Santa Teresa di Lisieux

Santa Teresa di Lisieux

 

di Ines Murzaku 

 

Il 15 ottobre, la Chiesa ha celebrato la festa di una grande donna-mistica, Santa Teresa di Ávila (1515-1582), suora carmelitana e dottore della Chiesa. Santa Teresa è nota per le sue esperienze mistiche, le lotte spirituali e la preghiera contemplativa. Era una santa attiva e contemplativa allo stesso tempo, una santa che sapeva riformare la Chiesa senza deformare la dottrina. Santa Teresa è nota per aver evangelizzato con zelo missionario, finezza e fervore come ha spiegato Papa Benedetto XVI nel suo messaggio al Vescovo di Avila del 16 luglio 2012:

 Possiamo dire che ai suoi tempi la Santa ha evangelizzato senza mezzi termini, con ardore instancabile, con metodi estranei all’inerzia e con espressioni piene di luce. Il suo esempio mantiene tutta la sua freschezza al crocevia del nostro tempo.

Le parole di santa Teresa e il suo modo di evangelizzare sono state dirette, “cementando Cristo come pietra angolare” e fulcro della missione evangelizzatrice della Chiesa. Le parole di Papa Benedetto XVI sull’evangelizzazione e di Santa Teresa di Ávila sono un’audace boccata d’aria fresca in questo ottobre 2019, proclamato da Papa Francesco come il Mese Missionario Straordinario che celebra il centenario della Lettera Apostolica Maximum Illud di Papa Benedetto XV del 1919. Il documento inizia con il mandato di Gesù ai suoi discepoli di “Andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo a tutta la creazione” (Mc 16,15). Chiese di superare i confini nazionali e di testimoniare, con spirito profetico e audacia evangelica, la volontà salvifica di Dio attraverso la missione universale della Chiesa.

Nel suo discorso del 3 giugno 2017, rivolto ai partecipanti all’Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie che Papa Francesco ha ricevuto in udienza, ha chiesto a tutta la Chiesa di dedicare il mese di ottobre dell’anno 2019 a questo scopo [missione], poiché in quell’anno celebreremo il centenario della Lettera Apostolica Maximum Illud di Papa Benedetto XV del 1919:

Nello spirito dell’insegnamento del Beato Paolo VI, mi auguro che la celebrazione del centenario di Maximum Illud, nel mese di ottobre 2019, sia un momento favorevole alla preghiera, testimone di molti santi e martiri della missione, di riflessione biblica e teologica, di catechesi e carità missionaria per contribuire ad evangelizzare, prima di tutto, la Chiesa, affinché, avendo riscoperto la freschezza e lo zelo del primo amore per il Signore crocifisso e risorto, possa evangelizzare il mondo con credibilità ed efficacia evangelica.

Purtroppo, fino ad ora, l’attenzione di questo ottobre è stata distolta dal Mese Missionario Straordinario, poiché ottobre è stato inghiottito dalle polemiche sul Sinodo pan-amazzonico, sui viri probati, sull’ordinazione delle donne al diaconato, sui raids finanziari in Vaticano, sulla controversia di Eugenio Scalfari e sulle dimissioni del Comandante vaticano della Gendarmeria vaticana. Ma ciò che ha maggiormente distolto l’attenzione da questo Mese Missionario Straordinario di ottobre e dall’appello battesimale di tutti i cristiani ad evangelizzare è stata la celebrazione della controversa Misa por la Tierra Sin Males (Messa per una Terra senza Mali), che è sembrata una combinazione di riti pagano-sincretici tenuti su suoli sacri – presso la Chiesa di Santa Maria in Traspontina in Via della Conciliazione 14, vicino alla Basilica di San Pietro. È interessante notare che questa chiesa particolare appartiene ai Carmelitani, e in passato ha avuto un convento carmelitano adiacente. Questo convento era la residenza ufficiale dei Priori Carmelitani, dove si svolgeva la maggior parte dei capitoli generali dell’Ordine Carmelitano. In questa cornice, oltre al rito indigeno con le figurine lignee allineate in dubbia teologia, nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina c’erano anche i manifesti con le immagini dell’attivista ambientale e sociale Francisco Alves Mendes Filho, altrimenti noto come Chico Mendes, proclamato dal governo brasiliano patrono dell’ambiente brasiliano, brutalmente assassinato nel 1988.

Pachamama 3

Si può solo immaginare cosa direbbero le carmelitane come Santa Teresa d’Ávila, la Patrona delle Missioni, o Santa Teresa di Lisieux, riguardo alla chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina che ospitava un rituale di inculturazione liturgico-culturale, che veniva celebrato sul suolo sacro con un tabernacolo e alla presenza del Santo Sacramento. Ci si interroga sullo spostamento dell’attenzione dal Mese Missionario Straordinario proclamato da Papa Francesco. Possono le celebrazioni indigene, prive di Cristo e prive di connotazione biblica e teologica, evangelizzare e nutrire spiritualmente la gente dell’Amazzonia o di altre regioni? Guardate la cerimonia che si tiene nella chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina e giudicate se questa è l’evangelizzazione che Papa Francesco intendeva fare per il Mese Missionario Straordinario.

