di Pierluigi Pavone

 

L’uomo, quando ha rivendicato la divinità contro Dio, ha costruito la sua Babele, con i suoi sofismi, perversi scimmiottamenti di famiglia, meschine ipocrisie di diritti. Quando invece ha amato Dio, conducendo tale amore fino al disprezzo di sé come peccatore, ha costruito Cattedrali, la cui ricchezza, il cui slancio verso il cielo esprimevano fede, devozione, corona di conquista. Contro falsi culti e false religioni. Erano – le Cattedrali nelle città e le Croci sulle vette delle montagne – vessilli che mostravano l’esorcismo collettivo contro gli spiriti satanici. Erano la proclamazione del Sacrificio, che si rinnovava sugli altari e saliva fino a Dio. Guglie che simboleggiavano scale per il Paradiso. Altezze che mostravano l’immensità di Dio: immensità di Giustizia e di Misericordia, di Signoria sul tempo, sullo spazio, sulla materia.

Ora, dopo gli incendi delle Chiese di Francia, c’è un progetto di “riqualificazione neo-giacobina urbana”. Perché di questo potrebbe trattarsi. Certo, per chi è abituato al terrore rivoluzionario, resterà deluso nel vedere Notre Dame ancora in piedi. Eppure, in coerenza con questi tempi di retorica ambigua e subdola, forse potrebbe accadere qualcosa di peggiore. Se una Chiesa viene distrutta, la manifestazione dell’odio diventa esplicita. Se invece, la Chiesa è lasciata in piedi e – dopo uno strano incendio – si approva un progetto futuristico di ricostruzione, potrebbe quasi sembrare una distensione amicale da parte dell’ideologia laicista di Stato. O forse no…

Macron desiderava muoversi in questo senso. Tuttavia, nell’arco degli ultimi mesi pare si sia approvata la linea conservativa del restauro (con tanto di agevolazione fiscale). Già nel maggio del 2019 il Senato Francese specificava la clausola sulla fedeltà architettonica all’originale (qui e qui). Notre Dame dovrà tornare a come era, sul piano architettonico, prima dell’incendio. Sono tramontate – pare – ipotesi alternative (vedi anche qui originale).

Io vorrei riflettere, nonostante tutto, su alcune idee di “restauro”, perché sono significative in quanto tali, per capire dove e come si muove un certo laicismo liberal (anche in architettura)…

Un articolo di R. Rossi, sulla rivista Airone (settembre 2020), è ancora dedicato ad una proposta suggestiva (o sovversiva) già dal nome: Palingenesis. Lo studio Vincent Callebaut Architectures di Parigi ha insistito con una rinascita basata sulla simbiosi uomo-natura.

Il punto non sta nel futuristico tetto in cristallo. Esteticamente, forse per altra destinazione urbanistica, potrebbe essere anche di pregio. Il punto non sta neppure nel riflettere che la trasparenza del cristallo potrebbe indicare la luce di Dio. Il punto è che il motivo del cristallo e quindi della luce sta nella fotosintesi clorofilliana che farebbero le piante coltivate all’interno del tetto. Cosicché, Notre Dame – nome tra l’altro che indica la dedicazione a Maria, che non ha neppure conosciuto la morte – avrebbe terra e piante sopra di sé. Come una tomba. Le piante sarebbero quasi paragonabili ai fiori che crescono sopra le tombe interrate. Quasi a dare sinistra concretezza all’aforisma ne La Gaia Scienza di Nietzsche: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?

Dopo l’incendio dell’aprile del 2019, sono stati presentati una decina di progetti di restauro di una delle più famose Chiese del mondo (vedi qui). Notre Dame fu costruita nell’arco di mezzo secolo, a cavallo tra 1100 e 1200. E restaurata pesantemente nella seconda metà del XIX secolo. Tra i due eventi è stata onorata dai re, anche se un Filippo il Bello che convocò gli Stati Generali o un Enrico di Borbone che da calvinista divenne cattolico solo perché Parigi valeva una Messa non sono certo degni di memoria cattolica. A profanarla con estrema violenza furono ovviamente i rivoluzionari, con tanto di culto alla “dea ragione”. Non mancarono intellettuali – come Saint-Simon – pronti ad acquistarla per distruggerla, ma anche chi – come Victor Hugo – che si spese per il restauro. Fu strumentalizzata solo come scenografia da Napoleone, il quale – alla presenza di Pio VII, che in seguito si rifiutò di cedere i territori pontifici col celebre «Non possiamo. Non dobbiamo. Non vogliamo.» – si auto-incoronò, nel dicembre 1804 (11 frimaio, anno XIII nel calendario repubblicano), contravvenendo intenzionalmente all’uso dei re di Francia di essere incoronati a Reims.

Oggi, alcuni progetti tendono a rispettare lo stile e il senso architettonico dell’edificio cattolico. Se non altro, lo studio slovacco di Vizum Atelier ha proposto un fascio di luce verso il cielo, in linea con la prospettiva gotica. Altri progetti, invece, oscillano più sulla provocazione e se possibile sulla blasfemia: lo studio svedese UMA (Ulf Mejergren Architects) vede bene sul tetto una piscina; Mathieu Lehanneur ha pensato opportuno di ricordare il fuoco, trasformare il bellezza artistica – parole sue – l’incendio. E infine c’è il progetto, a mio avviso, più disarmante, rendere il tetto una serra. “Il est venu le temps du végétal” ha dichiarato Robert Cossette, dirigente dell’azienda di biotecnologie NRC Bio Innovation (approfondisci qui).

Con la tediosa retorica ecologista e solidale si stravolge il senso di recare i fiori in Chiesa per onorare Santi e Altari, per finire di coltivarli in Chiesa, trasformando il luogo sacro del Sacrificio in un orto botanico, in cui la Madre Chiesa è spodestata dalla “madre natura”. E non come quelle Chiese trasformate in musei o cinema o sale sportive, manifestazione di una apostasia visibile; e neppure come quelle Chiese trasformate dagli stesso sacerdoti a case del popolo per cene sincretiste, manifestazione di una apostasia più subdola; ma come vere e proprie tombe.

Nei primi due casi, altrettanto drammatici sul fronte cattolico, si ha l’esplicita intenzione di misconoscere Notre Dame per ciò che è: l’acqua della piscina e il fuoco in carbonio e oro restano profanazioni artistiche. Esteticamente orribili e in aperto contrasto visivo con l’edificio in sé. Lo sarebbero anche se l’edificio in questione non fosse una Chiesa, ma un altro di qualsiasi genere. Il progetto del giardino – che magari sarà riproposto per altre “occasioni religiose” – potrebbe avere qualcosa di più sinistro…

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