Natività, Pinturicchio
Natività, Pinturicchio

 

Natale del Signore

(Is 9,1-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14 – Is 62,11-12; Sal 96; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20 – Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18)

 

Il Natale è la festa più dolce e cara che ci sia!

Chi ha imparato a conoscerla e amarla fino dall’infanzia lo sa e non può dimenticarlo, e la rivive ogni anno con quella emozione infantile che non riesce a non rinnovarsi.

Perché da bambini si sta bene con un Bambino come Gesù, appena nato. Il presepe è come una “casina” nella quale quasi si entra volentieri, in commosso silenzio adorante, quando lo si è imparato dai propri genitori.

Chi ha perso questo forse non si rende conto di ciò che ha perso; ma non può non toccare con mano la bruttezza, la cattiveria, l’invivibilità del mondo di oggi che di quel Bambino ha dimenticato praticamente tutto, la Sua vera divinità e vera umanità. C’è una precisa “relazione di causa-effetto” tra questa dimenticanza di Cristo da parte degli esseri umani e la barbarie che oggi domina la vita privata e quella pubblica, tra questa dimenticanza e le guerre condotte con la logica distruttiva di un terrorismo che non risparmia nessuno.

Ma subito dopo la “poesia del Natale” che la cattiveria satanica e umana ha voluto annullare, alla “prima venuta” di Cristo («Il Verbo si fece carne», Vangelo del Giorno) si affianca l’approssimarsi della “seconda venuta” del Signore della storia che ristabilirà in modo esplicito e visibile la “giustizia originale” tra Dio e l’uomo («pulirà interamente la sua aia», Mt 3,12). Così il tempo della storia ci appare sempre più “contratto” e le due venute di Cristo ci appaiono sempre più ravvicinate, quasi tendessero a coincidere con uno stesso punto, come gli estremi di un segmento la cui lunghezza si accorcia progressivamente. È il punto di vista dell’Eternità.

Ma quest’anno il quadro delle guerre diffuse e del terrorismo diffuso, ci fanno vedere come punti ravvicinati anche la nascita del Salvatore e la Sua Passione e Crocifissione, il Natale e il Venerdì Santo, preludio immediato alla Pasqua.

Con il suo Signore anche la Chiesa sembra, oggi, ormai prossima alla sua morte in Croce, ad opera dei nemici esterni e di quelli interni, coalizzati insieme. E come il Suo Signore risorgerà nell’Eternità, e per un po’ anche prima qui in terra, perché «non sarà ancora la fine» (Mc 13,7). Il Cuore Immacolato di Maria trionferà sul demonio, rendendo possibile questo “anticipo” dell’Eternità nel tempo della storia («Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe:  questa ti schiaccerà la testa» (Gen 3,15).

Quest’anno non trovo parole più belle e significative di quelle di san Leone Magno, riportate nell’Ufficio delle letture di oggi, per proporre una meditazione sul Natale. E non oso aggiungere altro per non rovinarle, preferendo riproporle così come sono.

Auguro un santo Natale a tutti!

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Dai Discorsi di san Leone Magno, papa (Disc. 1 per il Natale, 1-3; PL 54,190-193)

Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.

Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l’impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l’assunse Lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava. Così alla nascita del Signore gli Angeli cantano esultanti: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” (Lc 2,14).

Essi vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo. Di questa opera ineffabile dell’amore divino, di cui tanto gioiscono gli Angeli nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l’umanità nella sua miseria! O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi, e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (cfr. Ef 2,5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani.

Deponiamo dunque «l’uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4,22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne.

Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all’abiezione di un tempo con una condotta indegna.

Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio.

Con il Sacramento del Battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il Sangue di Cristo.

 

Bologna, 25 dicembre 2023

 

 

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