Ampi stralci da un editoriale di mons. Luigi Negri su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi.

Foto: mons. Luigi Negri

Foto: mons. Luigi Negri

Il nostro pensiero va con profondo affetto ad Alfie, per la straordinaria battaglia che sta compiendo per mantenere intatta la propria vita. (…)

Questa grande battaglia il popolo ha saputo farla. Quali che siano i risultati, perché la crudeltà e l’irrazionalità non possono essere vinte neanche dalle manifestazioni. Qualunque sia la conclusione, si tratta di una grande vicenda di popolo quella che si è compiuta sotto i nostri occhi e alla quale tutti abbiamo potuto partecipare con maggiore o minore determinazione.

Ma questa grande esperienza di popolo individua anche gli orrendi colpevoli di questa vicenda. Questa eugenetica che sostanzialmente non ha nulla da invidiare all’eugenetica nazista (…).

È stata stabilita la morte di un bambino, assolutamente normale nelle sue reazioni che, a tantissime ore dalla sospensione della ventilazione vive, respira, reagisce con le proprie forze.
Coloro che intendono sacrificare la vita di Alfie alla loro concezione malata di eugenetica si assumono una responsabilità tremenda.(…)

Ormai la questione è aperta, la questione che San Giovanni Paolo II vide ed insegnò con grande chiarezza. Si confrontano due antropologie nel mondo. Da una parte una assolutamente strapotente: l’antropologia dell’uomo padrone di se stesso e che cerca di esercitare il suo dominio sulla realtà. Dall’altra l’antropologia di un uomo aperto al mistero, che cerca nel cammino verso il Mistero di realizzare pienamente la propria umanità. Cultura della vita, cultura della morte. Certamente la cultura della vita è gravemente minoritaria in questo momento in quasi tutto il mondo. Ma occorre che chi se ne sente responsabile protagonista continui il suo cammino, la sua battaglia.

Il problema della vita e della morte non è un problema statistico, il problema della vita e della morte è un confronto di antropologie; occorre dare tutta la forza e la consistenza all’antropologia della verità perché possa trionfare contro il male, che sembra invincibile ma che certamente non lo è.

Il piccolo Alfie raccoglie oggi tutta la grandezza ideale dei nostri popoli e giudica tutta la meschinità e la depravazione di tante, troppe istituzioni o troppe strutture scientifiche. E qui un pensiero va anche al triste spettacolo della Chiesa inglese a cui non avremmo mai pensato di assistere: silenzio e sostegno aperto al comportamento dei medici dell’Alder Hey Hospital. Non posso non vedere questo come un grave tradimento contro la verità e la libertà del popolo.

Credo che la battaglia sia all’inizio e che occorra pregare la Madonna perché aiuti coloro che difendono l’intangibilità della vita e il suo destino di bene a non ritirarsi.

* Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio

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