Torre di Babele, Bruegel (circa 1565)

 

Domenica XIV del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Ez 2,2-5; Sal 122; 2Cor 12,7-10; Mc 6,1-6)

 

 

di Alberto Strumia

 

Il tema delle letture di oggi è l’“incredulità”, nelle sue diverse forme.

Oggi, per noi questa parola sembra avere assunto un significato che è tipico della nostra epoca.

– Infatti, c’è un’incredulità per “ottusità”, per incapacità di usare la “ragione”, mettendo in rapporto (ratio in latino significa per l’appunto “rapporto”) le nostre idee con la “realtà dei fatti”. Sembra che la “realtà” quasi non esista più, e che ci siano solo le idee e la pretesa che le cose obbediscano ad esse. Ma non può essere così, e ad un certo momento, le “cose”, nella vita privata come in quella pubblica, non funzionano come ci si aspettava. Le “pretese” vengono “smontate” dai fatti. Ma per ora non sono molti ad accorgersene…

1 – Il Vangelo descrive bene questo atteggiamento di “disattesa dei fatti”, facendo vedere la “meraviglia” con la quale, in un primo momento, gli ascoltatori di Gesù constatano, sì, le sue qualità “umane” straordinarie («Da dove gli vengono queste cose?») e i miracoli («E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?») che avrebbero dovuto almeno farli interrogare sulla natura “divina” del suo modo di operare. Ma subito dopo quegli stessi ascoltatori reagiscono con il “rifiuto” di questa ragionevole spiegazione di chi possa essere veramente Gesù Cristo: il Figlio di Dio. Ma almeno questi contemporanei di Gesù, una capacità immediata di vedere la realtà l’avevano ancora… anche se, subito dopo, l’ostinazione nel rifiutarla li dominava («Ed era per loro motivo di scandalo»).

– E c’è un’“incredulità” per “ideologia”, che rende addirittura incapaci di “vedere la realtà”, di “accorgersi” che le cose non stanno come ci si ostina a pretenderle. Sono i frutti di una concezione, ormai radicata, talmente soggettivistica e relativistica della conoscenza umana che – partita dagli uomini di pensiero di qualche secolo fa – è divenuta mentalità comune, praticamente, a tutti. E oggi è penetrata abbondantemente anche nella Chiesa. Questa elimina anche quei primi istanti di “meraviglia” dinanzi a Cristo che fu dei suoi contemporanei. Quella della quale ci dice il Vangelo.

Ci vuole uno sconvolgimento del mondo intero, della vita delle singole persone, come dei popoli, per far arretrare le “ideologie” e arrendere i loro portatori dinanzi ai “fatti”: ostinarsi a costruire la vita e il mondo senza Dio Creatore e Cristo Redentore, come la Rivelazione ce lo ha insegnato, non può funzionare; non può che produrre la confusione di Babele e la disfunzione progressiva di tutto. Non basta sostituire le ideologie con altre ideologie, fossero anche travestite di una religione (oggi ormai pagana), come si fa con l’ambientalismo e l’animalismo, e ogni forma di panteismo gnostico.

2 – La «spina nel fianco» della quale parla san Paolo nella seconda lettura, per il mondo di oggi, per i singoli esseri umani di oggi, per il popoli di oggi, è realizzata da quelle incursioni della “realtà dei fatti” che disturba, fino a scombinare completamente, la vita delle persone, smontando le loro convinzioni sbagliate di poter fare quello che vogliono a capriccio, come se Dio non esistesse, come se fossero capaci con le loro sole forze di riparare l’ingiustizia di una vita che non funziona come vorrebbero. O anche, per i credenti, di sentirsi i salvatori eroici del mondo, al posto di Gesù Cristo. Questo significa, per l’uomo di oggi, il richiamo «affinché io non monti in superbia» che Paolo applica a se stesso. Il fatto è che quell’“ingiustizia” – che prima o poi ognuno tocca con mano, non si risolve né solo cambiando le strutture e sovrapponendo leggi a leggi che finiscono per contraddirsi bloccando il sistema, né esercitando il potere sui sottoposti, né sostituendosi a Cristo, mossi da un velleitario volontarismo pur “cristianamente” motivato. Occorre rendersi conto che quanto accade è la conseguenza dell’avere rotto il “giusto rapporto” tra l’uomo e Dio Creatore (è quello che la dottrina cattolica chiama “peccato originale”) e dell’aver preteso di sostituirsi a Cristo Redentore per riparare il danno. Provare a riprendere in considerazione la via cristiana cattolica, come concezione e prassi adeguata per riemergere, è la strada più “ragionevole”, più umana, proprio perché rivelata da Dio stesso.

3 – La prima lettura, con la sua descrizione del popolo come «genia di ribelli» sembra scritta per l’umanità dei nostri giorni che, come il popolo di allora, è ostinata nell’abbandono del “giusto rapporto” con Dio Creatore, nella presunzione di fare il mondo come se Dio non esistesse, o peggio, fosse un’idolo (o ideologia) opera delle mani dell’uomo, di quelli che aggiogano il mondo con un potere che hanno attinto da Satana, il primo ribelle del creato.

La “voce del profeta”, oggi, più che quella di un singolo essere umano, sembra poter essere ormai solo direttamente quella di Dio che parla attraverso la “realtà dei fatti”: «Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genia di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro». E il “profeta” oggi sono “i fatti” della storia a noi presente! Coloro che dovrebbero essere guide e profeti si sono allineati all’ideologia dominante e tacciono la Verità di Cristo. Lo ha detto Gesù stesso: «se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc 19,39), i fatti appunto.

Per chi ha la grazia di comprendere le cose per quello che sono, in una visione di vera fede, l’atteggiamento che rende comunque fiduciosi e sereni, è la prospettiva dell’eternità, come guida a vivere nel tempo: «I nostri occhi sono rivolti al Signore. A te alzo i miei occhi, a te che siedi nei cieli», offerta dal salmo responsoriale.

È la prospettiva della fede che, nei santi, trova la più bella attuazione, e in Maria santissima, la prima anticipatrice piena realizzazione. Ed è proprio a lei che chiediamo l’aiuto che ci è necessario, perché interceda per tutti gli uomini di buona volontà.

 

Bologna, 4 luglio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

 

 

 

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