Mentre noi in Italia conosciamo tutto di quello che il card. Pietro Parolin ha detto nell’intervista al giornale del Partito Comunista Cinese che pubblica all’estero, il Global Times – io stesso ho fatto la traduzione integrale che trovate su questo blog (qui) – in Cina invece, a distanza di alcuni giorni, non è stata tradotta neanche una riga.

Come riporta AsiaNews, fra i cattolici che leggono il testo in inglese, i commenti sul web non sono positivi. Diversi sottolineano i “silenzi” del card. Parolin. “Perché il cardinale non ha detto nemmeno una parola sulla distruzione delle croci e sulle persecuzioni che stanno avvenendo adesso in Cina?  Perché, mentre molti sacerdoti sotterranei vengono schiacciati dall’Associazione patriottica, il Vaticano preferisce solo parlare di pace con il governo, evitando di parlare delle angherie dell’Associazione patriottica?”.

Ecco l’articolo di Wang Zhicheng, corrispondente di AsiaNews, che ci parla della mancata traduzione dell’intervista in Cina.

Card. Pietro Parolin

Card. Pietro Parolin

 

A tre giorni dalla sua pubblicazione, nel Paese non si riesce a trovare una traduzione cinese integrale della lunga e importante intervista che il card. Pietro Parolin ha concesso al Global Times (giornale legato al Quotidiano del popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese). Pur essendo la prima volta che un giornale cinese dà spazio a un cardinale cattolico, nei giornali della Cina popolare non vi è nemmeno una frase riportata in cinese. Alcune brevi citazioni sono riportate da giornali che pubblicano fuori della Cina, soprattutto quelle in cui il porporato esprime apprezzamento per il governo cinese e per la sua politica religiosa.

Un giornalista della capitale afferma che “il rapporto fra Cina e Vaticano al presente non interessa. Il Paese è tutto teso verso la questione della guerra dei dazi, che sta provando l’economia cinese”.

Qualcuno fa notare che l’intervista è stata pubblicata proprio all’indomani del fallimento dei dialoghi commerciali fra Cina e Stati Uniti. E l’intervista – per ora fruibile solo in inglese – potrebbe essere una specie di segnale al mondo occidentale che “il Vaticano è con noi” (ossia con la Cina e non con gli Stati Uniti di Trump).

Fra i cattolici che leggono il testo in inglese, i commenti sul web non sono positivi. Diversi sottolineano i “silenzi” del card. Parolin. “Perché il cardinale non ha detto nemmeno una parola sulla distruzione delle croci e sulle persecuzioni che stanno avvenendo adesso in Cina?  Perché, mentre molti sacerdoti sotterranei vengono schiacciati dall’Associazione patriottica, il Vaticano preferisce solo parlare di pace con il governo, evitando di parlare delle angherie dell’Associazione patriottica?”.

Un altro commenta: “Il cardinale ha fatto il suo dovere: parlare di fiducia e ottimismo, con frasi belle ma un po’ teoriche, senza tanti dettagli concreti. Sembra simile al comportamento di noi preti quando andiamo a fare visita a un malato grave in ospedale: sentiamo il dovere di dire parole di incoraggiamento e di fiducia, con la buona intenzione di consolare il malato, senza poterlo guarire”.

In una delle risposte il cardinale cita la differenza fra inculturazione e sinicizzazione, e sembra indicare la possibilità che esse siano “complementari”. Qui i commenti sono netti: “La sinicizzazione è solo l’inizio: dopo viene l’eliminazione [della Chiesa]”.

 

Fonte: AsiaNews

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