Rilancio testimonianza che gira sui social. Molto bella. 

 

bambini scivolo parco giostre

 

“No, voi non potete salire sullo scivolo perché non avete il green pass!”

Sussulto.

Li guardo vicino allo scivolo. I due più piccoli riprovano a salire e lui di nuovo, bloccandoli:
“Nooo…voi non poteteeeee, non avete il green paaaass!”.
Resto lì, a 5 metri di distanza, e non faccio assolutamente niente, guardo l’evolversi della scena.

Sento un magma di emozioni dentro di me, emozioni forti.

Anche qua.
Anche loro.
Anche basta!!!

Respiro. La testa sa tutto: sa che i bambini imitano gli adulti, sa che è una frase innocente, sa che il bambino riporta nel gioco i suoi vissuti, sa che i bambini assorbono gli input dell’ambiente e li agiscono nei giochi di ruolo.

Ma le emozioni me le devo gestire: provo rabbia, delusione, rigetto, svuotamento, frustrazione.

Continuo a respirare mentre i due “senza green pass” vengono da me correndo sconsolati e piangenti: “Ma maestraaaa…lui dice che non possiamo salire sullo scivolo!!”

Mi sento ancora scissa tra la testa e la pancia ma quando sei la maestra devi trovare l’equilibrio in fretta.
Fingo. Fingo di non aver sentito per farmi spiegare l’accaduto e prendere tempo.

“Come mai non potete?”
“Eh perché lui dice che non abbiamo il “ghin pax”!”
Mi prendono per mano e andiamo vicino allo scivolo.
Lui, 5 anni di essere umano che mi guarda con le mani aperte come a dichiarare la sua innocenza e io mi lacero dentro ancora di più:

“Maestra ma io stavo giocando al green pass, non è che non li voglio” e io so bene che non c’è l’intento di escludere.
Sono bambini affiatati, se uno cade a terra gli altri smettono di correre e vanno a chiedergli se si è fatto male aiutandolo a rialzarsi.

Chiedo: “Cos’è il green pass?”
“Eh maestra la mia mamma lo fa vedere col telefono quando va nei posti e allora la fanno passare”.
“E tu come ti senti quando la fanno passare?”
“Eh bene perché ci fanno andare…”
“E adesso stavi provando a fare quello che controlla?”
“Si si ma per finta!” .
“Si ma cosa è successo a loro due?”
“Eh che per finta io ho detto che non hanno il green pass e quindi se non ce l’hai non puoi salire sullo scivolo…”
“E loro cosa ti hanno detto?”
“Eh che volevano salire lo stesso ma non li ho fatti passare e poi sono venuti da te”.
“Quindi ci sono rimasti male perché non potevano salire?”
“Si”-interviene l’altro bimbo- “perché maestra lui si è messo davanti alla scaletta e non ci faceva passare!!”
“Ma era per fintaaaaaa…”
“Lo so che era per finta, lo so che stavi giocando, ma quando ci accorgiamo che il nostro gioco fa rimanere male qualcuno fino a farlo piangere, allora dobbiamo fermarci.”
Interviene un’altra bambina, non coinvolta direttamente, ma che era lì ad assistere.
“Perché è di tutti lo scivolo, è vero maestra?”

Guardo i due che sono visibilmente rassicurati dal fatto che sullo scivolo potranno andarci ancora.

“Si, è di tutti”, replico. “Anche lui sa che lo scivolo è di tutti. Direi che possiamo decidere insieme che a scuola non c’è nessun green pass, neanche per finta. Lo scivolo è di tutti, come tutti i giochi della scuola”.
Lui prende per mano i suoi due amici e sale dicendo: “Andiamo dai, possiamo fare come prima, facciamo che questo era il castello!”

Io ammetto di essermi fatta guidare da loro, dalla loro saggezza, dalla loro intelligenza.

Loro sono tornati in armonia.

Io no.

Per qualche tempo, vi prego, niente retorica su inclusione ed educazione civica, nessuna presunzione di poterla insegnare ai bambini.
I bambini vedono, i bambini imparano.

– Laura Mazzarelli –

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