Giotto, Natività, Basilica inferiore di San Francesco, Assisi
Giotto, Natività, Basilica inferiore di San Francesco, Assisi

 

di Gianni Silvestri

 

Il Natale, da secoli, è fonte di riflessioni: si intuisce che non è solo un evento storico come tanti altri, ma una Novità assoluta per l’umanità. Novità cercata ed attesa da millenni (immaginiamo i profeti che per secoli hanno annunciato la venuta del Messia al popolo ebreo).
Si sono scritti e si scriveranno libri sul tema, chiaramente inesauribile, noi umilmente e sinteticamente rifletteremo solo su alcuni aspetti che aiutano a rivivere questo evento in maniera più consapevole (rivivere: non basta certo ragionarci, come se fosse un argomento di conversazione salottiera).
Quale migliore “traccia” per avvicinarsi al Natale, per approfondirne il senso, se non seguire il comportamento e le scelte di Dio?  Vediamone alcune: 


1) L’ANNUNCIO E L’ATTESA: Il Signore tramite i profeti ha annunciato, con secoli di anticipo al popolo ebreo, la Sua venuta tra gli uomini. Questo annuncio costante, rafforzato da segni incredibili, è un indice della Sua volontà di ristabilire un rapporto con noi.  Forse non si riflette abbastanza sulla straordinarietà di un evento non accaduto per caso, ma previsto in anticipo da secoli ed annunciato con una precisione straordinaria, (pensiamo alla profezia di Daniele che individua persino il tempo della venuta del Messia, o a quelle di Isaia e di altri profeti che individuano con precisione persino i suoi tratti umani… ma questa è un’altra storia).
La venuta di Cristo è stato prevista per secoli, i sapienti (magi) l’hanno cercata e trovata, gli angeli l’hanno annunciata quasi pubblicamente a tutti i pastori del luogo:  ecco il valore soggettivo e non solo oggettivo di questo evento. Il Natale è per sua natura l’avvicinamento di Dio all’uomo, è la nascita di un rapporto, è un evento annunciato ed accaduto per incontrarci: non può restare senza la risposta di ognuno.


2) L’INCARNAZIONE
Nessuna religione ha mai “immaginato” l’incarnazione di un Dio, che pur rimanendo creatore si fa creatura, per entrare nella natura e nella storia degli uomini.
Tratto comune delle varie religioni appare la inconoscibilità di Dio, a sottolineare l’incomparabilità tra il Creatore e le creature.
Questa enorme differenza, tra Dio e noi, è un oggettivo problema di incomunicabilità, di impossibilità per la creatura di comprendere l’Assoluto.
Solo Colui che ci conosce come nessun altro (avendoci creato) poteva concepire la strada migliore per mettersi in contatto con noi: non pretendere che fossimo capaci di conoscerLo o immaginarLo, ma diventare uno di noi, per poterci incontrare nel nostro mondo e con le modalità a noi comprensibili. Una pedagogia “paterna”.
Alla nostra incapacità di “salire in cielo” segue la decisione di Dio di “scendere dalle Stelle” per  farsi conoscere e, finalmente, iniziare una comunicazione “paritaria”, un rapporto “umano” con Dio (sembra una contraddizione in termini).


3) DIO SI E’ MANIFESTATO SCEGLIENDO LA VITA.
L’Assoluto poteva manifestarsi in mille modi, ben più appariscenti e “convincenti” della sua Presenza e Potenza. Invece per entrare nel mondo naturale ha scelto di “farsi piccolo” ed attraversare i limiti della vita biologica che aveva creato.
(penso che “entrare nei nostri limiti umani” ed accettarne dolori e fatiche, sia stato una dei maggiori sacrifici di Dio, “la riduzione maggiore”).   
Ma Egli in questo modo ha dato valore ad ogni vita, indicandola come il luogo privilegiato per la Sua presenza; l’ha tanto arricchita di eternità da renderla sacra.
Non si riflette abbastanza su quanto la fede valorizzi l’uomo: il suo valore di fondo non è più legato al potere o alla ricchezza, ma all’essere creatura di Dio con un destino eterno: ogni singola vita umana è sacra ed insopprimibile perché appartiene a DIO, perché ha il destino di una vita eterna (con Lui o senza).


