C’era qualche speranza che il santuario mariano di Maria Ausiliatrice a Sheshan, nella Repubblica Popolare Cinese, fosse incluso tra i santuari di riferimento per uno dei rosari quotidiani per la fine della pandemia indetti da Papa Francesco durante il mese di maggio.

Un articolo di Andrea Gagliarducci, pubblicato su Catholic News Agency, nella mia traduzione. 

 

Santuario mariano di Sheshan in Cina
Santuario mariano di Sheshan in Cina

 

C’era qualche speranza che il santuario mariano di Maria Ausiliatrice a Sheshan, nella Repubblica Popolare Cinese, fosse incluso tra i santuari di riferimento per uno dei rosari quotidiani per la fine della pandemia indetti da Papa Francesco durante il mese di maggio. 

Ma nella lista finale non c’era quel santuario, né nessun altro in Cina. 

Il santuario mariano di Sheshan è un punto di riferimento per i cattolici in Cina. Ogni anno, durante il mese di maggio, il santuario è meta di pellegrinaggi da tutto il paese, soprattutto nella sua festa del 24 maggio.

Il santuario di Sheshan si trova nella diocesi di Shanghai, dove il vescovo Taddeo Ma Daqin è agli arresti domiciliari dal 2012.

Per il secondo anno consecutivo, le autorità hanno sospeso i pellegrinaggi a Sheshan adducendo restrizioni legate al COVID.

La diocesi ha detto che “poiché la pandemia in patria e all’estero non è ancora sotto controllo, e le misure di prevenzione della pandemia sono ancora in atto nella nazione, per rispettare le richieste e i regolamenti del governo municipale [di Shanghai] … Il pellegrinaggio annuale di maggio a Sheshan è stato annullato”.

Quest’anno le restrizioni, tuttavia, sembravano essere arbitrarie, dal momento che l’enorme parco divertimenti di Sheshan ha riaperto; e da marzo, i luoghi di culto sono stati riaperti in molte altre province, anche se in mezzo a severe misure sanitarie.

Benedetto XVI ha composto nel 2008 una preghiera per Nostra Signora di Sheshan e ha fissato il giorno di preghiera per la Chiesa in Cina il 24 maggio. Questa decisione segue la sua lettera del 2007 ai cattolici in Cina.

Padre Gianni Criveller, un missionario italiano che ha vissuto a Hong Kong, Taiwan, Macao e nella Repubblica Popolare Cinese tra il 1991 e il 2017, ha sottolineato con la CNA che “da quando Benedetto XVI ha stabilito la giornata di preghiera per la Chiesa in Cina e ha indicato il santuario di Sheshan come punto di riferimento, il governo cinese ha reso i pellegrinaggi sempre più difficili”.

Ha aggiunto che le difficoltà per arrivare a Sheshan variavano a seconda dello stato delle relazioni Pechino – Santa Sede: quando c’erano meno tensioni, i pellegrinaggi erano più gestibili, quando le tensioni aumentavano, i pellegrinaggi erano incredibilmente difficili.

Tuttavia, ha detto, “le cose sono state sempre più sotto il controllo del governo cinese. Prima, andare da Hong Kong e Shanghai, e da lì a Sheshan, era facile, mentre dopo aver istituito la giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, non lo era più”.

Nella prima bozza della lista dei Santuari coinvolti nella Maratona del Rosario, il 24 maggio non era indicato nessun Santuario, solo un “da confermare”. Questo ha fatto sperare che il santuario di Sheshan si sarebbe unito ad altri nel mondo.

Una fonte cinese ha detto alla CNA che ci sono stati “contatti informali” per esplorare se “le cose potessero accadere” a Sheshan. Ma alla fine il santuario cinese non è stato incluso. 

“La pandemia – ha detto padre Criveller – “è un facile alibi, così il governo può tenere chiuso il santuario e allo stesso tempo non dire che non vuole che si facciano pellegrinaggi e preghiere”.

Eppure c’è, il 24 maggio, un debole legame con la Cina. Il santuario del giorno è quello della Madonna di Lourdes a Nyaunglebin, in Birmania. Il santuario è a quasi 160 chilometri da Yangon, il cui arcivescovo è Charles Maung Cardinal Bo. Il cardinale Bo, in mezzo a una grave crisi nel suo paese, ha avuto anche la forza di proclamare una settimana di preghiera per i cattolici della Cina.

La Cina è la “grande assente” in questa straordinaria maratona del Rosario. Il Vaticano ha mostrato molti segni di buona volontà verso la Cina, e ha rinnovato l’anno scorso l’accordo ad experimentum per la nomina dei vescovi. Finora la Cina non ha ricambiato.

Le misure sul personale religioso annunciate dall’Amministrazione statale per gli affari religiosi nel febbraio di quest’anno sono entrate in vigore il 1° maggio in Cina.

I nuovi regolamenti presentano diverse restrizioni per le religioni. L’agenzia UCA News ha sottolineato che “indirettamente, i regolamenti affermano che l’elezione di un vescovo cattolico sarà fatta dal sistema approvato dallo stato sotto la direzione del partito comunista cinese, mentre Papa Francesco o la Santa Sede non avranno alcun ruolo nel processo”.

La devozione a Maria in Cina risale ai tempi della missione del gesuita Matteo Ricci. Ricevuto dall’imperatore il 22 gennaio 1601, Matteo Ricci portò 12 doni, tra cui la copia dell’immagine di Maria Salus Populi Romani, conservata a Santa Maria Maggiore nella cappella dove Sant’Ignazio di Loyola celebrò la sua prima messa.

I gesuiti furono anche i fautori della devozione di Sheshan. Nel 1863, i gesuiti acquistarono la collina del santuario, e nel 1870 fecero voto di costruire una basilica su quella collina se la Madonna avesse salvato la diocesi dalla distruzione in seguito a una sanguinosa rivolta.

La Madonna ascoltò la preghiera e un anno dopo fu posta la prima pietra della prima basilica mariana in Asia. Nel 1874, il beato Pio IX concesse l’indulgenza plenaria ai pellegrini che visitavano il santuario, e nel 1894 i pellegrinaggi furono così numerosi che fu deciso di costruire una nuova chiesa.

Nel 1924, il primo sinodo cinese, convocato a Shanghai dall’allora delegato apostolico Celso Costantini, stabilì che Nostra Signora di Sheshan fosse proclamata “Regina della Cina”.

 

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1