Ciò che viene messo in mostra dentro e fuori la Chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina è stato un rito autoctono che ha profanato il sacro, minando a sua volta l’efficacia e la credibilità dell’evangelizzazione. L’evangelizzazione cattolica è cristocentrica; quando Cristo non è presente, allora ci si chiede cosa sia e chi sia al centro. Qual era lo scopo – se non del tutto – di tutti i rituali sincretici organizzati all’interno e all’esterno della storica chiesa carmelitana? “Non lo so, ho semplicemente offerto ospitalità”, ha detto il parroco, il carmelitano p. Massimo Brogi, ai media. Questa evangelizzazione è andata male, proprio nel mese in cui dobbiamo concentrarci sul potere dell’autentica missione? Sì, e la ricerca lo dimostra.

Incontro con la Pachamama circondata di lumini accesi nella Chiesa di Santa Maria Traspontina (Roma)

“Ogni uomo e ogni donna è una missione; questa è la ragione della nostra vita su questa terra” – questo è stato il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2018. È davvero una linea potente e memorabile, pronunciata dal Santo Padre, che significa molto per ogni uomo e donna, vecchi e giovani, chiamati in modo speciale alle missioni, seguendo le orme del prototipo missionario – Gesù. Missione e sé stessi sono un’unità, non possono essere compresi separatamente l’uno dall’altro. Questo modo di pensare alle missioni non è una novità per Francesco. All’inizio del suo pontificato, nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium del 2013, Papa Francesco ha detto che vedeva la missione e l’essere cristiano come due facce della stessa medaglia che, di conseguenza, per il cristiano significa vivere radicalmente e profondamente il Vangelo in missione: 

Io sono una missione su questa terra; per questo sono qui in questo mondo. Dobbiamo considerarci come suggellati, persino marchiati, da questa missione di portare luce, benedire, portare la vita, elevare, guarire e liberare. Intorno a noi cominciamo a vedere infermieri con l’anima, insegnanti con l’anima, politici con l’anima, persone che hanno scelto di stare profondamente con gli altri e per gli altri. Ma una volta separato il nostro lavoro dalla nostra vita privata, tutto diventa grigio e noi cercheremo sempre di riconoscere o affermare i nostri bisogni. Smettiamo di essere un popolo.

 Il 22 ottobre, diverse copie di una statua di donna nuda, conosciuta come la dea amazzonica della fertilità “Pachamama”, che si trovavano all’interno della Chiesa di Santa Maria Carmelitana a Traspontina, sono state prese e gettate nel fiume Tevere. Anche in questo caso si è trattato di un atto teso a distogliere l’attenzione su entrambi i fronti: dagli idoli, che non hanno nulla a che vedere con la fede cristiana, ma anche dall’ottobre 2019: il Mese Missionario Straordinario. Per quanto riguarda la prima distrazione dell’attenzione, si dovrebbe riflettere sulle parole profetiche di un grande pontefice romano, San Gregorio Magno (540-604), proveniente da una nobile famiglia romana, che amava la sua città e i suoi edifici. San Gregorio Magno è passato alla storia come riformatore ed evangelizzatore degli Angeli. Nel 597 scrisse una lettera all’abate Mellito, che stava per raggiungere sant’Agostino di Canterbury in missione in Inghilterra. Nella lettera, parlava di idoli, o meglio, dalla nostra prospettiva attuale, della distruzione degli idoli:

Di’ ad Agostino che non deve distruggere i templi degli dei, ma piuttosto gli idoli all’interno di quei templi. Lascia che lui, dopo che li abbia purificati con l’acqua santa, collochi al suo interno altari e reliquie dei santi. Infatti, se questi templi sono ben costruiti, dovrebbero essere convertiti dall’adorazione dei demoni al servizio del vero Dio. Così, vedendo che i loro luoghi di culto non vengono distrutti, il popolo scaccia l’errore dal loro cuore e si reca in luoghi familiari e a loro cari nel riconoscimento e nel culto del vero Dio.

 Ebbene, la chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina è un tempio di Dio, e dei santi carmelitani, e in modo particolare delle due Teresa: Santa Teresa d’Ávila e Santa Teresa di Lisieux dichiarata da Papa Pio XI nel 1927 come compatrona delle missioni con San Francesco Saverio. Santa Teresa di Lisieux, madre spirituale delle missioni e dei missionari, può aiutare a riportare l’attenzione su ciò che conta: la missione e l’evangelizzazione. Possiamo sperare che i nostri sforzi in missione raggiungano ciò che Santa Teresa di Lisieux ha scritto in La storia di un’anima: L’autobiografia di Santa Teresa di Lisieux: “quel faro luminoso” – Cristo che secondo Maximum Illud “converte un popolo particolare dalla superstizione alla sapienza divina del cristianesimo”. Questa luce della missione che cementa Cristo come pietra angolare e alla quale tutti siamo chiamati – non l’oscurità dell’essere impantanati nel sincretismo – dovrebbe essere al centro della nostra attenzione durante il resto di questo Mese Missionario Straordinario.

 

___________________________________





 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email