Un lettore mi scrive.

 

Padre Livio Fanzaga
Padre Livio Fanzaga

 

Egr. Dott. Paciolla,

ho spesso considerato Radio Maria come un valido strumento di sostegno alla preghiera personale. Ascoltandola in viaggio mi sono talvolta imbattuto in interessanti approfondimenti su temi legati al discernimento nonché alla spiritualità cristiana in generale.

Debbo tuttavia confessarle che da qualche tempo, alla cosiddetta Lettura “cristiana” (almeno, così viene presentata) della cronaca e della storia, la mia mano in automatico si dirige verso il tasto “off”, forse causa lo sfinimento maturato dopo aver ascoltato per due anni parole che paiono prese pari pari da un qualsiasi propagandista di Repubblica, Corriere e stretti affini, grondanti di sdegno ed odio contro il cattivo per antonomasia: lo Zar, naturalmente! Chissà dov’era detta Radio durante la guerra civile nel Donbass del 2014 che contò cinquemila vittime civili tuttavia ignorata dai media occidentali. Chissà per quale curioso strabismo del direttore di questa emittente il mondo pare iniziato il 24 febbraio 2022: nessun rapporto di causa-effetto, nessun antecedente: solo una personalissima ed arbitraria interpretazione dei messaggi mariani proposta come apodittica. Che anche la S. Madre di Dio sia affetta dalla medesima avversione per la Russia? Vien quasi da pensarci.

Ma quel che sono comunque riuscito ad ascoltare alcuni giorni fa è assai curioso. Il direttore, citando un messaggio di cinque anni addietro, parla di un clima generale di moderato ottimismo che si sarebbe in seguito ribaltato con la crisi sanitaria la quale avrebbe palesato la nostra impossibilità a dominare ogni cosa. Aggiungendo poi che la S. Vergine si sarebbe comunque focalizzata sulle dinamiche interiori parlando di odio e di guerra.

Ora alcune suggestioni mi tornano alla mente. A cominciare da quel sibillino “Nulla sarà più come prima” rilanciato a profusione dai media già da marzo 2020, per non parlare di quell’attacco che proprio Padre Livio subì per aver messo in relazione l’evento sanitario con progettualità demoniache, salvo poi rientrare nei ranghi e genuflettersi al sacro siero ed alla novella coccarda tricolore che il vergognoso nazi-pass ha riportato in auge.

Ma attenzione, proprio un passo della riflessione che cito afferma, in maniera sommessa, che “non sappiamo se dietro vi sia un progetto umano, lo sa solo Dio”. Ebbene se non erro proprio Nostro Signore fece notare che “dai frutti si riconosce l’albero”, perciò è quanto meno straniante che quell’accenno a progettualità precise sia apparso “en passant”. Cioè se in qualche maniera effettivamente la sensazione di un “moderato ottimismo” ha lasciato il posto a una concreta sensazione di insicurezza e sfiducia, non è certo dovuto ad imprecisate fatalità!

È dovuta piuttosto all’evidenza, maturata con la definitiva caduta della maschera liberal-democratica, con cui si è palesato definitivamente che alcuni meccanismi apparentemente consolidati sono stati scardinati. Che stiamo al cospetto di un potere costituito che non risponde all’elettorato bensì a potentati che hanno in odio la libertà, la capacità di intrapresa, il popolo stesso. Che siamo in tal modo soggiogati da ideologie violente che intendono ridurre la sovranità dei popoli e delle persone, la possibilità di spostarsi, di unirsi, di costruire, di riconoscersi in un’identità culturale. Ideologie che puntano ad azzerare quelle differenze che in apparenza valorizzano.

Tutto questo avviene tramite una riprogrammazione mentale che fa leva su paure di volta in volta sapientemente costruite e gestite: terrorismo, spread, covid, CO2, omofobia, femminicidio, “patriarcato”…

Si tratta allora, per chi scrive, di un problema di fiducia nelle classi dominanti. Non è un caso che la reale differenza tra gli schieramenti politici si sia di fatto assottigliata, e sarà opportuno rammentare a chi è solito parlare di complottismo che fu nonno banchiere a rassicurare la platea riminese nell’estate di due anni fa che a dispetto delle imminenti elezioni la sua agenda avrebbe comunque avuto seguito.

Concludo con alcune implicazioni pratiche che la consapevolezza di questi fenomeni può generare. Chi ha una certa età è vissuto con il mito del posto fisso e della pensione. Ebbene, che il diritto al lavoro possa essere revocato senza che i più abbiano di che lamentarsi lo abbiamo visto già, con persone diventate paradossalmente fanatiche delle proprie stesse limitazioni. Basta saperle vendere bene, e far credere allo sprovveduto che sta salvando il mondo. Perché legarsi in qualche modo (ad es. comprando casa) ad un paese come il nostro che ha espresso una così feroce compressione dei diritti più basilari? (ci ricordiamo l’insensata violenza impiegata su innocui manifestanti a Trieste solo per dirne una?) Di questo passo cosa impedirà al sistema di ridurti la pensione se possiedi ancora un’auto a benzina? O di congelarti il patrimonio (divenuto nel frattempo completamente digitale) se il tuo “credito sociale” non è ritenuto adeguato? Ah, scusate, lo abbiamo già visto nel Canada di Trudeau!

Non è bastata la precarizzazione selvaggia degli ultimi trent’anni nel mondo del lavoro: il sistema ora vuole la nostra sottomissione in toto ai suoi diktat. Niente più privacy, proprietà privata, identità culturale-etnico-religiosa-sessuale, libera circolazione, libera intrapresa, sovranità politico – monetaria – fisica: perché ora si prendono i nostri corpi con abortismo, suicidio assistito, vaccinismo. Ma c’è chi preferisce glissare, prendersela con lo Zar. Magari leggere i giornali più venduti, sebbene in calo (che qualche italiano inizi ad essere stufo di essere preso per i fondelli?)

Grazie per la sua attenzione

Claudio
 
(Saronno)
 


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