Mons. Zanchetta, vescovo argentini, nei confronti del quale è in corso una causa per abusi sessuali su seminaristi del seminario da lui diretto, nel suo precedente comunicato emesso a seguito della richiesta di arresto internazionale da parte del pubblico ministero non aveva specificato né se si sarebbe presentato in tribunale tra qualche giorno né dove si trovasse. Questo mistero aveva sollevato dei dubbi. Per questo a distanza di qualche giorno ha diramato un nuovo comunicato in cui precisa alcune cose. Eccolo il comunicato ripreso dal blog Il Sismografo.

 

Mons. Gustavo Zanchetta

Mons. Gustavo Zanchetta

 

Ad integrazione del comunicato stampa emesso lo scorso giovedì 21 novembre 2019, per chiarire definitivamente ogni possibile confusione circa la fattispecie in questione, e anche per manifestare la sua piena collaborazione con le autorità, Mons. Gustavo Zanchetta desidera manifestare le seguenti considerazioni: 

 

  1.   In primo luogo, fino a questo momento, egli ha preferito non parlare pubblicamente per rispettare il corso delle attività processuali sia nel foro civile che in quello canonico, e per non interferire nel loro svolgimento, così che possa chiarirsi quanto prima la situazione circa la sua persona.

 

  1.   Nonostante questa decisione, si è visto costretto a diramare un comunicato alla stampa per chiarire la notizia falsa che si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. Dato che la difesa secolare di Mons. Zanchetta è esercitata da un avvocato d’ufficio, si è ritenuto opportuno che la dichiarazione pubblica fosse rilasciata dal suo avvocato canonico.

 

  1.   Fortunatamente, nonostante la confusione iniziale, molti mezzi di comunicazione, in un esercizio di impeccabile professionalità, hanno dimostrato la falsità di una presunta richiesta di un mandato di arresto internazionale contro di lui; fatto, questo, avallato dalla risoluzione del 21 novembre 2019 emessa dal Giudice del caso, la Dott.ssa Toledo Zamora, nella quale considera che questa non è la fase processuale opportuna per valutare una simile richiesta, non essendovi gli elementi di necessità richiesti; per la valutazione di siffatta misura (che non è scontato venga emessa) si deve pertanto attendere la citazione dinanzi al Tribunale.

 

  1.   In questa decisione, il Giudice si mantiene sulla stessa linea manifestata finora dalle autorità giudiziali argentine; di fatto, come già ricordato, il Giudice che ha ricevuto la denuncia, il Dott. Parisi, aveva deciso di revocare le misure restrittive, ed il Tribunale, in secondo grado, ha già  rigettato l’8 settembre 2019 il ricorso del Pubblico Ministero, che si opponeva alla revoca di queste misure, in quanto non vi era alcun motivo per mantenerle;

 

  1.   Non sono queste le uniche occasioni in cui le autorità competenti si sono pronunciate circa l’inesistenza di motivi per l’accoglimento delle richieste del Pubblico Ministero; la richiesta (poi successivamente respinta) di arresto internazionale è stata presentata immediatamente dopo il rifiuto di una precedente domanda di misure restrittive. Così, il giorno 13 novembre, uno dei giudici della Sala IV de Impugnación, Dott. Figueroa, ha ritenuto di non accogliere il ricorso presentato di nuovo dal Pubblico Ministero, manifestando che non era né logico né giuridico che di fronte ad una semplice supposizione casuale si obbligasse l’imputato a rimanere in territorio argentino fino alla pronuncia della sentenza:

“Al fine di utilizzare un criterio corretto per risolvere questo caso, deve tenersi presente che il ricorso è stato presentato in data 04/09/2019 (…) e sino a questo momento non risulta che l’imputato Zanchetta (…) abbia posto in essere attività pericolose per lo svolgimento del processo, tendenti ad ostacolare il dibattimento (p. 3)”,

