Fedeli Chiesa pregano preghiera suore

(foto: Luigi Narici/Agf)

 

di Brunella Rosano

 

Diario di una giornata al tempo del “coronavirus”.

Non c’è tanta differenza tra i giorni che scorrono ormai dal 9 marzo, giorno in cui sono scattate le ormai famose, se non famigerate, “restrizioni”. La quotidianità fatta di gesti ed abitudini semplici, ma che scandivano i giorni della settimana è andata a farsi benedire. La mattina, augurando la buona giornata ai figli tramite WhatsApp, ho preso l’abitudine di augurare non il generico “buona giornata”, ma il “buon lunedì….martedì….” il giorno che iniziamo a vivere. Ringraziando il Signore per questo nuovo giorno, che forse A.C., ante coronavirus, (l’acronimo non cambia!), davamo un po’ per scontato.

Adesso i giorni scorrono pressoché tutti uguali. Le uscite sono limitate alle cose urgenti, quindi, da bravi sabaudi obbedienti, usciamo per le spese alimentari e per andare in chiesa, debitamente attrezzati con mascherina “artigianale” e, qualche volta, anche i guanti.

Sveglia al mattino, caffè e collegamento con la pagina Facebook delle Monache dell’Adorazione Eucaristica per le lodi e la messa, grazie agli strumenti tecnologici di cui disponiamo che ci permettono di sentirci vicini nell’assistere al Sacrificio Eucaristico almeno virtualmente, dato che sono state soppresse tutte le “cerimonie liturgiche”, messe comprese.

Finita la messa andiamo (mio marito ed io) in Parrocchia.

I sacerdoti della nostra “unità pastorale” (ora si chiama così l’unificazione di più parrocchie) hanno deciso l’esposizione del Santissimo dalle 7 di mattina alle 18. Dopo di che la chiesa chiude ed i nostri sacerdoti celebrano la messa che, da alcuni giorni, viene trasmessa tramite Facebook. Gesù in chiesa c’è sempre: è casa sua, ma l’Esposizione ce lo rende più vicino, più percepibile ed “adorabile”. Sono lì, davanti all’Ostia illuminata che calamita il mio sguardo. Non posso fare a meno di guardarla. E’ più facile chiedere la Sua pietà per tutti i peccati personali e “sociali” che abbiamo combinato in questi ultimi anni (divorzio, aborto, ideologia gender…..Teniamo presente che hanno sospeso tutti gli interventi, ad eccezione di quelli salvavita, e solo chi è in attesa di un intervento sa cosa vuol dire veder sfumare la possibilità di recuperare la salute ed una condizione di vita più “normale”, però, gli interventi per interrompere le gravidanze, cioè gli aborti, a quanto riportano i giornali, vengono effettuati!!!), Secondo me tutti i terremoti, le inondazione, … vengono a ricordarci che “tutto ci è dato”, anche se noi ce ne siamo dimenticati e crediamo di averne diritto! Il guaio è che non impariamo! Viviamo come se “Dio non ci fosse”! Anche in questi giorni in cui più facilmente sperimentiamo la fragilità della nostra esistenza, un virus, che manco si vede ad occhio nudo, ci sta mettendo letteralmente in ginocchio!

Per chiedere al buon Dio di fermare questa pestilenza, mi rivolgo agli intermediari: prima di tutto chiamo in causa la Madonna, la nostra Mamma Celeste. Cristo, il Signore, l’ha sempre ascoltata: a Cana, anche se “non era ancora giunto il suo tempo”, ha cambiato l’acqua in vino; quando era sulla croce e stava morendo ce l’ha lasciata come mamma. Poi passo ai grandi santi, San Giuseppe in primis, e poi i santi specializzati nel fermare le epidemie: san Rocco, san Sebastiano, san Carlo, san Giuda Taddeo, specializzato nei casi disperati, e ormai in certe zone, credo che siamo arrivati alla disperazione!!!

All’inizio di marzo avevo iniziato la devozione al Sacro Manto di san Giuseppe. L’invocazione originaria era per la salute fisica e spirituale dei nostri figli, dei loro sposi (due generi ed una nuora) e dei quattro nipoti. Ma a mano a mano che passavano i giorni sotto il manto ho infilato i parenti, gli amici vicini e lontani (soprattutto coloro che abitano nelle zone più a rischio o che svolgono lavori a contatto con i malati), i medici, gli infermieri, gli addetti al trasporto dei malati, i sacerdoti,…….insomma credo che il “manto” di San Giuseppe si sia ormai trasformato in un tendone da circo!!!!

Il primo giorno della esposizione del Santissimo parecchi fedeli sono venuti a pregare, tanto che nel messaggio serale via whatsapp il nostro parroco si è detto “orgoglioso” di essere il nostro parroco! Ma dopo alcuni giorni il torrente di fedeli oranti si era già trasformato in un rigagnolo!!!! Pazienza! Al Signore piace vincere con un piccolo esercito! E noi siamo piccoli in tutti i sensi!

Dopo la parrocchia, breve tappa alla “Rossa”, la chiesa dedicata alla Santissima Trinità. Si chiama la Rossa in contrapposizione all’altra chiesa del paese, la “Bianca”, dedicata alla Santissima Concezione. Alla Bianca c’è la Confraternita della Bianca e alla Rossa la Confraternita della Rossa. Nella chiesa della Rossa nella prima cappella a sinistra c’è il Santuario dove è conservata l’icona taumaturgica della Madonnina, la patrona del paese, che fermò la peste bovina nel 1745. Chi meglio di Lei può intervenire ora?

Dopo questa seconda visita facciamo velocemente le spese (abitiamo in paese e quindi troviamo tutto il necessario nei negozi “tradizionali” nel raggio di 200 metri più o meno), e poi a casa fino alle 17, quando ritorniamo in chiesa per la recita del rosario.

Giorno dopo giorno. E ringrazio il buon Dio che sia così: ora come ora ogni fatto insolito non sarebbe buono!

Ma la mancanza della quotidianità si fa sentire: con tutto il tempo a disposizione non riesco ad avere fermezza in un’attività, cioè cominciare e finire un lavoro. Le uniche cose che sono riuscita a portare a termine sono le mascherine, lavoro in cui mi sto sbizzarrendo: semplici con tessuto oscurante che, se non fa passare la luce, dovrebbe fermare anche i virus, oppure col tessuto doppio e la carta da forno tra i due strati,…..

E’ sicuramente un periodo particolare che nessuno di noi, scommetto, avrebbe mai pensato di vivere: come in una “bolla”, continuamente collegati ai “social” per avere notizie, per condividere ansie e preoccupazioni, e anche per farsi due risate, grazie a qualche battuta, un video spiritoso, una vignetta che riesce ad esorcizzare la paura, quel sottile filo di ansia che si insinua.

Non sappiamo se “Tutto andrà bene”. Di sicuro sappiamo che andrà come Dio vorrà. Lui ci ha già salvati. Questa è la nostra certezza!

 

 

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