Luc Montagnier, premio Nobel medicina
Luc Montagnier, premio Nobel medicina

 

 

di Elisabetta Sala

 

Il Professor Luc Montagnier, classe 1932, Nobel per la medicina 2008, ha fatto parlare di sé per diversi motivi. Molti ricorderanno come sia stato messo alla berlina quando, primo tra tutti, si disse sicuro del fatto che il virus SARS-CoV-2 fosse stato fabbricato in laboratorio, “tesi complottista” rivelatasi poi essere alquanto verosimile.

Ora è di nuovo attaccato per via delle sue posizioni anticonformiste riguardo ai cosiddetti vaccini anti Covid. Posto che, diversamente da altri “dissidenti”, non si può dire di lui che non sappia di cosa sta parlando, il mainstream ricorre al consueto piano B per far tacere le persone scomode: la macchina del fango, oppure il compatimento. Sa quello che dice dal punto di vista medico, sostiene il mainstream, ma, essendo ormai anziano (il che la dice lunga sul clima sempre più gerontofobico della nostra civiltà), dà ormai segni di demenza. Capita che le persone o le opere che danno fastidio al sistema finiscano declassate: non per niente i tremendi Viaggi di Gulliver furono trasformati in storiella per bambini. Chi altro ci ricorda questo clima di irrisione? Non l’Unione Sovietica, in cui i dissidenti che si salvavano dai gulag finivano internati in manicomio?  

 Due le interviste recenti in cui il professore, lungi dal dare segni di demenza, spiega chiaramente le proprie posizioni.

 La prima, rilasciata a Pierre Barnérias di Hold-Up Media (e pubblicata in italiano il 28 maggio qui) è piuttosto tecnica e in sé sufficiente a dimostrare agli scettici che il professore ha la testa ben fissa sulle spalle.

Alla domanda su quale sia la sua opinione riguardo alla vaccinazione di massa quando esistono invece trattamenti efficaci e non costosi, Montagnier risponde:

 “E’ un errore enorme… Un errore scientifico, se così si può dire, dei medici che non possono dire ciò che è evidente. È un errore inaccettabile! La storia un giorno farà un bilancio di tutto questo, perché di fatto è la vaccinazione che sta creando le varianti. Per il virus cinese ci sono anticorpi creati dal vaccino, e cosa fa il virus? Muore oppure trova un’altra soluzione [N.D.T. per sopravvivere]. Le nuove varianti sono il risultato e il prodotto della vaccinazione. Si può constatare lo stesso fenomeno nei vari paesi dove è in atto la vaccinazione di massa. Si vede la curva dei morti seguire quella delle vaccinazioni effettuate. Sto monitorando tutto questo da vicino, e sto facendo degli esperimenti in istituto sui pazienti, vale a dire su pazienti infettati dal coronavirus dopo la vaccinazione. Dimostrerò che i vaccini stanno creando le varianti che sono resistenti alla vaccinazione”.

 La seconda intervista, rilasciata a Xavier Azalbert di France Soir il 27 maggio (e, per ora, reperibile soltanto in francese qui), è più divulgativa. Diamo qui di seguito una sintesi dei punti più salienti.

Oltre a ribadire la propria sicurezza che le varianti del virus siano prodotte dai vaccini stessi, il professore tiene a precisare che non ha mai pronunciato le previsioni catastrofiste che gli sono state messe in bocca, come quella secondo cui tra il 10 e il 25 % dei vaccinati sia destinato a una morte precocissima.

Dichiara invece, senza mezzi termini, che con la cosiddetta vaccinazione di massa “la specie umana gioca col fuoco”, in quanto il rischio di reazioni autoimmuni è molto elevato. È “inammissibile”, dice, che un trattamento medico abbia un tale potenziale distruttivo: è qualcosa che va non solo contro l’etica ma anche contro il giuramento di Ippocrate: “Primum, non nocere”.

Riguardo l’obbligo vaccinale, Montagnier si dice “scandalizzato” dal fatto che si proponga il vaccino anche ai bambini, perché “in quel caso si tocca veramente la generazione futura” e dunque il futuro dell’umanità. Esistono sostanze nocive, come per esempio il glifosato, che hanno effetti epigenetici, cioè trasmissibili di generazione in generazione. In questo senso il professore è preoccupato per le sorti dell’umanità, perché ci stiamo avventurando verso “il completamente ignoto”. Per questo motivo egli si leva “in modo assoluto” contro l’attuale “follia vaccinatoria”.

Ma il pericolo non riguarda solo i nostri figli: anche in questa generazione potranno esserci effetti a medio termine, tra cinque o dieci anni. Nessuno può negarlo, perché non ne abbiamo un’idea.

Non abbiamo certezze, ad esempio, riguardo l’incidenza di queste terapie geniche sulle malattie neurodegenerative, né il poco che sappiamo è granché rassicurante: nell’RNA del Coronavirus esistono infatti sequenze che somigliano a quelle dei prioni (responsabili delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale), i quali potrebbero andare a destabilizzare alcune proteine naturali del cervello per trasformarle in prioni. Il professore si dice “molto preoccupato” riguardo a ciò; tanto più che i prioni possono giocare un ruolo importante anche nel causare sia il morbo di Alzheimer che quello di Parkinson. Oltre alle reazioni autoimmuni, oltre alle malattie degenerative, i cosiddetti vaccini anti Covid possono dare problemi vascolari e rischiano persino di far aumentare la diffusione dei tumori.

Il professore ribadisce di essere assolutamente aperto alla discussione, anche perché è proprio la discussione, la ricerca della verità attraverso i pareri discordanti, a permettere l’avanzare della scienza. In questo senso non è vero, come lo si accusa di voler fare, che egli ricerchi della controversia fine a se stessa.

Quanto ai politici che spingono al vaccino, Montagnier si dice “atterrito” dal fatto che gente del tutto incompetente sia in campo scientifico che in campo medico si metta a fare la “politica della medicina e la politica della scienza”, semplicemente seguendo la corrente. Tanto più che esistono “correnti molto pericolose” che tendono a sopprimere ogni discussione e di imporre quella che ritengono essere la verità.

Quanto all’attenzione esclusiva al vaccino a discapito di cure efficaci ed economiche, ribadisce che si tratta di uno “spreco di soldi e di idee”.

Come è la diversità delle opinioni a far progredire la scienza, così la libertà di pensiero è importantissima per la specie umana, è ciò che ci permette di continuare a evolverci. Eliminando la libertà di opinione, è come se si impedisse alle nostre menti di crescere.

In chiusura, il professore ribadisce che la specie umana sta giocando con il fuoco: non sappiamo quello che stiamo facendo, ci stiamo tuffando nell’ignoto. Esattamente il contrario di quanto ci chiederebbe il buon senso, cioè applicare il principio di precauzione.

È vero che esistono sulla terra sette miliardi di esseri umani, ma l’uomo è comunque estremamente fragile, i nostri errori potrebbero portarci all’autodistruzione. Auspicando un connubio tra scienza e coscienza, e per nulla abbattuto dagli scenari inquietanti e dall’ostilità che lo circonda, il dottor Montagnier conclude con un appello incoraggiante: “Andiamo avanti nella ricerca della verità!”.

 

 

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