Inquinamento

 

 

di Gianni Silvestri

 

Non c’è bisogno del pessimismo leopardiano per constatare che il rapporto dell’uomo con la natura non sia idilliaco e che la stessa natura resti spesso “matrigna” rispetto alle aspettative umane.
In questo intervento proseguo la riflessione sulla enciclica Laudato Si’, nel suo V anniversario, dopo averne analizzato i fondamenti (Qui)

Nella riflessione precedente abbiamo verificato che la grandezza del Creato e la unicità dell’essere umano sono un segno evidente di quella maggiore del Creatore, vera meta di ogni ricerca.
Questa origine divina rende l’essere umano unico nel creato, con un destino tanto grande da essere stato costituito custode dello stesso nostro pianeta (qui).
Dobbiamo sempre tener presente questa nostra origine ed il grande destino eterno che ci attende  come chiave di lettura del nostro vivere terreno, che non può essere determinato – come la società di oggi propone – dalla sola materialità, dalla sete di guadagno ad ogni costo, anche con rischio di  distruggere progressivamente l’ambiente in cui viviamo.
Ogni altra riduzione di questa originalità umana sta portando ai frutti avvelenati che oggi possiamo osservare e che la “Laudato Sii” ha voluto affrontare grazie alla visione ampia e profonda di cui è portatrice, l’Ecologia integrale che smaschera i limiti di iniziative ideologizzate, (ecologiste o sociali, o settoriali o parcellizzate su temi specifici, ecc.) guidate da interessi politici, visioni ideologiche o logiche “di mercato” che riducono l’ambiente a semplice risorsa senza considerare la sua unicità come “casa comune”.
Per questo nella LS si precisa che “…queste visioni parziali dividono ed isolano le realtà connesse ed alimentano una «ecologia superficiale» (LS n. 59) che finisce per lasciarsi catturare «all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia» (LS n. 194.,..”  senza mettere in discussione la logica soggiacente alla cultura attuale» (LS n. 197).

Questo approccio integrale  è il più completo in quanto tiene insieme molteplici quadri di riferimento, articolando l’ecologia ambientale con l’ecologia economica (gli equilibri dello sviluppo), l’ecologia sociale con la solidarietà e l’ecologia culturale (che valorizza le diverse  tradizioni) e, per finire, l’ecologia umana che investe gli spazi della vita terrena, ma con una prospettiva ben più ampia del dato biologico, con uno sguardo di prospettiva al suo destino eterno.
Ecco la necessita di cammini di conversione interiore «per recuperare la serena armonia con il creato, per riflettere sul nostro stile di vita e i nostri ideali» (n. 225).

Evidenziata questa responsabilità che ci compete, è necessario riflettere sulla ecologia umana integrale anche per evitare la superficialità di alcune moderne concezioni che – pur corrette – rischiano di essere parziali e quindi nel complesso errate per la mancanza della giusta prospettiva.

1) LA PREMINENTE CRISI SPIRITUALE: ogni emergenza socio- ambientale, (sui cui effetti sono in corso ricerche ancora non definitive) ha una origine precisa: la profonda crisi spirituale dell’essere umano che, smarrito nel suo destino, trascura sé stesso e l’ambiente in cui (soprav)vive. «..la crisi ecologica è un emergere o una manifestazione esterna della crisi etica, culturale e spirituale della modernità».(LS 119)
2) il valore eterno dell’essere umano che ha un valore incalcolabile essendo ad immagine di DIO, con una coscienza in grado di riconoscere il bene e rapportarsi all’Assoluto. Se invece consideriamo l’essere umano solo nella sua materialità, solo come essere biologico al pari dei tanti altri animali, allora non dobbiamo meravigliarci se poi le ideologie consumistiche suggeriscano di “tirare a campare alla men peggio” su questa terra, cercando il massimo profitto con il minimo sforzo, visto che la vita è un orizzonte limitato nel tempo. Ecco il vero motivo per cui le varie ideologie, o i vari sistemi politico-economici, falliscono nei loro progetti di cambiamento: essi erroneamente prescindono dalla necessità di coinvolgere la coscienza umana ed i valori umani profondi, come se la vita e le sue problematiche, anche ambientali, possano essere risolte solo con soluzione tecniche o legislative, che prescindano “dall’elemento umano”.
Al contrario: solo un uomo rinnovato potrà creare rapporti e strutture rinnovati  e non viceversa; non sono le sole strutture o leggi a determinare un mondo migliore, come erroneamente affermato dalla ideologia marxista: non si può prescindere dalla retta coscienza umana che queste leggi e strutture deve crearle.  Da queste considerazioni generali possiamo affrontare “ la questione- NATURA” (senza “snaturala”):  nella premessa che essa, non va idealizzata in una purezza originaria che non ha mai avuto, non deve divenire una nuova ideologia (o religione) a cui l’essere umano deve subordinarsi.
Occorre ricordare, invece, che nella realtà:
– la Natura è di per sé crudele (pensiamo alla quotidiana lotta tra predatori e prede in ogni ambiente naturale: è la legge della giungla. La “selezione naturale” elimina i più deboli senza alcuna pietà);
La Natura è di per sé pericolosa:  terremoti, inondazioni, eruzioni vulcaniche, ecc. sono fenomeni naturali che prescindono dalla volontà umana (ricordiamo l’asteroide che provocò la fine dei dinosauri e quasi della vita sulla terra ecc.);

-La natura è spesso “dannosa”: fonte di virus, malattie, epidemie imperfezioni varie ecc.

