Rilancio una commovente lettera a testimonianza della difficile situazione legata alle restrizioni ancora in vigore per le persone fragili, per cui vivere è ancora impossibile. La lettera è stata pubblicata da RadioRadio.

 

carrozzina disabile anziano anziana

 

Gentilissimi,
sento la necessità di aggiungere questa mia testimonianza alle tante che si susseguono, quasi esclusivamente sui mezzi d’informazione alternativi al mainstream, riguardo ai provvedimenti governativi collegati al covid.

Ho un compagno di 82 anni, di cui intendo preservare il diritto alla privatezza. Scrivo questa mia lettera in pieno accordo con lui, e anche con riflessioni da lui suggeritemi. Da alcuni anni è residente presso una struttura protetta di una città emiliana; anche di questa intendo preservare il diritto alla riservatezza.

Ha gravi difficoltà deambulatorie, per cui è costretto a muoversi su carrozzina. È totalmente capace d’intendere e di volere, fortemente autodeterminato, ricco di risorse intellettuali e artistiche, tanto da dedicare ogni pomeriggio e sera alla pittura, alla lettura, alla scrittura e ai rapporti interpersonali via web.

In accordo con la direzione della struttura, convintamente e con il mio pieno rispetto della sua decisione, si è sottoposto al siero sperimentale in uso nel quadro delle azioni anti-covid: la prima inoculazione nel gennaio 2021, la seconda a 21 giorni dalla prima, la terza nel dicembre del 2021. Non ha risentito di effetti avversi.

Nei primi mesi del 2022 è risultato positivo al covid, così come molti altri ospiti e operatori della struttura. I suoi sintomi sono stati forte tosse, stanchezza, sensazione di stordimento. Nel giro di circa due settimane è risultato senza sintomi, poi negativo.
Io non mi sono sottoposta a inoculazione, per mia convinta scelta, anche se per il parlamento dovrei.
Ai tamponi, cui mi sono sottoposta in numerose circostanze, una dozzina circa a partire dal maggio 2021, sono sempre risultata negativa.

Nel luglio del 2021 mi è stato concesso dalla struttura di accompagnare fuori a pranzo il mio compagno.

Previa presentazione di certificato ufficiale di tampone negativo, una domenica alle ore 11.00 ho firmato un apposito modulo della struttura con cui mi assumevo la responsabilità dell’accompagnamento esterno, dalle ore alle ore, del mio compagno.
Con ogni precauzione nell’auto e nei percorsi esterni volti coperti da ffp2 che avevo procurato per me e per lui, apposito trattamento igienizzante speciale dell’auto (anche se c’ero sempre entrata solo io, ed evidentemente sempre negativa, ma non si sa mai che le borse della spesa nei mesi avessero funto da veicolo di patogeni, scelta accurata del locale, ampio, rispettosissimo di distanziamenti, eccetera) siamo andati al ristorante ed è stata una grande emozione; in quel momento lui per la prima volta dal febbraio 2020 , cioè da 17 mesi, usciva dalla struttura; lo abbiamo detto felici al cameriere: “lo sa che lui oggi esce di galera dopo un anno e mezzo!?” e abbiamo riso molto.

Siamo tornati fuori la domenica, ogni quindici giorni, fino al settembre 2021. Dalla struttura, poi, sono stata accettata a pranzo la domenica nell’autunno 2021; l’ultima volta è stata il 12 dicembre; poi più niente, poiché non sono vaccinata. Per Natale io ho mangiato a casa da sola, lui con i compagni e il personale della struttura. A lui ho detto: non me la sento di cedere al ricatto; mi ha compresa; come io avevo rispettato la sua scelta, così lui ha rispettato la mia; per entrambi dolorosamente. Nei giorni del Natale, anche se carità cristiana non lo avrebbe voluto, non sono riuscita a impedirmi di augurare ai governanti di sperimentare prima o poi, nella loro vita, restrizione delle libertà personali e affettive, umiliazioni, ricatti morali, solitudine, dolore.

Passate le feste natalizie e passata la reclusione nella sua stanza, che a febbraio 2022 con il covid in struttura è durata una ventina di giorni, (cioè lui, come altri, chiuso nella sua stanza 24 ore su 24 per più di venti giorni senza neppure poter andare nel corridoio), io e il mio compagno ci siamo detti: teniamo duro, tra un po’ la domenica potremo andare insieme al parco e, quando si può mangiare fuori, magari anche ogni quindici giorni in una trattoria di campagna. Mi si è gelato il sangue quando ho letto il decreto con cui fino al 31 dicembre è vietato ai non vaccinati di entrare nelle strutture protette in visita ai loro cari, anche se non hanno il covid, anche se presentano un tampone di negatività. Non solo: mi viene vietato di andare davanti alla porta esterna della struttura a prendere il mio compagno per portarlo fuori la domenica per qualche ora; anche se porto un esito ufficiale di tampone negativo, anche se non ci entro nella struttura; anche se il mio compagno può uscire con una persona vaccinata e andare in un ristorante o in un caffè allo stesso tavolo con persone vaccinate o non vaccinate, vaccinate ma positive al covid, per esempio (quanti ce ne sono stati e ce n’è, non è forse vero?).

Il mio compagno ha detto che questo è uno dei ricatti più vili; è esattamente quello che penso anch’io. Qualche giorno fa ha parlato con la direzione della struttura, con la speranza di trovare un accordo atto a consentirmi di accompagnarlo all’esterno; ha chiarito che io sono sempre disponibile a sottopormi al tampone; ha inoltre precisato che lui, perfettamente capace di intendere e di volere, è in grado di sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità, che solleverebbe la struttura da ogni eventuale problema. La direzione ha obiettato che lui all’esterno mi incontrerebbe e che questo sarebbe un problema; alla replica del mio compagno (“Ma come, non sono forse libero fuori di qui d’incontrare chi voglio? E non potrebbe  anche capitare di ritrovarmi, senza volerlo, accanto a chi fosse casualmente nel tavolo vicino al mio in un ristorante, magari supervaccinato e portatore inconsapevole di covid?”) la direzione non ha saputo cosa rispondere, ma è rimasta ferma nelle proprie posizioni, perché “ce lo impone la legge”.

Nonostante la mia amarezza, non riesco a prendermela con la direzione della struttura, sia perché credo che sia legata mani e piedi, sia perché in questi due anni si è sempre prodigata per alleggerire la reclusione forzata degli ospiti e per informarci costantemente sulla situazione interna e sulle disposizioni dettate dal governo e dagli apparati burocratici. Con posta elettronica ho inviato questa mia lettera al mio compagno, che l’ha letta, la sottoscrive moralmente e mi autorizza a inviarvela.
Vi ringrazio, e colgo questa occasione per farvi sapere che con il vostro operato, le vostre trasmissioni, le vostre testimonianze mi avete aiutata e mi state aiutando molto a farcela, nonostante tutto.

Un caro augurio di buona Pasqua.

 


 

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