4) DIO HA SCELTO LA FAMIGLIA: con il Natale ha voluto confermare in modo evidente e pubblico la scelta fatta sin dalla creazione: l’ordine naturale è fondato sulla complementarietà di uomo e donna, che si arricchiscono a vicenda nelle loro differenze.
Tutto cominciò nell’Antico Testamento con la coppia di Adamo ed Eva (che però abbandonò il Padre fidandosi “del primo venuto”); la nuova alleanza tra Dio ed il genere umano nel Nuovo Testamento si fonda sulla famiglia di Giuseppe e Maria, che ha, però, accettato di essere parte del disegno divino (si è fidata di Dio).
Se l’allontanamento da Dio diede origine “alla chiusura del cielo” ed alla condizione terrena di precarietà e peccato, la nuova alleanza con DIO diviene capace di “riaprire le porte del cielo”.
La famiglia, quindi non resta solo un luogo naturale di procreazione, generatrice di nuove esistenze fisiche, ma diviene una scelta stabile, (“finché morte non vi separi”) un progetto di vita per cercare (con l’aiuto -sacramentale- di Dio) l’esistenza eterna.


5) DIO HA “I PIEDI PER TERRA”: la Natività come la conosciamo ci evita il rischio di “intellettualizzare” tutto, di ridurre la realtà a concetti comprensibili e quindi “manipolabili” dalla mente umana.
Dio sa bene, infatti, il rischio e la gravità del “pericolo gnostico” cioè di ridurre la realtà (e DIO stesso) ad una questione di mera conoscenza intellettiva.  La gnosi è pericolosa in quanto parte dal nostro naturale sforzo di comprensione che ci porta a semplificare il reale, a dividerlo in categorie, a “concettualizzarlo”.
In tal modo Dio rischia di diventare una delle tante idee da gestire come se fosse al nostro servizio (e non viceversa), quasi un concetto filosofico che ognuno può crearsi come gli pare, un Dio a propria immagine, quasi un idolo a cui rivolgersi scaramanticamente nei momenti difficili. Un Dio-idea, privato della sua realtà Trascendente per divenire uno dei tanti elementi immanenti della nostra vita (è uno dei limiti dell’Idealismo); Dio invece non può essere un’idea a nostro servizio, da tirare fuori del cassetto al momento del bisogno, magari per rincuorarci.
Lo gnosticismo è la “madre di tutte le eresie” (hanno messo in guardia persino i papi) ed anche oggi il modernismo rischia di appartenere “alla stessa famiglia” nel suo tentativo di modificare-aggiornare la fede, per renderla più accettabile al mondo. Il Natale è la realtà che trionfa: di fronte alla nascita di un Dio-bambino, visibile ed incontrabile con la sua famiglia nella povera realtà di un villaggio, non c’è discussione filosofica, non c’è concetto che tenga, non c’è accomodamento intellettuale: Cristo diventa la pietra angolare, da accettare o scartare, (ben Altro dalle nostre misure limitate che pretendono addirittura di “razionalizzare il Mistero”).
Di fronte ad un avvenimento reale o vi è l’atteggiamento dei pastori (di fiducia, di accoglienza, di adorazione dell’Assoluto) o quello di chi- come Erode- vuole mettere Dio al suo servizio.

6) IL TEMPO E LO SPAZIO ORA HANNO UN SENSO
Con il Natale Dio ha deciso di “entrare nel nostro tempo”, di rendersi incontrabile in un luogo preciso, di diventare una Presenza viva, incontrabile (hic et nunc).
Tutto ora acquista un senso, la vita terrena acquista un valore eterno in quanto la carne umana è abitata da Dio (“non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” ci ricorda San Paolo).

Una novità come questa è esistenziale, sconvolge la vita intera, non è certo un film o una notizia da riporre in archivio, è la perla preziosa, cioè l’investimento della vita.
Ma che investimento? A noi “che ce ne torna”? Potrebbe dire qualcuno “adulto e vaccinato”: questo Cristo disceso dal cielo cosa ha ancora da dire a noi?
Se lo riteniamo un concetto, una storia, una idea… dopo 2000 anni… è già “roba vecchia”, già vista, che non interessa più a nessuno (se non hai bambini che non la conoscono).
Se invece intuiamo che una Presenza viva è entrata nel mondo, allora tutto cambia …ed è il Suo più caro amico a ricordarcelo:
“… Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio”
(Gv 1, 11-12)
Figli di Dio…..Non è roba da poco.
Proprio un gran motivo per continuare ad augurarci:
Buon Natale                       

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