La natura è imprevedibile: con le sue autonome epoche glaciali o di surriscaldamento, con ogni conseguenza sulla vita che le subisce.
Se questo è vero, allora la natura ha bisogno dell’intervento umano che limiti i suoi rischi, come già avviene da secoli. Infatti nel mondo naturale
l’essere umano:

-ha domato i fiumi e ne ha rafforzato gli argini, limitando le disastrose esondazioni che hanno da sempre provocato vittime;
– ha bonificato le paludi, luoghi malsani e portatori di malattie malariche, ecc.
– ha creato porti e frangiflutti per ridurre i rischi di mareggiate e tempeste;

In agricoltura:
con le tecniche agricole ha aumentato la qualità e le quantità del cibo e disposizione, migliorando specie, frutti, produzioni ed alimentazione umana ed animale.

– con i vari fertilizzanti ha migliorato la resa e la resistenza dei prodotto agricoli

– ha combattuto i vari parassiti “presenti in natura”

con grande vantaggio per l’alimentazione.
Nelle attività industriali:
– ha creato le tecniche di trasformazione dei prodotti agricoli, di per sé naturalmente deperibili limitando il rischio denutrizione;
– ha creato i sistemi di conservazione dei prodotti (senza  tecniche di conservazione, congelatori, ecc., gran parte dei prodotti naturali sarebbero presto inutilizzabili);

– le produzioni industriali hanno eliminato i rischi letali legati al deperimento alimentare (si pensi al mortale botulino, ecc.).

Nel mondo animale:
(rendendo superata la violenta lotta tra prede e predatori)

ha creato e selezionato le  specie di animali da cortile per fini alimentari;
provvede alla produzione di mangime animale ed alla assistenza veterinaria alle varie specie difendendole dalle malattie naturali;
ha selezionato specie di animali domestici con il quali ha un rapporto quasi affettivo (basti pensare a quelle da compagnia).

Miglioramenti Ambientali
L’uomo in generale ha preso a cuore l’ambiente creando numerosi riserve naturali, una avanzata legislazione ambientale, organi internazionali a tutela del mondo naturale, ecc.

Allo stesso modo l’uomo, con le sue attività industriali e commerciali, crea innegabili PROBLEMI AMBIENTALI che rendono necessaria una sempre maggiore cura della natura in prosecuzione di  quanto innanzi già realizzato; ma il catastrofismo attuale dimentica che il bilancio della nostra millenaria civiltà è ben positivo (nonostante i rischi da non sottovalutare che si stanno aggravando negli ultimi decenni nella nostra “società industriale”).
L’analisi deve aiutarci a superare numerosi pregiudizi ideologici e LUOGHI COMUNI:
L’ESSERE UMANO: GRANDE PROBLEMA (O RISORSA?):
L’uomo non è il principale problema del pianeta, quasi che dovessimo sperare o impegnarci a che la sua presenza si riduca (magari sino a scomparire). Esiste da tempo il Movimento per l’estinzione umana volontaria, la cui azione mira a sensibilizzare l’opinione pubblica circa la necessità di una estinzione volontaria del genere umano. Assurdo.
Addirittura la estinzione umana,  solo per tornare ad un pianeta “pulito” (sì, ma chi lo vedrebbe o abiterebbe poi?).  Sarebbe come avere una casa bellissima, ma senza poterla abitare, per paura di danneggiarla con l’uso.

TERRORISMO DEMOGRAFICO:
Dagli anno ‘60 il cd “Club di Roma” & C. paventa “rischi e sfracelli” creati dall’incremento demografico, la crescita della popolazione come causa di tutti i mali, ma questa è una posizione ideologica priva di reale fondamento (gli studiosi hanno ritrattato le previsioni esagerate di qualche decennio orsono,  (Qui) riconoscendo invece che oggi sussiste il problema opposto del decremento e dell’inverno demografico) (QUI).

Nella stessa LS si chiarisce che incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo è un modo per non affrontare i problemi. Si legittima in tal modo l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza ritiene di essere in diritto di consumare e sprecare senza ritegno (salvo poi dare la responsabilità all’incremento demografico per nascondere le proprie).

