Gesù e La-chiamata-dei-discepoli.

 

Domenica III del Tempo Ordinario (Anno B)

(Giona 3, 1-5.10; Sal 24; 1Cor 7, 29-31, Mc 1, 14-20)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture della domenica scorsa – la seconda del Tempo Ordinario – erano tutte incentrate sul percorso di educazione della ragione alla luce della fede, a partire dall’esperienza cristiana che fiorisce dall’“incontro” con Cristo, attraverso la Chiesa.

Nella Chiesa, non ostante tutti i problemi che ci possono essere – che in questi tempi sono enormi e gravissimi, perché non solo “morali”, ma addirittura “dottrinali” – il Signore non fa mai mancare, a chi lo cerca seriamente, l’incontro con persone che vivono la fede in un modo così “trasparente” e umanamente “vero” da fare toccare con mano che “Cristo è vero”, che solo in Lui c’è realizzazione umana sulla terra e Salvezza per l’Eternità. È la scoperta “esistenziale” (un tempo si sarebbe detto “spirituale”) di una nuova concezione dell’essere umano, dell’esperienza della “verità della vita”. È l’uomo nuovo del quale parla san Paolo (cfr., Ef 4,23).

Le letture di questa terza domenica del Tempo Ordinario, aggiungono a quanto insegnato nella liturgia della domenica scorsa su come vivere la “normalità” della vita quotidiana, la conseguenza più logica e ragionevole che ci possa essere.

Questa consiste nell’ingiunzione che, stando così le cose, non c’è più tempo da perdere: bisogna decidersi subito. O stai con Cristo e tutto inizia a cambiare per te da subito (questo è l’inizio del Paradiso già su questa terra, il “centuplo quaggiù” [cfr., Mc 10,30]), o lo rifiuti e allora perdi tutto per sempre (questo è l’Inferno già su questa terra).

– Nella prima lettura vediamo all’opera il profeta Giona che “non perde tempo” e si mette a percorrere la città di Ninive, città che è figura veterotestamentaria della condizione presente della nostra civiltà umana, della cultura, del modo di leggere la propria storia, dell’etica e della legislazione che la governa. E grida a tutti, pubblicamente, le ragioni a causa delle quali quel sistema di vita li porta all’autodistruzione («Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta»).

Ma è quello che sta succedendo oggi! Il mondo, l’umanità, fondata sul vivere come se Dio non esistesse, come aveva detto più volte al mondo Benedetto XVI, come un Giona dei nostri giorni, si sta distruggendo con le proprie mani, con le proprie ideologie. Le contraddizioni che si moltiplicano sono una sorta di “dimostrazione per assurdo” della validità dell’ipotesi opposta: bisogna vivere come se Dio esistesse, come se Cristo fosse Dio e Salvatore.

A quel tempo, coloro che sentirono Giona lo ascoltarono e presero sul serio il suo “giudizio” («I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli»). Oggi sono ben pochi quelli che hanno fatto proprio l’insegnamento di Benedetto XVI, e prima di lui quello di san Giovanni Paolo II. E le cose peggiorano di giorno in giorno: i “quaranta giorni” simbolici della Sacra Scrittura, indicano che i tempi che precedono il collasso della civiltà degli uomini che vogliono vivere come se Dio non esistesse e come se Cristo non fosse Dio, sono contati. Non a caso si incomincia a parlare di declino e di fine dell’Occidente. E non è solo una questione economica o politica.

Non possiamo permetterci il lusso di fare la fine di quelli che non si accorsero di nulla e furono travolti dal diluvio («Mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti», Mt 24,38-39).

– Nella seconda lettura san Paolo dice la stessa cosa, nel contesto della sua epoca: «Il tempo si è fatto breve». Ma in questo contesto il richiamo è diretto ai cristiani, alla comunità di Corinto, alla Chiesa! Oggi la stessa ingiunzione è fatta agli uomini di Chiesa e ai fedeli dei nostri tempi che hanno imboccato la strada deviata che li ha allontanati dalla fede in Gesù Cristo, illudendoli che scimmiottando gli “errori di Ninive” si possa stare meglio. Mentre si finisce nelle mani del potere di Satana, quasi senza accorgersene; si perde con la fede anche la ragione. Non vi accorgete dice Paolo che «passa la figura di questo mondo» e che non vi resta in mano che un mucchio della cenere di voi stessi?

– Nel Vangelo vediamo all’opera Gesù stesso che non perde tempo e, come il vero e definitivo Giona, va in giro per le strade a dire anche Lui: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Non è appena breve, ma addirittura è compiuto. Non c’è più tempo! Oggi, o si sta con Cristo sul serio, o si finisce per perdere tutto.

Così Cristo chiama i primi, che saranno i Suoi Apostoli (cioè mandati a dire questo “giudizio” su tutta la faccia della terra) e questi, colgono l’urgenza di una loro riposta, già dal tono della Sua voce che trasporta fino a loro l’azione persuasiva della Sua Grazia e, senza perdere tempo «lasciarono le reti e lo seguirono». Più tardi sarà Zaccheo a scattare per seguire il Signore, convertendosi al Suo passaggio per Gerico («In fretta scese e lo accolse pieno di gioia», Lc 19,6).

– Il versetto dell’Alleluia spiega brevissimamente il motivo di tanta urgenza: «Il Regno di Dio è vicino».

– E il ritornello del salmo responsoriale ci mette sulle labbra la “preghiera” da rivolgere al Signore per essere guidati, educati, a non prendere una strada sbagliata: «Fammi conoscere, Signore, le tue vie».

La Madre di Dio, che per prima, e ben prima degli Apostoli, dei discepoli e di tutti noi, ebbe la stessa prontezza e sollecitudine («in fretta», Lc 1,39) ci ha preceduto e ci precede così che noi siamo messi pienamente in grado di arrivare a Cristo e stare eternamente con Lui, iniziando da subito.

Ad Iesum per Mariam!

 

Bologna, 21 gennaio 2024

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