sospeso i diritti fondamentali e costituzionali dei cittadini (obbligo vaccinale per un prodotto sperimentale e green pass), giustificando questa sospensione con una clamorosa bugia, “se non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire”, avrebbe dovuto essere dimissionato seduta stante. La gente ha capito che i cosiddetti vaccini COVID, sbandierati come “la soluzione finale” per il SARS-COV2, si sono rivelati soltanto una spettacolare bufala. Non solo era tutto falso, la COVID è ancora tra noi, ma quei vaccini, che in tanti, nonostante i dubbi, sono stati costretti a iniettarsi per colpa del green pass, si sono rivelati causa di eventi avversi gravi e, in vari casi, anche letali. La gente ha capito di essere stata ingannata e ha dato al “Migliore” la giusta ricompensa. 

Un premier che ha proposto sanzioni alla Russia e sostenuto l’invio di armi all’Ucraina, facendo di fatto entrare l’Italia in una guerra non dichiarata alla Russia, giustificando tale nefanda e pericolosa azione con il farlocco dilemma “volete la pace o il condizionatore”, avrebbe dovuto essere cacciato seduta stante, perché, come si è visto poi, non abbiamo avuto né la pace né il condizionatore. La gente comune, quando ha visto le bollette elettriche alle stelle, quando ha visto la sempre minore quantità di beni primari acquistabili con la medesima quantità di soldi (inflazione) ha capito che l’artefice di tutto questo era “Il Migliore”, al secolo Mario Draghi, e lo ha licenziato. 

La Lega, dal canto suo, ha tradito il suo elettorato ed è stata giustamente e severamente punita. La Lega ha pagato le sue ambiguità di stare al governo e all’opposizione. Vergognosa l’affermazione di Salvini a qualche giorno dalle elezioni: “Se potessi tornare indietro, alcuni provvedimenti sulla pandemia non li avrei presi“. Nei mesi scorsi, ad un senatore della Lega avevo più volte detto che sarebbe stato per il suo partito un bagno di sangue. E così è stato.

Forza Italia, che è oramai diventato per gran parte un partito radicale dal punto di vista culturale, è stata punita anch’essa e galleggia sul minimo storico. Delle sue radici culturali storiche non è rimasto granché.

Su Lupi sorvolo. Ricordando il suo voto sulle unioni civili della Cirinnà, il solo pronunciare quel cognome, Lupi, mi fa venire la pelle d’oca.

In secondo luogo, il Centro-Destra ha vinto, anzi stravinto, anche perché era unito, mentre tutti gli altri partiti erano divisi, in lotta feroce uno contro l’altro. Questa situazione avrebbe premiato il Centro-Destra con il premio di maggioranza, che vale tra il 10 ed il 20%, implicito nella quota legata alla componente maggioritaria del sistema elettorale. Ed è quello che è avvenuto, i seggi sono andati in netta maggioranza alla coalizione che ha vinto, distaccandola da tutti gli altri. 

In terzo luogo, i sondaggi secretati nell’ultimo periodo erano tutti costantemente e sempre concordi nel pronosticare un netto cambiamento di scenario.

Dunque, il destino di queste elezioni era largamente prevedibile, e chi ha paventato una situazione da votazione simile al 1948, oggi divenuta scelta di vita o di morte tra destra e sinistra, si è semplicemente allineato alla propaganda della coalizione che ha vinto.

Da persona che ha sempre votato Centro-Destra, questa situazione sarebbe per me favorevole, e di fatto lo è. Ma il punto non è questo.

Come detto, soprattutto in una situazione molto prevedibile di cambio di scenario, quale era il nostro compito di persone che si sono battute per la libertà, contro la violenza di norme liberticide? Quello di cambiare il sistema? Assolutamente no. Non c’erano le forze, la struttura, una storia consolidata. Il nostro compito era quello di portare in Parlamento una sparuta ma significativa, dal punto di vista della coscienza critica, rappresentanza di tutti coloro che in questo anno passato hanno dimostrato nelle piazze, hanno protestato pacificamente, hanno combattuto una battaglia ideale nella vita concreta e sui social, hanno pagato di persona sui luoghi di lavoro, hanno subito contumelie e ingiurie, sono stati ingiustamente considerati untori. Occorreva portare in Parlamento una voce dissonante dal mainstream, una voce che parlasse secondo la nostra peculiare visione (no al pensiero unico, no al regime, no al transumanesimo, no alle armi in Ucraina, ecc.), una voce che potesse portare alla luce dei riflettori pubblici quello che maturava nelle segrete stanze del Palazzo. 

Accanto a questo, è bene precisare, occorreva, se del caso, anche sostenere e votare persone, come l’amica Federica Picchi, che hanno dimostrato nei fatti di essere coscienze critiche, anche se avevano deciso di candidarsi in un partito già presente in Parlamento (nel caso specifico FdI). A Federica va tutto il mio affetto e vicinanza per la battaglia che ha combattuto.

