Ricevo da un sacerdote e volentieri pubblico.

 

Pachamama nella basilica di San Pietro

Pachamama nella Basilica di San Pietro a Roma

 

 

di Un sacerdote

 

“Sopra i suoi giri il vento ritorna […] Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole” (Qo 1, 6. 9).

Caro Sabino, nelle mie precedenti considerazioni che hai avuto la cortesia di pubblicare il Sabato Santo, c’era a tema un “chissà?: chissà se il Sabato santo in cui la vita sembrava fermarsi, poteva diventare una Domenica di nuova vita? Quanto ti scrivo adesso si pone a sviluppo ulteriore della risposta all’interrogativo. Infatti nei giorni trascorsi tra la memoria del Venerdì Santo e la festività della Santa Pasqua ogni tanto mi sono ritornate alla mente le parole sopra citate del libro meno religioso della Bibbia, tanto che gli scarsi riferimenti a Dio appaiono (almeno secondo alcuni esegeti) più come l’aggiunta preoccupata del redattore finale che il reale pensiero dello sconosciuto autore. Comunque sia, un po’ in tutto il libro spira una sorta di soffusa e rassegnata malinconia (mi viene da dire “leopardiana”), una mestizia che prende chi scrive perché, se effettivamente nulla di nuovo accade sotto il sole, chissà (eccolo qui il “chissa?”) se vale la pena vivere? Tutto alla fine è solo noia, decadimento e disgusto: “Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle: ecco, tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c’è alcun vantaggio sotto il sole” (Qo 2, 11). Ciò che rimane è, ante litteram, l’attimo fuggente da vivere al meglio: “Godi la vita con la sposa che ami per tutti i giorni della tua vita fugace, che Dio ti concede sotto il sole, perché questa è la tua sorte nella vita e nelle pene che soffri sotto il sole. Tutto ciò che trovi da fare, fallo finché ne sei in grado, perché non ci sarà né attività, né ragione, né scienza, né sapienza giù negli inferi, dove stai per andare” (Qo 9, 9-10). Sotto questi aspetti il Qoelet (o libro dell’Ecclesiaste, da non confondere con il libro dell’Ecclesiastico) è un testo di una modernità sconcertante.

Ebbene, questa sorta di “eterno ritorno”, di ciclico anello serpentino che si morde la coda, immagine usata di frequente per illustrare una concezione tipica delle culture antiche ripresa poi a suo modo da Nietsche, è stato spezzato e aperto una volta per tutte dall’unico Avvenimento di novità mai apparso sulla faccia della terra e sotto il suo sole: la Risurrezione di Cristo. L’inconcepibile è accaduto. La morte, sigillo apparentemente infrangibile del cerchio, e frutto del peccato generato dall’invidia del diavolo (cfr. Sap 2, 24) che ci vorrebbe tutti rinchiudere negli inferi dell’insignificanza e del nulla già in questo mondo, è stata vinta. Il Fattore che contiene in sé una capacità di sconvolgente giudizio, capace di dissipare il disgusto di una vita senza senso, e di offrirle un orizzonte di continua certezza e novità, si è offerto una volta per tutte sino all’ultimo giorno alla libertà dell’uomo. Un uomo che, dunque, può essere nuovo per una civiltà nuova, per quell’unico e vero Umanesimo che mai sia possibile e che si chiama Cristianesimo (la Cristianità ne è stata una particolare, sia pur irripetibile, affascinante espressione storica). Finalmente si respira al soffio dello Spirito, insufflato da Cristo morto e risorto dentro i polmoni asfissiati del mondo (cfr. Gv 19, 30; 20, 22).

Alla luce di queste brevi considerazioni c’è da chiedersi cosa accadrebbe al procedere del mondo se un “qualcosa” dovesse intervenire a rinchiudere di nuovo l’anello spezzato e aperto, ripiegando la storia su se stessa e ricacciandola in quella prigione da cui “Qualcuno” l’ha liberata.

Ed effettivamente, l’opera sempre rinnovata di rimprigionare l’uomo è parte integrante, sia pure misteriosa, della nostra storia di uomini segnati dal male e assediati dal maligno, in quanto opera menzognera di colui che odia la nostra liberazione da parte di Cristo che, con il suo essere “la Verità”, avvera il senso del mondo (cfr. Gv 8, 31-59). Anche qui, viene da dire, nulla di nuovo sotto il sole! Ma è sorprendente apprendere che il Vicario di Cristo che dovrebbe essere il principale responsabile di mantenere aperto l’anello soffocante del male (“Un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”, Tolkien) si adoperi per propagandare fattivamente in prima persona una sorta di Nuovo Umanesimo che nulla ha a che vedere con quello inaugurato da Cristo. Forse perché ormai la sua funzione (missione) è solo un titolo storico, ovviamente quindi superato, come affermato nell’ultimo recente Annuario Pontificio? Dico questo dopo aver letto un articolo di Elizabeth Yore (leggi qui) dove si fa sintesi di questo allucinante progetto che ha tappe ben precise e delineate (abbiate la pazienza e l’accortezza di leggerlo) che tutte portano al tentativo di instaurare quell’unico Nuovo Ordine mondiale con annessa un’unica Religione Mondiale, che è il sogno secolare del multiforme potere “massonico” in quanto strumento del potere satanico.

Alla luce di questo tentativo si comprende meglio tutta l’enfasi data alla valorizzazione della Pachamama che ha riempito di sé gli avvenimenti non lontani del Sinodo Amazzonico, culminati poi, a mo’ di difesa apologetica, nell’udienza straordinaria di papa Francesco del 6 novembre 2019 in cui goffamente si è tentato di spacciare il tutto come opera di rinnovata inculturazione della fede. Il prof Leonardo Lugaresi in un suo lucidissimo articolo ha ben spiegato invece cosa voglia dire stare di fronte alle espressioni religiose della storia dell’uomo, cercando di giudicarle e di valorizzarne gli eventuali contenuti positivi. Lo fa partendo dall’atteggiamento di Paolo ad Atene e del suo noto discorso nell’Areopago di quella città (leggete anche questo, mi raccomando!).

Caro Sabino mi fermo qui, perché comincia a mancarmi il respiro! Mai ci mancherà il respiro se metteremo al centro della nostra vita e della nostra fede quanto consigliava di fare sant’Antonio abate ai suoi monaci: “Respirate Gesù Cristo”. Se no il “Covid” del diavolo vincerà (quello che assedia il nostro corpo è altra faccenda, ma mi sembra che certe “corna” di quel “potere” che si consegna al suo servizio lo sappiano ben sfruttare a nostro svantaggio, cfr. Ap 12, 3; 13, 11; 17, 3. 12-13). Non sa questo “potere” che quando non servirà più, sarà rigettato (cfr. Ap 17, 16-18), per essere sostituito con un altro, e poi un altro ancora. Anche qui niente di nuovo sotto il sole. Come è noioso (tragicamente noioso, purtroppo) il diavolo. Ciao.

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