Il Geremia di Michelangelo (Cappella Sistina).
Il Geremia di Michelangelo (Cappella Sistina).

 

Domenica XXII del Tempo Ordinario (Anno A)

(Ger 20,7-9; Sal 62; Rm 12,1-2; Mt 16,21-27)

 

di Alberto Strumia

 

La prima lettura di questa domenica descrive perfettamente la posizione umana di chi, come il profeta Geremia, non può non essere sé stesso davanti alla sua coscienza, davanti a Dio e, di conseguenza, davanti agli uomini, al mondo. Ci sono infatti due categorie di persone:

– quella di coloro che riescono a scendere a compromesso con il modo di pensare e di comportarsi conforme alla cultura del potere di turno;

– e quella, molto meno numerosa, di coloro che hanno, nella loro “umanità”, nella loro struttura antropologica, una “domanda” di verità sulla vita, così radicata e inevitabile, da non poterlo fare, in alcun modo. Questi non sono soddisfatti fino a che non hanno trovato in Dio, in Cristo che lo ha rivelato, la risposta totale, infinita, alla domanda di verità della vita che si portano iscritta dentro, come in un codice genetico spirituale.

Il profeta Geremia, in questo brano, dimostra di appartenere a questa seconda categoria di persone. E lo esprime con l’espressione più forte della quale può disporre un linguaggio umano: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre». La “domanda di Verità “coincide, in lui, come in ogni essere umano, con la “domanda di Affettività”. Sono due facce della stessa domanda: quella “conoscitiva” e quella “affettiva”.

= La risposta alla prima appaga l’intelligenza, la ragione, assumendo la forma della “conoscenza” della Verità;

= La risposta alla seconda appaga la volontà, la libertà, la coscienza, assumendo la forma dell’“affetto” verso il Bene e da parte del Bene nei nostri confronti.

Quelli della prima categoria, del compromesso con il potere del momento, dietro il quale inevitabilmente si cela Satana, il primo che ha ingannato se stesso autoconvincendosi di essere lui la risposta ad ogni domanda – di Verità/conoscenza e di Bene/affettività – e cerca continuamente, dal primo momento, complici che lo aiutino a dimostrare di avere ragione lui, non sopportano l’esistenza di quelli della seconda categoria. Fanno di tutto per renderli ridicoli agli occhi di tutti («Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me»).

Ma un mondo che si ancora alla visione riduttiva della realtà, come viene proposta/imposta da quelli della prima categoria – che consapevolmente o meno fanno il gioco sporco e menzognero del «padre della menzogna» (Gv 8,44) – diventa sempre più violento e oppressivo. E Geremia non riesce a non dirlo pubblicamente («Quando parlo devo  gridare: “Violenza! Oppressione!”»), anticipando, così, in quanto “profeta”, il compito che sarebbe stato quello della futura Chiesa di Cristo.

Anche se volesse tentare, pure lui, per quieto vivere, la strada del silenzio che “manda giù” la logica del compromesso («Mi dicevo: “Non penserò più a Lui, non parlerò più nel Suo Nome”»), non potrebbe riuscirci, perché sarebbe un andare contro se stesso, contro la propria natura, contro la propria coscienza («Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo»).

Difficilmente si potrebbero trovare parole più efficaci per esprimere quello che un cristiano che prende sul serio la propria fede, di quelle di Geremia. Tanto è vero che sono parole di un autore “ispirato”. La Sacra Scrittura, in quanto rivelata, descrive la radice profonda dell’essere umano e della realtà delle cose (Cristo «svela anche pienamente l’uomo all’uomo», Redemptor hominis, n. 8).

Tutti i tentativi ideologico-politici di analizzare la realtà, la società, l’animo umano, che si fermano prima di trovare in Dio, in Cristo il Fondamento della realtà e la risposta alla domanda di Verità/Affettività, tipici del mondo di oggi, sempre più materialista e pagano anche quando pensa di essere “religioso”, adoratore di una “natura”, resa un feticcio, senza il “Creatore”, finiscono per produrre violenza e oppressione. Ogni giorno, questo dato di fatto, è sotto gli occhi di tutti, ma sono troppi coloro che non sanno o non vogliono ammetterlo.

– Nella seconda lettura, san Paolo raccomanda: «Non conformatevi a questo mondo». Non si tratta di un richiamo moralistico e facoltativo per i più portati al sentimento religioso, ma di una necessità per la sopravvivenza, per l’equilibrio psichico e interiore della persona umana. La raccomandazione: «Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare» arrivando fino a Dio, così come Cristo lo ha rivelato è una necessità di sopravvivenza («discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto»).

– Nel Vangelo, infine, Gesù spiega il motivo della Sua Passione, Morte e Risurrezione imminenti. Attraverso di esse, Egli ricostruisce per l’umanità, la possibilità di accedere nuovamente ad un “giusto modo” di essere se stessi, riorientandosi nel “giusto modo” di rapportarsi a Dio Creatore. In questo modo ogni contraddizione, prova che tutti inevitabilmente hanno sulle spalle («la sua croce», quella che ciascuno ha di fatto nella vita»), in conseguenza di quel tragico primo errore originale (“peccato originale”), viene portata a risurrezione, recuperata in vista di un bene più grande.

«Infatti, quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?», facendo tutto solo con le proprie mani, o peggio ancora, collaborando con Satana? Mentre «chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà».

Ci sostiene, in questo nostro tempo buio della storia dell’umanità e della Chiesa, che sembra guidata per lo più da uomini della prima categoria, della quale si è detto all’inizio, la dichiarazione finale del Signore, nel Vangelo di oggi: «Il Figlio dell’Uomo sta per venire nella Gloria del Padre suo, con i suoi Angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

In questo sta per venire c’è tutta la Speranza cristiana che accompagna la nostra Fede e rende abili a quella Carità che fa guardare a se stessi e agli altri come a coloro che sono voluti e amati da Dio in Cristo.

Maria, la madre del Signore, ci istruisce e ci educa a questo modo di essere e di agire, da uomini e donne della seconda categoria, di quelli che per dotazione naturale e soprannaturale non possono spegnere la “domanda di Verità”, la “domanda di Cristo”.

 

Bologna, 3 settembre 2023

 

 

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