Gesù Cristo

 

Domenica XXV del Tempo Ordinario (Anno B)

(Sap 2,12.17-20; Sal 53; Giac 3,16-4,3; Mc 9,30-37)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture di questa domenica sono tutte sorprendentemente incentrate sul tema della “volontà di potere” dentro la Chiesa, descritta come qualcosa che si nasconde nel cuore di alcuni dei discepoli e di coloro che in essa hanno un ruolo di autorità, come gli Apostoli, che lo seguivano da vicino, anche quando altri non dovevano sapere dove si trovava («Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma Egli non voleva che alcuno lo sapesse»).

Una “volontà di potere” che è nel cuore dell’uomo come effetto residuo del peccato originale e rimane come disposizione anche dopo il Battesimo, la Confermazione e l’Ordine Sacro. Il Tentatore è sempre pronto a fare leva sui nostri punti più sensibili e i ministri della Chiesa, come pure i fedeli, in particolare nei nostri tempi, non sono immuni da questo, come l’evidenza dei fatti dimostra.

Questo ragionare e lavorare sotto sotto con una mentalità non cristiana cercando, per esibizionismo, di mettersi in evidenza e di avere un posto di primo piano, di essere al di sopra degli altri («Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande») che ritorna sempre a galla è particolarmente presente nel mondo di oggi e ha finito per divorare anche troppi uomini di Chiesa, ai più alti livelli. Era presente tra gli Apostoli e i primi discepoli; era presente nella prima comunità cristiana (cfr., la seconda lettura). È presente con schiacciante evidenza nella Chiesa di oggi, nelle guide della quale sta predominando una visione “orizzontale”, “politica” e alla fine “materialista” della realtà, travestita di “cristianesimo”. Ma questo modo di ragionare e di vivere non è cristiano! Se è triste vedere all’opera la “logica del potere” e del “materialismo” nel mondo, perché alla fine uccide l’uomo e rende insostenibile la vita sociale e civile, è ancora più triste vederla all’opera nella Chiesa. Perché i suoi sostenitori finiscono – consapevoli o meno che siano solo Dio lo sa e giudicherà – per usare la loro autorità ecclesiastica per sostenerla (con la manipolazione della Dottrina), questa mentalità, fino ad imporla (con la manipolazione della disciplina e della pastorale), se fosse possibile, anche ai santi. E la travestono con parole che un tempo erano cristiane e oggi, così capovolte nel loro significato non lo sono più, se non nel suono e nell’apparenza. Ma questa “manipolazione del linguaggio” è sempre stata, nei secoli, quella caratteristica tipica di ogni forma di eresia gnostica che ci permette di riconoscerla all’opera anche oggi e di smascherarla come una falsa dottrina.

La prima lettura descrive il “trafficare” e il “tramare” di quanti, per salvare la loro faccia e il loro potere, si organizzano per rendere la vita cristiana, e ogni forma di consacrazione e dedizione totale a Cristo, difficile e addirittura impossibile (perché proibita!) a quanti vogliono prendere sul serio il Signore. («Tendiamo insidie al giusto […] Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti […] Condanniamolo a una morte infamante»).

E qui sta la sfida tra il demonio e Cristo che, sottoposto alla croce fino alla morte, sfida il mondo con la sua vittoria nella Risurrezione. Oggi, più che mai, è impossibile comprendere gli avvenimenti senza questa “chiave di lettura teologica”.

Ma la falsa maschera che cerca di travestire con parole cristiane, per altro snaturate e banalizzate, approfittando della non conoscenza della dottrina vera di Cristo e della Chiesa che caratterizza, ai nostri giorni, la maggior parte dei “credenti” (pastori compresi!) oltre che  tutti gli altri che credenti non sono, porterà questa falsificazione della Chiesa che oggi vive dentro l’involucro istituzionale di quella vera – che rimane garantito dall’oggettività sacramentale – presto ad una morte in croce che precederà la risurrezione della vera Chiesa di Cristo.

Erano tre, in croce, al tempo di Gesù: Il ladrone non pentito, il buon ladrone pentito e Gesù stesso (cfr., Lc 23,39-42).

– Il primo sembra anticipare profeticamente quanti, nella Chiesa di oggi, non si pentono di aver seguito, anche per decenni, un’ideologia teologica mondana, sostituendola alla Dottrina di Cristo, perché ormai non più capita e non più creduta come adeguata ai tempi. Questi si ostineranno anche quando il loro potere crollerà loro addosso e perfino i loro “amici”, appartenenti al mondo, li abbandoneranno e disprezzeranno dopo averli usati per distruggere la Chiesa.

– Il secondo, il buon ladrone pentito, anticipa coloro che, illuminati dalla Grazia, si renderanno conto, all’ultimo momento, dell’illusione nella quale sono caduti e giungeranno ad una vera conversione, salvandosi come quel ladrone che si affidò sinceramente alla misericordia di Cristo («“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”», Lc 23,42-43).

– Gesù in croce rappresenta, insieme a sé stesso, quel “Cristo totale” di cui è il capo, la vera Chiesa Suo Corpo, che gli è rimasta fedele anche nell’inimmaginabile prova estrema, e che, come Lui e con Lui, risorgerà dopo essere morta in croce per causa degli uomini apostati dalla vera fede.

Come allora, anche oggi abbiamo «presso la croce di Gesù, Sua madre» (Gv 19,25), la Vergine Maria, con la sua continua protezione e potente intercessione. Sarà lei a guidarci ad attraversare questo tempo svuotato di verità e di fede, trasportata lei stessa dalla potente mano di Dio («furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente»).

Maria, madre della Chiesa, vieni in nostro soccorso!

 

Bologna, 22 settembre 2024

(Ho riproposto in questa domenica una mia riflessione della domenica 23 settembre 2018 che trovo del tutto pertinente anche oggi, e non era ancora apparsa su questo blog)

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