Riporto sul caso del sacerdote Frank Pavone il parere di Phil Lawler, giornalista e scrittore. L’articolo è stato pubblicato su Catholic Culture. Eccolo nella mia traduzione. 

 

basilica San Pietro
Basilica di San Pietro, Citta del Vaticano, Credit: Shutterstock (via CNA)

 

Il nunzio apostolico negli Stati Uniti afferma che Frank Pavone è stato ridotto allo stato laicale all’inizio di novembre. Pavone afferma che, a metà dicembre, non era stato informato dell’azione disciplinare del Vaticano. Qui c’è qualcosa di molto sbagliato.

Tenete presente che abbiamo sentito solo la versione di Pavone. Il vescovo Patrick Zurek di Amarillo, che ha avviato il procedimento canonico contro l’attivista pro-life, non ha commentato il recente annuncio. L’arcivescovo Christophe Pierre, il nunzio apostolico, ha fornito due paragrafi di spiegazione brevi e vaghi. Il Dicastero vaticano per il Clero, che ha inflitto la sentenza, non ci ha detto nulla. In assenza di una spiegazione chiara per questa pena insolitamente severa, molti cattolici che ammirano il lavoro di Pavone sono comprensibilmente confusi, turbati, persino indignati. La gerarchia continua a tacere.

Se è vero che Pavone non è stato informato personalmente della decisione del Vaticano, ciò è imperdonabile. Non è mai stato difficile da trovare; una lettera o un telegramma, un telefono o un messaggio di posta elettronica lo avrebbero raggiunto. E se il Dicastero per il Clero ha fatto uno sforzo in buona fede per raggiungerlo, è chiedere troppo dire che il Vaticano dovrebbe produrre le prove di tale sforzo? Altrimenti si ha l’impressione che il Vaticano fosse interessato soprattutto a rassicurare i vescovi americani che un problema spinoso era stato risolto, piuttosto che a tenere a freno un sacerdote ribelle. È assurdo criticare Pavone perché continua a presentarsi come sacerdote, se nessuno gli ha notificato ufficialmente che non deve farlo.

In questo caso, il silenzio del Vaticano – e della gerarchia in generale – provoca un danno reale alla Chiesa. Pavone e i suoi sostenitori continuano a suggerire che è stato disciplinato semplicemente per la sua schietta difesa della vita. Il Vaticano non ha forse interesse a confutare questa accusa? Il silenzio è indice di consenso.

I procedimenti canonici sono abitualmente avvolti nella segretezza – spesso per una buona ragione – e il Vaticano è notoriamente parsimonioso con le informazioni. Ma un tumulto pubblico non può essere gestito sulla base del “bisogno di sapere”. O meglio, l’intera comunità cattolica americana ha bisogno di sapere: conoscere le reali accuse contro Pavone, sapere come è stato gestito il caso, sapere come è stato gestito l’annuncio.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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