Come detto, la gente comune, quella meno avvezza alle battaglie ideali, ma dotata di un minimo senso critico, presa coscienza di essere stata ingannata o tradita nelle attese, ha punito il “governo dei migliori”. Ha fatto la sua giusta scelta. A noi, invece, rimaneva il compito di andare oltre questo semplice cambio di voto. A noi spettava proseguire la battaglia ideale facendo il passo ulteriore di porre in Parlamento una minima voce critica.

E invece no. Piuttosto che sostenere quelle persone che hanno testimoniato per la libertà e verità, contro la menzogna di un regime, pagando sulla propria pelle, pagando in termini di carriera, lavoro, portafoglio, immagine, buon nome… le abbiamo abbandonate al loro destino. Abbiamo voltato loro le spalle nonostante ci avessero aiutato a capire cose difficili, nonostante ci avessero dato la loro luminosa testimonianza su come comportarsi dinanzi al potere, dinanzi al regime, anche a costo di mettere a rischio quello che avevano acquisito in anni di rispettata professione. Abbiamo lasciato soli coloro che si erano persino presi l’impegno gravoso di rappresentarci in Parlamento.

Quei cittadini poco avvezzi al rischio dovevano comprendere che uno scenario favorevole al cambiamento politico si sposava tranquillamente con il sostegno a “chi non molla mai”. E invece no. Gran parte di noi si è fatto abbindolare dalla falsa propaganda del Centro-Destra che si sintetizza nel mantra: “rischiamo di trovarci di nuovo con Speranza Ministro della Salute”. Una propaganda che ha distrutto mesi e mesi di battaglie, facendo dirottare il voto di coloro che in questi mesi si sono battuti per la libertà su partiti, come la Lega, che quella libertà l’hanno tradita. A questo punto mi domando il senso di tanto impegno espresso nei mesi scorsi da parte di molti di noi nei confronti del Palazzo e dei suoi inquilini se poi torniamo a votare quegli stessi inquilini. 

Nel momento topico, aspettato da mesi, in cui dovevamo mettere a rischio l’unica cosa che in quel momento avevamo da perdere, non il portafoglio ma il voto, abbiamo preferito la paura del fantasma di Speranza alla speranza di mandare avanti persone coraggiose, valorose e onorevoli. Nella giornata delle votazioni, in un sol colpo, abbiamo rigettato quel debito di riconoscenza che per mesi avevamo detto di avere verso quelle persone.

Avevo avuto la netta sensazione di questa defaillance di tanti amici nei giorni precedenti il voto. Lo avevo comunicato all’amico Alberto Contri in una telefonata avuta sabato scorso. Quello che temevo si è avverato. 

Certo, l’astensionismo, e chi lo ha promosso, ha avuto il suo peso. La censura sui media è stata ai massimi livelli. Le risorse monetarie assenti. I personalismi hanno pure giocato contro. Anche la dispersione delle liste alternative ha fatto la sua parte, ma la colpa, in questo caso, è in gran parte dovuta alla impossibilità legata ai tempi strettissimi imposti da elezioni inaspettatamente indette a ridosso di ferragosto. Caso unico nella storia repubblicana. Di questo dobbiamo ringraziare il nostro stimato Presidente della Repubblica. Ma questo è, a mio parere, il lato meno importante della faccenda, anche se ha avuto il suo peso. 

Dopo quello che è successo, non so come ci si sentirà da oggi in poi. Non so se riceverò ancora messaggi, link a notizie, informazioni su ciò che ci è stato a cuore in questi mesi. Lo si ammetta, ha vinto la paura, largamente infondata, sulla passione che fa correre i rischi. Dinanzi a chi ha dimostrato di mettere a repentaglio le sue sostanze pur di non piegarsi di fronte al potere violento, abbiamo avuto paura di rischiare il nostro minuscolo ma importante voto. Non so se ci si sentirà un rimorso di coscienza. Non so se certi nomi, come Frajese, Stramezzi, Gulisano, Barbaro, Bianchi, ecc., torneremo a pronunciarli ancora con quella gratitudine e riconoscenza che abbiamo sempre manifestato.

Una cosa so bene, su questo blog continueremo, come abbiamo sempre fatto dal suo primo giorno di nascita, più di quattro anni fa, la nostra piccola ma per noi importante battaglia culturale contro il Pensiero Unico ed il regime soffocante che da esso deriva e che purtroppo stiamo subendo. Non è importante la vittoria o la disfatta, ma raccontare un giorno che in quella battaglia, anche elettorale, ci siamo stati fino in fondo, e che abbiamo fatto la nostra parte. Questo ci dà quella serenità, che a tanti manca, per continuare con il desiderio dell’ideale nel cuore.

 


 

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