tempesta nube di sabbia

 

 

di Giusy D’Amico

  

Quest’immagine apocalittica che ha fatto il giro del mondo ci dice molto del nostro tempo.

Non tanto sull’emergenza green, che rappresenta comunque la naturale conseguenza dei guasti ambientali causati in gran parte dall’uomo, ma perché evoca efficacemente l’oscurità intellettuale e morale da cui quest’ultimo dovrebbe sempre rifuggire, soprattutto nel tempo attuale, vista la sproporzione tra l’enorme potenza dei mezzi di disponiamo e la fragilità delle nostre consapevolezze sui fondamenti stessi della natura umana.

Cosa significa sfuggire all’oscurità: forse trasferirsi materialmente in qualche angolo remoto della terra?

No, il compito a cui la difficile realtà che siamo vivendo ci chiama è quello di rimanere: siamo chiamati a contrastare le tenebre, affermando con parole e scelte l’ordine delle cose e l’esistenza di un senso ultimo.

Quando la recente cancellazione della sentenza Roe vs Wade (che aveva reso l’aborto un diritto garantito dalla Costituzione, obbligando gli Stati della Confederazione a garantirlo) ha generato le reazioni scomposte e non di rado violente dei sedicenti progressisti, abbiamo risposto che gli unici realmente in questione non erano i diritti delle donne (oltretutto dopo la sentenza ogni Stato è legittimato a legiferare in merito democraticamente, cioè secondo la volontà della popolazione), ma  quelli dei bambini (e delle bambine) a sopravvivere, visto che – dal 1973 ad oggi – decine di milioni di creature sono state soppresse senza pietà, in nome di un  diritto che in realtà è un delitto. 

Il non senso è anche quello di stracciarsi le vesti per la pena di morte che l’ordinamento penale in USA prevede per i crimini più gravi e poi sostenere il diritto di infliggerla a esseri umani innocenti, incapaci di difendersi: fuggire dal non senso dei presunti diritti ‘civili’ significa iniziare a chiamare le cose per quello che sono realmente! Per questo appare provvidenziale l’uscita del film Unplanned, che – raccontando una storia vera – smaschera la realtà atroce (anche per le donne che vi ricorrono) dell’aborto e dei colossali interessi economici che vi girano attorno!

Il nostro tempo non ama i bambini, che infatti nascono in numero tale da non assicurare più alle nostre società un futuro … Inoltre, quei pochi che nascono sono messi a rischio dalla pedofilia, anche quella mascherata di certe tendenze della moda o progetti scolastici che favoriscono la sessualizzazione precoce dei più piccoli, da tribunali iniqui, che antepongono interessi personali alla verità (Bibbiano docet!), dall’utero in affitto – che strappa i figli dal seno delle rispettive madri – come da tutti gli abusi degli adulti.

Ma il non senso sta anche nell’indifferenza che ci abbrutisce e che ci fa dire chissenefrega di due vip con tre figli e 20 anni di matrimonio che si lasciano: affari loro! – si sente spesso dire – anche per reazione ai pettegolezzi dei mass media! No, non sono affari privati: la fine di un matrimonio lascia i figli distrutti e uno strascico di disillusioni/ rancori in tutte le persone coinvolte. Che cosa troveranno infine di meglio del proprio coniuge queste due persone che si sono amate con tutta la forza e l’entusiasmo della giovinezza e ora si lasciano?  

Il non senso passa attraverso i banali cliché della mentalità corrente e del politicamente corretto, che la maggioranza degli strumenti di comunicazione diffondono acriticamente e che gran parte dei giovani assorbono per osmosi, precludendosi così un’autentica comprensione della realtà.

Giovani spesso privi di motivazioni profonde per vivere – che non siano cioè quelle di soddisfare, nelle prestazioni scolastiche e sportive, le aspettative sociali – e questo non per loro responsabilità, ma perché orfani di adulti appassionati a quanto di vero, buono e bello esiste nella realtà (e per questi ideali disposti a rischiare e sacrificarsi), cioè orfani di adulti che rappresentino, pur con tutti i possibili limiti, un modello di vita credibile.

Siamo tutti tentati di fuggire dal non senso di una pandemia che è stata strumentalizzata per fini economici e politici, utilizzando la paura per aumentare il controllo dei governanti sui cittadini e ancora una volta sacrificando duramente giovani e bambini (per i quali, se in buona salute, l’infezione non rappresentava un grave rischio).   

Siamo tutti tentati dal desiderio di evadere dal non senso di una guerra in cui il nostro Paese è stato trascinato dal governo contro la volontà popolare e i propri interessi politici ed economici: una guerra che sembra consumarsi su un set cinematografico, ma di fatto alimenta un baratro che può ingoiarci da un momento all’altro (e comunque aggrava pesantemente una crisi economica già in atto).

