Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – San Remo
Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – San Remo

 

 

di Annarosa Rossetto

 

 

Il vescovo di Ventimiglia mons. Antonio Suetta  il 2 luglio ha rilasciato una intervista a “La Verità” dove fa affermazioni che nel 2022 in Italia sembrano dichiarazioni temerarie anche per un vescovo: “La legge 194 è intrinsecamente negativa poiché legittima l’uccisione di un essere umano nel grembo materno”.

Dopo le tiepide dichiarazioni di Mons. Paglia e della Pontificia Accademia per la Vita sulla Sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che cancella di fatto il “diritto costituzionale” all’aborto negli USA, finalmente un vescovo italiano osa dire qualcosa che suona quasi inaccettabile anche alle orecchie di molti frequentatori della Messa domenicale e di qualche bioeticista cattolico: la legge 194 non è una “buona legge” e va abrogata.

Dalle colonne de La Verità il 2 luglio, intervistato da Mauro Caverzan a proposito della sentenza della Corte suprema americana che rimette ai singoli Stati la formulazione di leggi sull’aborto, mons. Suetta ha sottolineato come “l’indifferenza in cui è caduto il dramma dell’aborto richieda invece che lo si riproponga e lo si affronti da tutti i punti di vista, compreso quello giuridico”, anche nel nostro Paese.

Da giovane seminarista aveva assistito al dibattito sulla legge 194 e ha ricordato le prese di posizione coraggiose che avevano contraddistinto “i vescovi di allora, il giornale Avvenire, i parroci e la chiarezza di papa San Giovanni Paolo II su questo tema”.

Il valore della sentenza americana, prosegue monsignor Suetta, stanell’aver cancellato un’acquisizione giuridica indebita e cioè che l’aborto sia un diritto costituzionale“.

Dal mio punto di vista  ho ritenuto di manifestare questa soddisfazione per incoraggiare tutte le persone di buona volontà o che militano nei movimenti che promuovono e sostengono la vita, persone che, sia come credenti che anche da non credenti, hanno un giudizio autentico sulla vicenda”.

Alla domanda sul quasi totale silenzio della Chiesa italiana sulla sentenza USA e in generale sull’aborto ha risposto “Molti temono che l’argomento possa essere divisivo.”

Quanto alle politiche nazionali sulla maternità ha sostenuto che “di fronte ad un valore non negoziabile, come si diceva un tempo, non corrispondano autentiche politiche di tutela della maternità e di promozione della vita” e che la legge italiana “È una legge intrinsecamente negativa, perché legittima l’uccisione di un essere umano nel grembo della madre”

Riferendosi al suo auspicio che la sentenza faccia scuola anche in Italia ha chiarito che spera  succeda promuovendo “una riflessione impegnata e concentrata non tanto sui diritti individuali quanto sulla sacralità e dignità della vita umana Perché qui sta l’equivoco: l’aborto non è un diritto, ma si configura come un omicidio, perché è la soppressione illecita della vita umana. È su questo che bisogna ragionare. Auspico conveniente arrivare a una cancellazione della legge 194, che annuncia finalità tanto buone quanto velleitarie, perché al dettato legislativo non corrispondono autentiche politiche di tutela della maternità e di promozione della vita.”

Ha poi aggiunto, suscitando lo stupore del giornalista, “Auspico conveniente arrivare a una cancellazione della legge 194 (..) È una legge che annuncia finalità tanto buone quanto velleitarie. (…) la legge è intrinsecamente negativa  poiché legittima l’uccisione di un essere umano nel grembo materno” e ha ribadito che “La prima forma di carità, solidarietà e rispetto verso tutti è dire la verità. È di tutta evidenza che l’aborto è la soppressione di un essere umano”

L’aborto, prosegue “non è né un traguardo né un esempio di progresso.  Anzi lo considero una vergogna rispetto all’umanità” e, quasi rispondendo alle parole di Mons. Paglia che auspicava un dibattito sulla questione abortosenza cadere in posizioni ideologiche a priori” mons. Suetta invece sottolinea come la difesa del presunto diritto all’aborto e quella del diritto alla vitanon si possono considerare due ideologie simmetriche. La difesa del diritto del nascituro è un’affermazione del diritto naturale antropologicamente corretto (…) Viceversa considero vera e propria ideologia (..) quella degli abortisti che non avendo ragioni scientifiche valide ricorrono a pressioni di tipo ideologico”.

Alla domanda del giornalista sulle affermazioni della storica Lucetta Scaraffia che ha sostenuto come il diritto all’aborto non possa essere considerato tale perché non tiene conto dei diritti del padre risponde che si tratta di un’osservazione vera ma debole e insufficientein quanto l’aborto “più che ledere il diritto del padre, lede il diritto fondamentale alla vita del nascituro”

Ribattendo all’obiezione che la parola “nascituro” sottolinei il fatto che egli non sia “protagonista di una vita piena” mons. Suetta sostiene che  “..la vita piena è dal concepimento. Non sono le fasi della vita a determinarne la dignità ma è la sua dimensione ontologica a farlo. Altrimenti si aprirebbe una gamma infinita di eccezioni”, come ad esempio – fa notare lo stesso giornalista – nei casi di suicidio assistito.

Quanto alle alzate di scudi che immediatamente partono da ogni parte politica sulla intangibilità della legge 194 il vescovo di Ventimiglia-Sanremo le considera forme di dittatura ideologica.

Il giornalista, per ovviare alla “complicazione” che le contrapposizioni ideologiche creano propone politiche concrete di aiuto alle donne e alle famiglie: Affermare i principi è necessario e doveroso. Altrettanto importante è che le affermazioni siano accompagnate da accoglienza e solidarietà a tutti i livelli. (..) Le iniziative del Movimento per la vita (…) sono già un esempio di questa condivisione”, risponde il vescovo,a sottolineare che senza una presa di posizione nella verità la solidarietà non possa comunque modificare più di tanto i comportamenti. Come succede, tra l’altro in paesi come la Francia dove, a notevoli aiuti alla maternità, non si accompagna una diminuzione degli aborti (oltre 200,000 nel 2020).

Il prelato spiega poi al giornalista che parla di liceità della legge in quanto confermata da un referendum, che la liceità moraleè superiore a quella della legge” sottolineando che non si tratta di battaglie di retroguardia ma “di  una battaglia di fede e di civiltà – da combattere, prosegue- con la buona ragione, con la preghiera, con la testimonianza del Vangelo”.

Ricorda, infine che i vescovi hanno una particolare responsabilità che lui sente personalmente e che lo porta spesso ad esporsi su diversi temi sociali, dall’immigrazione al gender, dall’aborto alla libertà di espressione in proposito cito spesso il profeta Isaia che rimprovera in nome di Dio i pastori del popolo d’Israele chiamandoli ‘cani muti’ quando, di fronte al pericolo e alla menzogna, non lanciano l’allarme”.

Quanto all’utilità dei suoi moniti vista l’indifferenza con cui vengono accolti dalla società civile si dichiara “assolutamente ottimista.(…) soprattutto perché credo nella bellezza e nella forza della verità e nella potenza salvifica di Dio”.

 

 

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