Giotto-Ultima-Cena-1303-05-particolare
Giotto, Ultima Cena 1303-05, particolare

 

 

di Alberto Strumia

 

Domenica VI del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Lv 13,1-2.45-46; Sal 31; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45)

 

La liturgia di questa domenica ci fa riflettere su un comportamento di Gesù che riguarda la “segretezza” che, per sua libera scelta, doveva “proteggere”, per un certo tempo e in determinate situazioni, la Sua missione. Si tratta di quello che gli esegeti hanno caratterizzato con l’appellativo di “segreto messianico”. Ne troviamo traccia nel versetto nel quale Cristo dice – «ammonendolo severamente» – al lebbroso appena guarito: «Guarda di non dire niente a nessuno».

In altri passi del Vangelo di Marco Gesù chiede il silenzio sulla Sua vera identità a coloro che lo riconoscono come Figlio di Dio.

– «Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse» (Mc 3,11-12).

– «Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno» (Mc 8,29-30).

– «Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa» (Mc 9,9-10).

1. Se paragoniamo la situazione nella quale si trovava Gesù, prima che fosse giunta l’ora della Sua Passione («Gesù rispose: “È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo”», Gv 12,23), con la situazione nella quale oggi siamo chiamati a vivere, forse incominciamo a comprendere. Se gli uomini del potere avessero anche solo sospettato che Egli era l’unico Salvatore, Dio fatto uomo, l’origine di ogni altro potere, gli avrebbero impedito di insegnare e di agire pubblicamente e lo avrebbero fatto crocifiggere prima del tempo, impedendogli di compiere la Sua missione. Ci sono tempi della vita e della storia nei quali occorre l’astuzia e la prudenza («Siate dunque prudenti come i serpenti», Mt 10,16) per agire cristianamente, lavorando “sott’acqua”; stando bene attenti ad individuare le persone delle quali ci si può fidare, stando lontano dagli altri.

– Il primo fu Erode a preoccuparsi che il suo potere potesse essere in pericolo, al punto che cercò più volte di farlo uccidere («Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”», Mt 2,13; «Si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”», Lc 13,31).

– Poi «i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo» (Mc 14,1).

– E i Giudei: «Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio Suo Padre, facendosi uguale a Dio» (Gv 5,18).

– E ancora: «Dopo questi fatti Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo» (Gv 7,1).

– E quando «lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio”» (Lc 4,29).

– E dopo la risurrezione di Lazzaro, «da quel giorno dunque decisero di ucciderlo» (Gv 11,53).

2. Oggi una sorta di segretezza occorre anche a noi, per rimanere cristiani, sia nei confronti dei poteri esterni che di quelli interni («Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò», Lc 4,30). Siamo in una situazione nella quale è sempre più difficile trovare qualcuno con il quale si possa parlare liberamente, senza essere fraintesi, guardati male e considerati pericolosi, o almeno strani. Una “ragione sana” e una “fede integra” comportano una sorta di isolamento, simile a quello prescritto ai lebbrosi, come viene descritto nella prima lettura della liturgia di questa domenica. Mentre i veri “lebbrosi culturali” di oggi sono quelli che il Signore è pronto a guarire dalla decomposizione ideologica della mente, se hanno il coraggio di rivolgersi a Lui, come fece il lebbroso risanato del Vangelo («“Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”»).

3. Osservando questa prudenza, in un momento come quello presente, si segue il consiglio di san Paolo, il quale, nella seconda lettura raccomanda di evitare di fare clamori che scatenano inutili scandali, persecuzioni giudiziarie e sanzioni esterne e interne alla Chiesa («Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio»). Lo scopo di questa prudenza non è quello di adeguarsi al mondo, come invece è divenuto di moda fare oggi anche nella Chiesa, ma quello di preservare intatta la vera fede, così da essere in grado, come Paolo, di portare alla Salvezza («perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo») più persone possibile. Quando sarà giunta la nostra ora, che è l’ora della manifestazione definitiva del Signore, allora tutto sarà chiaro a tutti e niente sarà più segreto («Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce», Lc 8,17).

Come Maria, la Madre di Dio che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore», anche noi, oggi, vogliamo cercare di “serbare” la vera fede, la vera dottrina di Cristo – l’unica che salva – e la retta ragione.

Alla sua sicura protezione ci affidiamo ogni giorno, disponendoci ad attraversare questo tempo di quaresima della storia dell’umanità, che anche la liturgia ci guiderà a vivere a partire dal prossimo Mercoledì, fino a condurci alla Pasqua di Risurrezione.

Bologna, 14 febbraio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

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