barca di pietro

 

Domenica XIX del Tempo Ordinario (Anno A)

(1Re 19,9.11-13; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33)

 

di Alberto Strumia

 

– Il Vangelo. Viene spontaneo il confronto tra l’attuale situazione della vita della Chiesa e quella della barca, descritta nel Vangelo di questa domenica. Non a caso, infatti la barca – in particolare la barca di Pietro – è stata tradizionalmente intesa come simbolo della Chiesa universale, nel corso della storia della teologia e dell’arte cristiana.

1. Per prima cosa, nel Vangelo di oggi, si dice che Gesù, addirittura «costrinse i discepoli a salire sulla barca». Quasi ad indicare che, in futuro, sarebbe venuto un tempo nel quale perfino i cristiani (i discepoli) si sarebbero quasi dimenticati della Chiesa, di ciò che essa è veramente per loro; e gran parte della stessa comunità ecclesiale avrebbe modificato la barca – mezzo di trasporto adatto ad attraversare la condizione terrena dei credenti – in qualche altro mezzo di trasporto considerato più adeguato ai tempi e più efficiente. Ma l’azione provvidente del Signore avrebbe addirittura costretto i discepoli più assidui a non prendere altri mezzi di trasporto, facendoli salire su quella barca, per «precederlo sull’altra riva».

2. Poi si dice che Gesù avrebbe congedato la folla lasciando che questa rimanesse per un certo periodo storico, da sola, senza di Lui. Non è forse rimasta sola senza Cristo la folla dei nostri tempi? Lui sarebbe stato lasciato «da solo» con Dio Padre, facendo scorrere il tempo della vita degli uomini in certo modo senza di Lui, per far sentire loro la nostalgia di Dio, per la sua assenza dalla vita reale del mondo. Perché appena Lui viene allontanato, la vita reale degli uomini smette progressivamente di funzionare…

3. E non solo la vita del mondo, ma la vita stessa della Chiesa viene sballottata, «agitata dalle onde» delle ideologie del mondo e dell’influenza negativa di Satana, che tenta di distruggerla. Il disorientamento diviene totale, al punto stesso che Cristo viene frainteso anche da credenti, teologi e pastori, e considerato come se fosse «un fantasma». La differenza, però, è che oggi ci si diverte a giocare con i fantasmi delle illusioni, in un gioco satanico troppo pericoloso per non rischiare di dannarsi, perché dei fantasmi – quelli illusori – non si ha più nemmeno paura. Mentre si ha paura di coinvolgersi con Cristo.

4. Pietro, però, allora, ebbe un “guizzo” momentaneo di fede quando chiese a Gesù un segno di conferma di essere veramente Lui, il vero Dio: «Signore, se sei Tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

5. Il Pietro di oggi, invece, sembra assomigliare molto di più a colui che, prima ancora di fare questa richiesta, ha già incominciato a dubitare e di conseguenza ad affondare. Siamo ancora in attesa dell’invocazione: «Signore, salvami!». E della successiva risalita sulla barca di quanti sono rimasti a terra, del successivo cessare del vento e della professione di fede («Davvero Tu sei Figlio di Dio!») di tanti che ancora teorizzano il dubbio.

– Nella seconda lettura san Paolo si dimostra così amareggiato («ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua») per l’insensibilità di coloro che non arrivano a riconoscere Cristo come unico Dio Salvatore, e si ostinano ad ignorarlo o a rifiutarlo, senza capire nulla della storia e della loro stessa vita. Paradossalmente, Paolo, arriva a dire che sarebbe disposto a sacrificare se stesso, a rinunciare addirittura alla propria salvezza, per convincerli e portarli alla fede in Cristo («vorrei essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli»). Sembra dire a noi che, l’umanità di oggi ha avuto tutto («hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse…»), nell’eredità cristiana che i secoli hanno lasciato loro e non hanno capito niente, perché hanno dimenticato dove è stata lasciata la chiave che apre la comprensione della realtà passata, presente e futura.

– La prima lettura evidenzia, nella vicenda del profeta Elia, come il Signore, la Verità della Vita, non stia nelle apparenze del potere del mondo, né in quelle tremende della natura esaltata come fosse essa stessa una divinità onnipotente (leggi il panteismo, il naturalismo, la fanatica esclusione dell’uomo visto sempre e solo come nemico di un ambiente senza Creatore, ecc.). Dio non è identificabile né con il «vento impetuoso», né con il «terremoto», né con il «fuoco». Ma con la «brezza leggera» dello Spirito, che supera trascendendolo ogni materialismo, ogni feticismo, ogni surrogato della divinità escogitato da Satana e da coloro che lo seguono.

Occorre che l’umanità di oggi esca dal suo antro oscuro, dalla caverna buia dove vive, per arrivare a fermarsi e a coprirsi il volto riscoprendo la presenza del vero Dio. Ma questo sarà nuovamente possibile se Dio stesso interverrà, parlandogli direttamente, come fece con il profeta Elia.

E non solo con Elia, ma con la Vergine Maria, alla quale fu inviato l’Arcangelo Gabriele ad annunciarle che la Parola di Dio, il Verbo in persona, non si sarebbe limitato a parlarle, ma si sarebbe addirittura fatto carne nel suo grembo.

Per questo alla sua protezione e intercessione, noi, oggi possiamo a dobbiamo decidere di affidarci sicuri.

La solennità dell’Assunzione di Maria che celebreremo dopo domani, ci confermerà nella bontà di questa nostra decisione!

Maria, madre di Dio, accogli la nostra preghiera!

 

Bologna, 13 agosto 2023

 

 

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