Giotto-Ultima-Cena-1303-05-particolare
Giotto, Ultima Cena 1303-05, particolare

 

XII Domenica del tempo ordinario (Anno A) – 21 giugno 2026

Ger 20,10-13; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33

 

don Ambrogio Clavadei

 

“Terrore all’intorno”.

 

Ai tempi del re Sedecìa, Geremia profetizza l’assalto al Regno di Giuda e della sua capitale Gerusalemme da parte di Nabucodonosor re dei Babilonesi: sarà una catastrofe perché il regno sarà distrutto, così come il suo Tempio, la maggior parte del popolo verrà esiliata a Babilonia insieme al re accecato: Geremia fu lasciato in un paese religiosamente e civilmente distrutto. Falsi profeti avevano predetto che il disastro non sarebbe accaduto, lui invece, pur perseguitato e minacciato di morte, mantenne fede alla terribile profezia che Dio gli aveva chiesto di annunciare per amore del suo Popolo.

Tutto questo però non è soltanto il risultato dell’ennesimo scontro tra le potenze di due popoli; è l’esito inevitabile che il Popolo eletto subisce per aver abbandonato la sua alleanza con Dio ed essersi abbandonato all’idolatria di turno. L’orrore che segue al “terrore” è un orrore che ha innanzitutto radici religiose: chi si esilia idolatricamente da Dio viene esiliato da una vita buona e felice e non trova destino. Ecco il vero orrore da evitare!

Infatti, l’esilio del Popolo eletto è paradigma di ogni situazione della storia umana che non si radica nel vero Dio e, ancor più, paradigma per una Chiesa (il nuovo e definitivo Popolo eletto) che – parliamo di oggi – abbandona in tanti suoi autorevoli membri la testimonianza della vera fede per inseguire le idolatrie del pensiero moderno e di cui le cronache ecclesiali attuali sono piene sia sul piano dottrinale e morale che in quello liturgico. Primo orrore! Ma anche chi ritiene di difendere le mura della Città assediata rifugiandosi in una propria Masada (ultimo illusorio rifugio per gli Ebrei assediati dalle legioni romane di Tito che nel 70 d. C. distrussero per l’ultima volta Gerusalemme) non si rende conto che la sconfitta è inevitabile senza che vi sia bisogno di assedianti. Anche questo è un orrore simile al primo.

Dentro la Chiesa, certo, non manca chi denuncia l’odierno “terrore all’intorno” di queste situazioni, ma sembra che pochi ascoltino perché troppi responsabili si mostrano pavidi o, peggio, ostili e conniventi col nemico e le sue false profezie, oppure – rovescio della stessa medaglia – arroganti nella loro presunzione di purità. E così – come sempre – i semplici ne pagano il prezzo, confusi, scoraggiati o anche arrabbiati. Ma non è certo la rabbia ad offrire soluzioni, soluzioni che possono venire solo da quel Dio che, pur permettendo l’esilio, rimane fedele al suo Popolo: “Non abbiate paura degli uomini”, di quelli del mondo e di quelli dentro la Chiesa: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

Questo dice che tutto è chiaro agli occhi di Dio e di chi si affida alla sua luce: “nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze”. La nostra identità non potrà essere cancellata se guardiamo la realtà con gli occhi della fede, e ciò anche se accecassero i nostri occhi come fu per Sedecìa: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo”.

Ma perché Dio, nonostante l’orrore che si genera nella sua Chiesa infedele e che a modo suo ricade sul mondo a cui non viene offerta l’unica verità che salva, rimane fedele alla sua alleanza? Questo è il grande mistero di un Dio che già stabilisce con la sua creatura un legame di solidarietà che non è soltanto formale o giuridica ma si genera dal suo stesso Essere, un Essere in forza del quale l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di un Creatore che nelle sue tre Persone è eterna e assoluta solidarietà di Amore. Un Amore dal cui grembo abissale nasce l’uomo che alle origini cade coinvolgendo tutta la sua stirpe, tanto ogni uomo è solidale con l’altro uomo nel suo stesso essere: “Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo”.

Un uomo, però, il cui capostipite porta misteriosamente in sé la profezia del futuro riscatto (“figura di Colui che doveva venire”), proprio in forza della solidarietà generata dal Creatore, e che si conferma definitivamente con la venuta di quel Salvatore che riscatterà Adamo e noi sua stirpe, così che “il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti”. Un mistero sconvolgente d’amore che resta oscuro senza lo sguardo della fede e che proprio per questo oggi si dimostra più che mai inaccettabile per la ragione illuminata dell’uomo.

La Chiesa, costituita indefettibilmente in forza di questa suprema solidarietà e come segno concreto di essa nella storia, pur con tutta la fragilità che porta dentro di sé, rimane il luogo della nostra salvezza: non la Chiesa che si assimila al mondo, non la Chiesa che si arrocca in Masada, ma la Chiesa che si accetta come casta meretrix e che tenacemente come Geremia profetizza il vero Dio di Gesù Cristo. Una Chiesa dunque cementata e consolidata in se stessa dal suo amore infinito mediante l’impasto della sua Carne e del suo Sangue, per denunciare che fuori da questo riferimento c’è solo “terrore all’intorno” e che resiste compatta contro il duplice attentato che la divide e la atomizza. Un attentato che sorge anch’esso da un abisso, non di amore ma di malvagità, ad opera di quel mortale Nabucodonosor che è il nostro antico ma sempre attuale nemico che ha il potere di farci “perire nella Geènna” e che vorrebbe strapparci persino i capelli della nostra anima, ma se accettiamo che la mano di Dio li accarezzi con la sua immancabile tenerezza, come fa una mamma con il suo bambino, nonostante ogni assedio essi resteranno “tutti contati”: “il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere”.

 

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