Rilanciamo un articolo del prof. Leonardo Lugaresi che ha pubblicato sul suo blog.

 

Fra Angelico Sanmarco, Firenze 1442 1443, Annunciazione, Madonna
Fra Angelico Sanmarco, Firenze 1442 1443, Annunciazione

 

Altro che dantedì, oggi è l’Annunciazione. Una festa più importante del Natale, in un certo senso, perché l’incarnazione di Dio, a ben vedere, inizia con il concepimento, non appena con la venuta alla luce del Figlio.

Contempliamolo, questo inizio, quando il Dio incarnato è ancora solo un ovulo nel ventre di Maria fecondato dalla potenza dell’Altissimo che ha steso su di lei la sua ombra (Lc 1,35), e la salvezza è tutta lì. Maria oggi “concepisce” il Figlio, ma davvero nel duplice senso che noi diamo a questo verbo. Ogni fatto umano, per essere tale, dev’essere accompagnato da una qualche coscienza di sé. Chi originariamente “concepisce”, cioè “pensa” il fatto della salvezza del mondo operata dal Verbo che si fa carne? Chi ne ha la “concezione” originaria? Maria, la madre. Lei sola. Sì, c’è accanto a lei anche Giuseppe, ma lui quel mistero è come se lo “guardasse” (di nuovo nel felice doppio senso del contemplare e del fare la guardia) dall’esterno, senza poter capirne nulla. Nuda fede, pura fede è la sua e questa è la sua gloria. (Che ne sa, in fondo, un padre – anche un padre naturale, come Giuseppe non era – del figlio nascosto nel ventre della sua donna? Lei sa cose che lui non riesce neppure a immaginare).

Neanche Maria “capisce”, nel senso piatto e banale che troppo spesso noi diamo a questo verbo (“Ho capito!”: la formula dell’universale stupidità, il motto dell’imbecille che è in ciascuno di noi). Ma “capire” vuol dire prima di tutto “contenere”, e in questo senso ben più fondamentale lei sì che capisce. Nel «ventre suo si raccese l’Amore» dice Dante nella preghiera alla Vergine, traducendo bene l’espressione dell’Ave Maria che noi malamente rendiamo con un improbabile “seno”. (Vescovi, se avete voglia di fare qualche altro cambio di traduzione, qui sì che ce ne sarebbe motivo!)

La salvezza è nel pensiero. Ma non nella caricatura idealistica che ne hanno fatto i filosofi moderni, sì invece nel pensare che è portare il peso (pondus amoris, veramente!) del figlio nel ventre; ma non limitarsi a portarlo soltanto (come se una madre fosse una fattrice, secondo l’orrenda, blasfema e demente narrazione della cultura di oggi, coi suoi “uteri in affitto”), bensì portarlo e pensarlo continuamente. Non atto puro, ma un corpo che pensa. Carne pensante, come è quella della madre che dialoga silenziosamente col figlio che ha dentro, con i codici della biologia prima ancora che con quelli della linguistica.

Il titolo di questo post, dunque, potrebbe essere riscritto così: “Maria pensa Gesù.” Concepirlo nel senso carnale fu dato, una volta per tutte, solo a lei. Pensarlo è vocazione di ciascuno di noi.

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