Cristo Re dell'universo

 

Domenica XXXIV del Tempo Ordinario (Anno A)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

(Ez 34,11-12.15-17; Sal 22; 1Cor 15,20-26.2; Mt 25,31-46)

 

 

di Alberto Strumia

 

«Regnavit a ligno Deus (Dio ha regnato dalla Croce)»!

Il significato dalla Solennità di Cristo Re dell’universo si riassume interamente in questa sinteticissima formula della Fede. Nella Croce Cristo dimostra al suo culmine di avere il potere su tutto! («Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in terra», Mt 28,18).

1. Istintivamente il solo pensiero dà un certo fastidio… Così come nella recita del Rosario i Misteri Dolorosi sono quelli meno attraenti. Tutti vorremmo vivere in un mondo senza sofferenza, senza dover fare i conti con la croce che, credenti o non credenti, tutti ci troviamo prima o poi sulle spalle, per il solo fatto di dover stare nella realtà di un mondo “malato”, che non funziona mai come dovrebbe. Soprattutto in questi nostri ultimi tempi nei quali le cose peggiorano di giorno in giorno.

Che razza di regno potrà mai essere quello che viene proclamato dalla Croce? Come hanno fatto, alcuni santi, ai quali è stato assegnato addirittura il compito di “rivivere” ogni anno, per una misteriosa forma di “partecipazione”, i momenti della Passione di Cristo, con i Suoi dolori, con il manifestarsi visibile delle Sue piaghe e del Suo Sangue?

2. Ma dall’altro versante, quello nostro di esseri umani del nostro tempo, ci possiamo chiedere: che potere è il nostro, che “regalità” (serviamoci pure di questa parola un po’ inadatta a noi) è mai la nostra, se riesce ad aver potere di controllo praticamente su tutto, ma non riesce a debellare le manifestazione più estreme del dolore, fisico, psichico e spirituale, e soprattutto la morte. Tanto da cercare di “strumentalizzare” in qualche modo la morte stessa, servendosene con l’eutanasia, per fermare quelle forme estreme di dolore che non riesce a placare. Che “potere regale” presunto è mai il nostro se deve arrendersi di fronte a ciò che non gli è sottoposto?

3. Allora il quadro è capovolto. Solo Cristo, con la Sua Morte e Risurrezione, ha dimostrato di essere il Re dell’Universo. Solo Lui, essendo Dio e uomo insieme, è stato capace di non fuggire dal dolore e dalla morte, ma di affrontarli fino in fondo “prendendoli” su di sé e farci risorgere ad una vita oltre la morte. Prendendo su di sé la forma più crudele di morte che è morte in croce, così che nessun essere umano possa dire che il suo dolore è più grande di quello di Cristo, che la sua morte è più atroce di quella di Cristo; e che per lui non c’è speranza di Salvezza.

Solo Uno così onnipotente da essere in grado di “regnare” con il proprio dominio sul dolore e sulla morte, può essere considerato il Re dell’Universo! E questo è unicamente Gesù Cristo, Colui che “ha regnato dal legno”.

Come i teologi medievali e san Tommaso d’Aquino, hanno compreso e spiegato, i problemi dell’umanità hanno la loro radice originaria nella “rottura della giustizia tra l’uomo e Dio Creatore”: questo è il “peccato originale” nella sua definizione essenziale, al di là del modo contingente in cui è avvenuto; e che la Scrittura descrive con un genere letterario in qualche modo mitico-simbolico.

Per riprendere in mano il potere di regnare anche sul male (fisico e morale) e sulla morte, bisognava ripristinare questa “giustizia originale perduta”. E questa solo un Uomo-Dio poteva essere in grado di farlo. Vero uomo, perché era stata l’umanità nella sua totalità a rompere tale giustizia: il colpevole, il defraudatore doveva “restituire”, riparare. Vero Dio, perché occorreva un potere infinito, una vera Onnipotenza, per risarcire un danno infinito, essendo infinitamente grande l’offeso che è Dio Creatore. Solo Cristo ha queste connotazioni e per questo solo Lui è l’unico Salvatore. Salvezza, Redenzione, Misericordia, sono parole che hanno un significato “serio”, pieno, solo se vengono impiegate per designare questa “Riparazione” della “giustizia originale”.

In questa prospettiva, il Misteri dolorosi del Rosario, incominciano a farsi amici, almeno come quegli altri, inizialmente e didatticamente più gradevoli. E i santi che hanno partecipato alle sofferenze della Passione di Cristo possono essere riusciti a viverla come un privilegio: quello di essere resi partecipi del potere redentivo di Cristo. Sì, perché il Signore, dandoci la “libertà” ci ha voluto mettere in mano una “frazione” della Sua Libertà. Solo Dio poteva permettersi un rischio così grande… E noi possiamo decidere di volere che questa frazione della Sua libertà che ci è stata affidata da Lui, sia in totale sintonia con quello che Lui vuole per il Bene di tutti e di tutto. È come un volere “restituire” a Dio quella libertà che Lui ci ha dato per essere sicuri di usarla bene e non sprecarla in nessun modo. È la definizione classica di “virtù di religione”: Tu ci hai dato tutto e non ti restituiamo, con i frutti di cui siamo stati capaci, il massimo dono che ci hai fatto perché, nelle Tue mani, sia al sicuro.

I santi che hanno condiviso la Passione sembrano avere ragionato così. E il Signore si è fida talmente di loro da farli, in qualche modo partecipare, alla Sua opera di Redentore, di ricostruttore della “giustizia originale”, mettendo sulle loro spalle una frazione della Croce dalla quale Egli Regna, facendoli regnare con Lui, per partecipazione al Suo stesso modo. È vertiginoso, eppure è così!

La parabola dei talenti del Vangelo di domenica scorsa, si basa sulla stessa logica di “partecipazione all’opera di Dio Creatore”. La logica della solennità di oggi si basa sulla logica della “partecipazione all’opera di Cristo Redentore”. È in questo modo che si regna dal legno della Croce.

Chi più di Sua Madre, di Maria Madre di Dio e dell’Uomo Gesù Cristo, ha partecipato da vicino alla sofferenza regale di suo Figlio, e ora partecipa in Cielo alla Sua Regalità, anticipandone i frutti di ricostruzione della Verità della Vita dell’uomo e della creazione intera? Per questo a lei possiamo e dobbiamo rivolgerci nella preghiera quotidiana, perché abbrevi il tempo dell’attesa della piena restituzione visibile della “giustizia originale” che si attua nella risurrezione finale, dell’ultimo giorno.

«Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta ripeta: “Vieni!”».

 

Bologna, 26 novembre 2023

 

 

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