Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – San Remo
Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – San Remo

 

Roma, 22 giu. (Adnkronos) – Lo stop al ddl Zan per arginare l’omotransfobia chiesto dal Vaticano attraverso i canali diplomatici è “tutt’altro che una ingerenza perché il concordato è un patto bilaterale e di conseguenza questo patto vede due realtà di fronte: se io faccio un patto e poi il contraente pone in essere azioni che dicono il contrario di quello che è scritto nel patto è giusto che il contraente interessato richiami all’osservanza dei patti”. Lo sottolinea il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, tra le voci più critiche del ddl Zan che secondo il Vaticano violerebbe il Concordato.


A questo punto che potrebbe accadere? Ci sarà una contrattazione? “Per me – dice il vescovo all’Adnkronos – non c’è nulla da contrattare nel merito perché la Chiesa della teoria ‘gender’ non può accettare assolutamente nulla. Un conto è prevenire le discriminazioni di ogni forma su cui siamo tutti d’accordo”. Monsignor Suetta chiede: “Perché oggi siamo così sensibili ad un tipo di discriminazione e non siamo sensibili ad esempio ai cristiani perseguitati? Ogni forma di persecuzione in ragione di razza, idee, religione, sesso… è ingiusta e doverosamente la legge prevede siano sanzionate. Questa legge in Italia già c’è ma se non è sufficiente si può modulare in maniera migliore per renderla efficiente. Ma non ha senso prevedere una legge per ogni ragione di discriminazione, si arriverebbe ad una foresta di leggi”. Ecco perché – a detta del presule – quello del Vaticano è un “atto opportuno fatto da chi ha competenza per farlo. Noi tutti, sia fedeli che pastori, usufruiamo di quanto disposto dal Concordato, però il Concordato, essendo un patto bilaterale, richiede come contraenti da una parte lo Stato e dall’altro la Santa Sede. Non si procede unilateralmente, sarebbe una violazione del patto”. Il vescovo spera ancora in un affossamento del ddl Zan: “Lo spero e lo ritengo giusto”.


Il vescovo spiega le ragioni della condivisione dei rilievi della Santa Sede: “Condivido perché è ovvio che questo ddl se deve prevenire e reprimere reati, questi devono essere delineati nella loro obiettività materiale perché il giudice che deve valutare se sussista o meno il reato deve sapere i limiti e riferimenti del legislatore.


Ora come si fa a configurare un reato di istigazione all’odio? – l’intervento della Santa Sede evidenzia ciò -. La Chiesa insegna una determinata dottrina in base alla quale i presupposti ideologici, antropologici, culturali- sociali delineati in premessa dal ddl Zan non sono compatibili con la dottrina cristiana. Se io svolgendo la predicazione insegno e dico che la sessualità è definita dalla natura materiale e fisica di una persona, tutta quella che oggi va sotto il nome di teoria gender è contraria e difforme a dottrina chiesa . Se esce un ddl che sostiene che l’affermare il contrario della teoria gender è reato, è chiaro che impedisce alla Chiesa e a tante altre realtà l’esercizio della propria missione”. Dice mons. Suetta: “Si rischia di criminalizzare il dissenso legittimo col rischio di una deriva pericolosissima”.

 

 

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