“ANIMALISMI VARI”: Sono in crescita anche i movimenti animalisti che al fondo propugnano la parità delle specie viventi, con il rischio di ridurre la vita umana al pari di ogni vita biologica animale. Non sono pochi quelli che, sui social o in TV,  si indignano per le sofferenze animali trascurando i drammi umani ben peggiori. LS ha una parola chiara anche per queste esagerazioni ribadendo la centralità e superiorità della specie umana, unica con una coscienza di sé ed una prospettiva sia terrena che ultraterrena. E’ contraddittorio ed errato interessarsi o difendere gli animali e trascurare nello stesso tempo i drammi umani come l’aborto, il sottosviluppo, la depressione, l’aridità spirituale della vita (la depressione è una delle malattie più diffuse, i suicidi sono in aumento nel mondo occidentale).
L’ILLUSIONE DI UNA “decrescita felice”
è una posizione ritornata recentemente alla ribalta, quasi una rivisitazione moderna dei temi dei “medievalisti ambientalisti”, che sostengono la necessità di tornare ad uno stile di vita medioevale per poter salvare il pianeta. La sfida attuale invece è quella di contemperare le conquiste della modernità con la sostenibilità dello sviluppo odierno, non abbattere le conquiste di oggi alle quali  nessuno potrebbe/vorrebbe fare a meno (nemmeno di ambientalisti). E’ lo sviluppo che ha sempre assicurato la crescita del mondo, c’è da renderlo sostenibile ed accessibile a tutti non da ridurlo.
Tra realismo e fondamentalismo ecologista

Dobbiamo ricostruire una sensibilità ecologica realista che sappia coniugare lo sviluppo (necessario anche per affrontare la condizione di fame di parte del mondo) con  la conservazione della Natura e degli equilibri ambientali, limitando gli sfruttamenti e le esagerazioni di un modello capitalista vorace di risorse ambientali e persino umane (impegnandoci per costruire sistemi migliori).
Non sono bei sogni, l’uomo da millenni cerca di migliorarsi e di ricercare la Verità delle cose e del mondo, per cui non c’è ragione per catastrofismi o scoraggiamenti, ma per impegni personali e collettivi. Il fenomeno è già in corso da decenni e tante società nazionali e sovranazionali sono impegnate positivamente anche sui fronti recentissimi:
– della protezione degli ecosistemi (con la creazione di specie ed aree protette);
– della politica di gestione dei rifiuti e del loro riciclo per un’economia circolare;
-della produzione agricola biologica;
-della gestione delle risorse energetiche alternative e rinnovabili);
– dell’efficientamento energetico, sia abitativo che industriale, ecc.
Il punto di incontro tra tutti questi sforzi non può che essere una visione comune dell’essere umano, come protagonista primario della vita e dello sviluppo del pianeta. Essere umano, unità sia biologica che spirituale, con una unicità che lo contraddistingue tra tutte le altre specie viventi:
– con le tante forme di conoscenza (sia umanistica che scientifica);
– con la capacità di interrogarsi sul suo destino (tra filosofia e scienze umanistiche);
– con la unicità delle varie forme d’arte che nessun’altra specie vivente ha mai immaginato,
– con la capacità unica di organizzazione sociale (tra scienze sociologiche ed economiche);
– con la capacità di desiderare ed immaginare la propria vita al di là della stessa finitezza biologica e di percepire la presenza di Dio nelle tante religioni (iniziali sforzi umani che trovano il loro compimento nella Rivelazione Divina, propria del Cristianesimo). Non è certo un caso se la visione cristiana abbia da secoli costituito una traccia sicura di sviluppo guidando ad esempio San Benedetto ed i suoi monaci, sparsi in migliaia di conventi quali nuclei di un nuovo sviluppo anche ecologico (bonificarono e coltivarono il territorio); è stata la fede, non la fantasia personale, ad aver guidato un San Francesco di Assisi all’amore verso Dio e le sue creature o portato Santa Teresa di Calcutta ad amare come figli i derelitti della società moderna indiana.
Senza scomodare migliaia di santi, sono milioni gli esempi di uomini e donne che, rinnovati dalla religione cristiana di pace e sviluppo umano, hanno saputo creare rispetto per i fratelli e per il creato a differenza di una società moderna che sin dall’Illuminismo ha cominciato ad allontanarsi progressivamente dalla fede sino a rifiutarla ufficialmente come accaduto per la Costituzione UE degli anni 2000. Non dimentichiamo che l’attuale scempio ecologico è figlio della Rivoluzione Industriale del 1800 e di una società laica e consumistica che ha subordinato l’ambiente alle esigenze del guadagno senza limiti, spesso sostenuto dal commercio di armi e da guerre di conquista energetica (come denunciato da tanti pontefici, tra cui Papa Francesco).  Una società che sta smarrendo i suoi veri punti fermi e che ha sempre più bisogno dei valori eterni che provengono dal Creatore, che – ancora fiducioso – continua ad affidarci il pianeta più bello dell’Universo.

In Pace

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