di Il Moschettiere



Mi sono imbattuto per caso in un breve video di Mons. Staglianò, nel quale Sua Eccellenza fa delle affermazioni quanto meno sorprendenti. Ecco le sue parole:

«Aboliamo la religione, aboliamo Dio, aboliamo il paradiso. Chi lo dice?  John Lennon, nella canzone più bella del mondo, Imagine. Un inno universale alla pace. Ha ragione o ha torto? Io, vescovo della chiesa universale, vi dico: Ha ragione John Lennon. Perché John Lennon sta dicendo che per avere la pace nel mondo io devo abolire quella religione per la quale io devo uccidere o morire: Nothing to kill or die for. Questo è il vero verso che dà l’interpretazione adeguata e il significato giusto di questa canzone bellissima… Dobbiamo abolire un paradiso per cui dobbiamo uccidere o morire… Questo vale anche per il paradiso cattolico… Anch’io come John Lennon non voglio una religione per cui devo uccidere o morire, non voglio un paradiso per cui devo uccidere o morire, non voglio un dio per cui devo uccidere o morire. E poi non ti preoccupare, questa cosa l’ha detta, prima di John Lennon, duemila anni fa, Gesù di Nazareth…”.

Ora, le dichiarazioni di Mons. Staglianò, per quanto sconclusionate e confuse, non devono preoccuparci troppo. Le sue, come quelle di John Lennon, sono parole scritte sulla sabbia. Oggi possono sembrare profonde e rivoluzionarie, perché parlano la lingua di quel pacifismo, che può far rima senza problemi con ateismo (come nella canzone di Lennon). Ma basta qualche piccola onda della risacca della storia per cancellarle completamente dalla faccia della terra. Le parole destinate a rimanere, anche quando saranno passati il cielo e la terra, sono invece quelle di Gesù, che per amore del Padre suo celeste è morto sulla Croce. E in obbedienza al Padre è morto per tutti, per salvarci da quell’inferno che è il vero frutto del peccato del mondo e per portarci con sé in paradiso («Vado a preparavi un posto, affinché anche voi siate là dove sono io»: Gv 14,2), quel paradiso che l’insegnamento del Nuovo Testamento annuncia come l’ultima meta per cui vivere. Inferno e paradiso esistono, dunque, e Gesù ci ha parlato di ambedue. John Lennon non ripete Gesù Cristo duemila anni dopo, come vorrebbe Sua Eccellenza, ma lo contraddice in pieno.

Dunque, anche se un «vescovo della chiesa universale» dice che John Lennon ha ragione, dando un’esegesi errata della sua canzone e confondendo quest’ultima con il Vangelo, i cattolici sanno bene che non è così. Essi, infatti, fanno parte non di una generica “chiesa universale”, ma della Chiesa Cattolica, che celebra nella S. Messa il sacramento del sacrificio di Gesù, della sua morte e della sua gloriosa ascensione al Cielo. Altro che abolire il paradiso! Le parole di Imagine, che il vescovo cita a senso e in modo impreciso, per come suonano davvero, sono inaccettabili per un discepolo di Gesù, che come il Maestro è chiamato a dare la sua vita per il Vangelo, come i martiri hanno compreso e dimostrato e ancora oggi dimostrano col loro esempio in tante parti del mondo. Essi non hanno ascoltato Lennon, per fortuna, e neppure mons. Staglianò, ma Gesù Cristo e «hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello», come si legge nell’Apocalisse (7,14). Essi ci dicono che c’è un Dio per il quale vale la pena soffrire e morire, perché Gesù per questo Dio è morto e ha insegnato a fare altrettanto, se necessario.

Mons. Staglianò, inoltre, cita le solite crociate, come abominio da condannare! Probabilmente non ricorda che se a Poitiers, a Lepanto, a Vienna gli eserciti europei (formati da battezzati e guidati da battezzati) non avessero impugnato le armi e vinto sugli avversari, disposti a uccidere e a farsi uccidere per difendere la propria civiltà e la propria religione, le proprie città e le proprie famiglie, non ci sarebbe stato un John Lennon e neppure lui potrebbe ora farsi apostolo di questo pacifismo post-moderno privo di contorni e di sostanza, che non riesce più a vedere l’opposizione abissale tra il cristianesimo e Imagine. Ma questa, forse, sarebbe stata l’unica cosa positiva che un dominio islamico in Europa avrebbe portato con sé.

Cerchiamo dunque la pace, con tutte le forze! Sapendo però che essa è un dono di Dio, non una conquista degli uomini e delle loro ipocrite diplomazie e convenienze. E che questo dono lo si può accogliere solo se si accoglie l’appello alla conversione che risuona nel Vangelo. Questo semplicemente dovrebbero dire i vescovi della Chiesa cattolica, non altro: «Cristo è la nostra pace» (Ef 2,14).

Lennon è solo un falso profeta, le cui parole annunciano una falsa pace senza Dio e senza conversione, alla fine senza verità, un pacifismo funzionale al globalismo liquido. E i falsi profeti, come Gesù ammonisce, non mancano mai, neppure all’interno della Chiesa: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci» (Mt 7,15); «Appariranno molti falsi profeti che inganneranno molta gente» (Mt 24,11). 



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