Intanto, minacciati come siamo dal Nulla che avanza – nell’inconsistenza delle persone che ci guidano e nella pericolosità delle ideologie – reagiamo spesso chiudendoci ulteriormente in noi stessi: è frequente sentire tra la gente espressioni come non ci impicciamo di quanto accade, non vogliamo problemi…

Poi, di fronte al caso atroce di una bimba abbandonata in casa e morta di stenti, tra le persone che vivevano attorno si moltiplicano espressioni come: non sapevamo…  non capivamo… non pensavamo che…

Ognuno chiuso dentro i fatti suoi, lo cantava anche Vasco in una canzone…

Dovremmo invece stare in po’ più attenti a noi stessi, ai nostri vicini, a ciò che accade, farci prossimi gli uni agli altri: in poche parole, stare sul serio di fronte alle circostanze e intervenire quando la situazione lo richiede.

Questo fine luglio la caduta del governo ha dato inizio ad una corsa alla campagna elettorale più rovente della storia, senza che i politici si sforzino di illustrare alla popolazione, che a fine settembre dovrebbe andare a votare, i propri programmi: si limitano ad inveire l’uno contro l’altro e a ripetere acriticamente che Draghi era il migliore, ma nessuno ha la forza e la passione per affermare: Ce la metteremo tutta per fare meglio di Draghi!

E comunque, per salvare il nostro Paese dal non senso e dalle sue oscurità, consiglierei ai partiti di inserire nel programma di governo i temi etici, perché ogni programma politico, consapevolmente o meno, si legittima a partire da una determinata visione dell’uomo: e solo un’antropologia che rispetti la natura dell’essere umano può dar vita ad una società giusta.

Non c’è un progetto chiaro, ad esempio, per far ripartire l’economia, ma basterebbe guardarsi intorno e capire che sarebbe necessario incentivare gli imprenditori ad assumere mano d’opera: per dare maggiori opportunità di trovare lavoro ai disoccupati, che spesso fanno la fame e sono particolarmente numerosi tra i giovani che hanno abbandonato la scuola. Bisognerebbe aiutare questi ultimi a darsi da fare, anche perché non si lascino tentare dalle scorciatoie (mettendosi a delinquere o abbandonandosi a qualche forma di dipendenza).

Non venite a dirci che i soldi non ci sono!

Cominciate piuttosto a chiudere costosissimi enti come l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, fattosi negli ultimi anni portavoce delle istanze LGBTQIA+) che producono zero, oppure fanno danni (come nel caso dei suoi famigerati opuscoli  pro gender,  che volevano educare alla diversità gli studenti delle scuole primarie e che, risultati oltretutto osceni, sono stati ritirati nel 2014 dopo un’interrogazione parlamentare) e con i fondi recuperati rendete gratuiti gli asili fino a 5 anni.

Così solleviamo le giovani madri lavoratrici che rischiano di non fare più figli perché costrette a scegliere, se non verranno incentivate, tra lavoro e famiglia.

Togliamo il reddito di cittadinanza e motiviamo i nostri giovani a studiare, a cercare lavoro e a impegnarsi nel mondo dell’impresa.

Per l’ambiente, arruoliamo piccoli e grandi a tenere pulito il proprio quartiere, le sue strade e le sue aiuole … senza tanta filosofia!

Per la libertà di scelta educativa dei genitori, rendiamo loro possibile – indipendentemente dal reddito di cui godono – esercitare questo diritto, costituzionalmente garantito, impegnandoci a realizzare un’effettiva parità scolastica (prevista dalla legge 62/2000) tra le scuole pubbliche a gestione statale o meno. É urgente farlo, soprattutto dopo che la pandemia ha evidenziato drammaticamente le carenze di un sistema scolastico come il nostro, imperniato sul sovra utilizzo delle scuole statali e il sottoutilizzo di quelle paritarie: questo squilibrio è la causa della prolungata chiusura delle scuole italiane – un unicum in Europa – e della famigerata didattica a distanza (o di nessuna didattica, nelle zone più disagiate del Paese).

Il non senso si combatte diffondendo un senso positivo delle cose, appassionandosi alla bellezza e sfidando – in compagnia di cari amici – il rischio e la fatica del vivere, per non lasciarsi inghiottire dalle tenebre e compiere un destino che sappiamo essere buono per ciascuno di noi: Beato chi crede, perché sa che può squarciare il buio invocando il cielo!

Ripetiamo a chi ci incontra che c’è una vita nascosta in noi: una forza che quando ci abita ci rende felici e ci rigenera gratuitamente. Tante persone sono profondamente tristi, anche se la loro vita appare piena di tante cose: non facciamo loro attendere il nostro annuncio liberatorio! Il senso profondo delle cose non è fuori di noi, ma dentro, all’origine stessa del nostro essere (in interiore homine habitat veritas diceva Sant’Agostino) e il mondo non lo sa.

 

Giusy D’Amico è presidente dell’associazione “Non si tocca la famiglia”

 

 

 


 

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