sesso biologico LGBT

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

Il tempo della gentilezza e della cortesia, degli ammiccamenti e delle aperture politicamente corrette è terminato: il sesso umano è binario e la scienza non può negarlo senza tradire se stessa. Lo dice la realtà delle cose e lo conferma la biologia. Sul Wall Street Journal del 13 marzo 2020, un articolo di Colin Wright, biologo dell’Università Statale della Pennsylvania e della collega Emma Hilton, dell’Università di Manchester, definisce antiscientifico negare la dimensione binaria della sessualità umana (The Dangerous Denial of Sex, WSJ feb 13, 2020)  .

Gli Autori sostengono che l’esistenza di soli due sessi, maschile e femminile, sia un dato scientifico incontrovertibile e che l’ideologia transessuale – che definisce la dimensione binaria un “costrutto sociale” mentre postula l’esistenza di una sessualità non-binaria e di una molteplicità di generi intersessuali – non è altro che una “teoria accademicamente eccentrica” e scientificamente insostenibile. «Vediamo crescere sempre più una tendenza pericolosa e antiscientifica verso la totale negazione del sesso biologico…».

Eppure a sostegno di queste posizioni, non supportate dalla comunità scientifica, è in moto una massiccia campagna mediatica globale, sponsorizzata da organizzazioni internazionali col sostegno della maggior parte dei governi in tutto il mondo. ONU, OMS, ma anche molte altre sigle internazionali, come UNFPA, UNHCR, UNICEF, UNODC, UNESCO, UN WOMEN, hanno più volte esplicitato il loro sostegno ai cosiddetti movimenti LGBTQ+ e alle loro teorie sulla sessualità umana. Un movimento culturale che prevede finanche l’adattamento e l’adeguamento del linguaggio e che invade, non solo i media, ma anche i programmi educativi di molti paese, in particolare di quelli in via di sviluppo. È ciò che papa Francesco ha più volte chiamato una vera e propria “colonizzazione ideologica” messa in atto su scala globale.

Secondo questa ideologia «le categorie maschili e femminili esistono su uno “spettro” e quindi non sono altro che “costrutti sociali”». In questa prospettiva «Se maschio e femmina sono semplicemente raggruppamenti arbitrari, ne consegue che tutti, indipendentemente dalla genetica o dall’anatomia, dovrebbero essere liberi di scegliere di identificarsi come maschi o femmine o di rifiutare il sesso interamente a favore di una nuova “identità di genere” su misura». Per Wright e Hilton affermare che questo tipo di ragionamento «è privo di basi nella realtà sarebbe solo un eclatante eufemismo. È falso sotto qualsiasi punto di vista possibile».

Dal punto di vista scientifico «nell’essere umano, l’anatomia riproduttiva è inequivocabilmente maschio o femmina alla nascita più del 99,98% delle volte. La funzione evolutiva di queste due anatomie è di aiutare la riproduzione attraverso la fusione di sperma e ovuli. Non esiste un terzo tipo di cellula sessuale nell’uomo, e quindi non esiste uno “spettro” sessuale o sessi aggiuntivi oltre al maschio e alla femmina. Il sesso è binario» mentre «gli individui intersessuali sono estremamente rari e non sono né un terzo sesso né la prova che il sesso sia uno “spettro” o un “costrutto sociale”».

La negazione del sesso biologico, in favore di una “identità di genere” soggettiva, minaccia inoltre i diritti delle donne e degli omosessuali. Infatti «negare la realtà del sesso biologico e soppiantarla con “identità di genere” soggettiva» oltre ad essere «una teoria accademica eccentrica» desta «gravi preoccupazioni in materia di diritti umani per i gruppi vulnerabili, tra cui donne, omosessuali e bambini».

Da una parte le donne hanno bisogno di riconoscimento e protezione da parte della società (basti pensare alle competizioni sportive di categoria). Dall’altra persino il processo di “normalizzazione” dell’omosessualità potrebbe inciampare per colpa delle teorie gender «poiché l’attrazione per lo stesso sesso non ha senso senza la distinzione tra i sessi».

La diffusione di questa fake-news, concludono gli Autori, secondo cui il sesso è radicato nella identità soggettiva, crea una “confusione culturale” che minaccia le fasce più vulnerabili della popolazione: i bambini, vittime di una falsa ideologia secondo cui l’identità avrebbe più valore della biologia e valorizzerebbe il primato del sentimento personale sulla realtà sessuale. «Le persone più vulnerabili al negazionismo sessuale sono i bambini. Quando viene loro insegnato che il sesso è fondato sull’identità anziché sulla biologia, le categorie sessuali possono facilmente confondersi con stereotipi regressivi di mascolinità e femminilità […]. L’ascesa drammatica di adolescenti “disforici di genere” – in particolare le ragazze giovani – nelle cliniche probabilmente riflette questa nuova confusione culturale».

Infine l’appello alla comunità scientifica: i medici devono difendere la realtà empirica del sesso biologico, se non lo fanno stanno tradendo la comunità scientifica. «Il tempo della cortesia su questo tema è finito. […] Quando le autorevoli istituzioni scientifiche ignorano o negano il fatto empirico in nome di un presunto costrutto sociale, è un grande tradimento per la comunità scientifica che rappresentano. Mina la fiducia del pubblico nella scienza ed è pericolosamente dannoso per i più vulnerabili».

Ciò che la Chiesa ripete da diversi anni, è ora affermato da due scienziati in uno dei giornali finanziari più autorevoli del mondo e quotidiano di maggior diffusione degli Stati Uniti d’America (con una tiratura di circa due milioni di copie al giorno in tutto il mondo). Ma se le posizioni espresse, ad esempio, da professori come Dale O’Laeary, Marguerite Peeters, Gabriele Kuby o Tony Anatrella, sono state considerate frutto di un pregiudizio bigotto e di una forma di intolleranza conservatrice, ora sono due biologhi e docenti universitari a sconfessare le fantasiose teorie dello spettro sessuale che molti vorrebbero spacciare per scienza e imporre come verità inconfutabile.

 

Il dottor Wright è un biologo evoluzionista della Penn State (in Pennsylvania).

La dottoressa Hilton è una biologa dello sviluppo presso l’Università di Manchester.

 

 

 

 

 

 

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