“D’altro lato, risulta assolutamente pretenziosa la posizione del Pubblico Ministero, secondo cui anche senza tale pericolo di fuga o di ostruzione alle indagini, per il solo fatto di essersi richiesto il giudizio, l’imputato Zanchetta debba attendere pazientemente e risiedere nella città di Orán finché non si realizzi il dibattimento; ipotesi quest’ultima che comporterebbe una chiara ed incontrovertibile arbitrarietà contraria ad ogni principio logico e giuridico, poiché verrebbero elusi i caratteri di necessità e di imprescindibilità tipici di qualsiasi misura restrittiva volta ad assicurare la sua presenza al processo. Al contrario, l’imputato Zanchetta ha sempre manifestato l’intenzione di comparire in giudizio, presentandosi addirittura spontaneamente di fronte alle Autorità giudiziali; non sarebbe stato necessario, allora, l’intervento del Pubblico Ministero come garante della stretta e fedele applicazione delle norme processuali”.

 

  1.   Le numerose decisioni da parte dell’Autorità giudiziale, emesse da persone e Tribunali diversi, hanno reso evidente la completa collaborazione di Mons. Zanchetta con le Autorità e pertanto la non necessità delle misure cautelari.

 

  1.   A sua volta, ritiene che in alcun modo la condotta della Procura sia pregiudizievole e che le richieste della stessa, nonostante possano sembrare compulsive, ripetitive e prive di una reale necessità, non riflettano una malcelata volontà di manipolazione. Si continua a credere che l’unica volontà del Pubblico Ministero María Soledad Filtrín Cuezzo sia quella di ricercare la verità dei fatti: confida, pertanto, che tutte le reiterate e sproporzionate richieste non abbiano altro fine se non quello di garantire la sua presenza in Tribunale il prossimo 27 novembre affinché possa essere accertata, secondo giustizia e nel rispetto scrupoloso della Legge, la questione oggetto del giudizio.

 

  1.   Si conferma quindi che Mons. Zanchetta nel pomeriggio di lunedì 25 novembre prenderà l’aereo e atterrerà all’aeroporto di Salta la mattina del 26 novembre.

 

  1.   Inoltre, si informa che nel pomeriggio di giovedì presso il domicilio di Salta costituito agli effetti è stata ricevuta la notificazione, nonostante l’atto giudiziario fosse stato già notificato mediante la posta elettronica ricevuta dal destinatario.

 

  1.   Il Difensore civile di Zanchetta è in costante comunicazione con le autorità giudiziali, le quali non hanno mai manifestato preoccupazione alcuna circa la condotta processuale di Mons. Zanchetta.

 

  1.   Allo stesso tempo, si desidera acclarare che Mons. Zanchetta non si trova né in una località sconosciuta né nella condizione di rifugiato, con l’intenzione di sottrarsi alla Giustizia. Egli, altresì, si trova nella residenza che è stata comunicata agli effetti opportuni alle Autorità giudiziali.

 

  1.   Si fa riferimento alla Domus Santa Marta presso la quale vive da ben due anni, e quindi da prima ancora delle accuse del presunto delitto mosse dal foro civile e canonico.

 

  1.   In conclusione, si ribadisce la completa disponibilità di Mons. Zanchetta a collaborare con la giustizia – come fino a questo momento ha dimostrato e come hanno sempre confermato le Autorità competenti – allo scopo di accertare i fatti oggetto della controversia. Allo stesso tempo, Mons. Zanchetta conferma la sua innocenza e manifesta la sua riconoscenza a tutti coloro che, coinvolti nel giudizio in questione, non si sono lasciati travolgere dalla tempesta mediatica, con l’unico fine di accertare la verità e dichiarare la giustizia.

 

Dr. D Javier Belda Iniesta

Professore Ordinario di Diritto Canonico

Difensore Canonico di Mons. Zanchetta

 

23 novembre 2019

 

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