MONS. SORONDO, IL PROF. FAGGIOLI, E LE BALLE TARDO SESSANTOTTINE

Si erano rincorse voci della firma “imminente” di un accordo tra Cina e Vaticano. Il direttore della Sala Stampa Vaticana ha smentito l'”imminenza”. In questi giorni un vescovo cinese è stato arrestato. Eppure, il prof. Massimo Faggioli, dal Global Times, organo del PCC, accusa i critici di approccio ideologico.

Foto: prof. Massimo Faggioli

Foto: prof. Massimo Faggioli

Nel post di ieri (qui) abbiamo detto che nei giorni scorsi si sono rincorse sempre più insistenti le voci di una imminente firma di un accordo tra la Cina ed il Vaticano. Le voci, evidentemente, erano così insistenti che Greg Burke, direttore della Sala Stampa vaticana, con un comunicato di ieri (qui), ha precisato che: “Posso affermare che non vi è alcuna firma “imminente” di un accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”. Il comunicato dice che non vi è una firma “imminente”, ma nulla dice sullo stato di avanzamento delle trattative (si è alla fase finale?).

Le voci erano avvalorate oltre che da vari rumors, anche da un articolo, pubblicato avantieri, 28 marzo, sul Global Times (qui), in cui si poteva leggere: “I negoziati hanno raggiunto ‘le fasi finali’, ha detto il vescovo Guo Jincai, segretario generale della Conferenza episcopale della Chiesa Cattolica in Cina. (…) Se tutto va bene, l’accordo potrebbe essere firmato già alla fine di questo mese”. Si deve tener conto che il Global Times è un tabloid quotidiano cinese che si occupa di faccende internazionali ed è prodotto dal quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese. Per quanto mantenga un profilo apparentemente più libero, è sempre un organo originato dallo strumento della propaganda del regime cinese. Per questo, se un organo riconducibile al Governo cinese riporta la notizia della probabile firma dell’accordo sino-vaticano entro fine mese, è evidente che occorre prestarvi attenzione.

La notizia dell’imminente accordo aveva allarmato perchè era arrivata quasi in coincidenza con quella diffusa il giorno precedente da AsiaNews (qui). Questa diceva che il 26 marzo scorso un vescovo fedele al papa, mons. Vincenzo Guo Xijin, era stato sequestrato dalla polizia cinese poiché si era permesso di celebrare la messa crismale in anticipo. Per il clamore suscitato, e forse anche per non turbare le trattative in corso, il vescovo è stato rilasciato il giorno seguente, ma con il divieto di non celebrare più messa, essendo lui un vescovo non riconosciuto dal governo. A quanto riporta AsiaNews, il vescovo Vincenzo Guo Xijin anche l’anno scorso, poco prima delle feste pasquali, è scomparso per 20 giorni.

Questa notizia mi ha fatto venire in mente le incredibili parole del vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, che a febbraio scorso, dopo una visita in Cina, aveva detto (qui): “In questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”. Mi chiedo come possa una personalità della Chiesa, con un ruolo così importante, fare delle affermazioni come quelle sopra riportate, affermazioni dal sapore tardo sessantottino, quando alcuni suoi confratelli, ultimo il vescovo Vincenzo Guo Xijin, subiscono arresti. E’ un autentico mistero (doloroso!).

Ma non avevo finito di sorprendermi che mi capita di leggere un editoriale di Massimo Faggioli (qui), scritto, indovinate dove….(non ci crederete)… ,proprio sul Global Times. Massimo Faggioli è uno storico e teologo, docente di Teologia e Studi Religiosi presso la Villanova University (Philadelphia, USA).    

Faggioli, sul Global Times, scrive che non bisogna sorprendersi che i negoziati sino-vaticani incontrino tanta resistenza nel mondo occidentale. A suo parere, la ragione sta “nella mancata comprensione di queste due dimensioni chiave”, che sono:

1) “il cattolicesimo romano è diventato una Chiesa più globalizzata, il che significa che la Chiesa non cerca lo stesso tipo di accordo per tutti i cattolici in tutte le nazioni, ma si sforza di migliorare le relazioni dei cattolici con le autorità politiche al fine di mantenere e promuovere l’unità della Chiesa”;

2) “L’obiettivo delle trattative con le autorità politiche non è ideologico, ma pastorale, nel senso di aiutare le Chiese locali a vivere la loro fede in una realtà data e concreta, senza divisioni artificiali tra fazioni in mezzo a loro”.

Notate quella bizzarra espressione di “divisioni artificiali”. Evidentemente, lui si riferisce alla divisione tra chiesa ufficiale, cioè quella istituita dal Partito Comunista Cinese, e la Chiesa sotterranea, cioè quella clandestina, riconosciuta e fedele al papa.

Strano, infine, che Faggioli, proprio sull’organo di propaganda in lingua anglofona del Partito Comunista Cinese faccia la morale con queste parole: “L’uso del cattolicesimo come surrogato ideologico delle ideologie occidentali non è nuovo, ma è soprattutto in contrasto con la visione del cattolicesimo di papa Francesco, e rende impossibile comprendere questo momento importante nei rapporti tra Vaticano e Cina”. (Oibò!!!)

Che tempi curiosi stiamo vivendo!

Mi sembra di essere ritornato adolescente, quando, da una parte, c’era il blocco comunista sovietico con i suoi terribili gulag, dall’altra c’erano i residui della “primavera di Pechino”, frutto della “rivoluzione culturale” maoista, con i suoi campi di “rieducazione” chiamati laogai, ed al centro c’erano i comunisti nostrani che cercavano di convincerci, incuranti di quelli che in quei paesi marcivano o morivano a milioni nei campi di concentramento, della “poesia” comunista del “sole dell’avvenire”.   

Così oggi, da una parte un vescovo, mons. Sorondo, ci comunica la sua meraviglia per come i cinesi (nel mentre arrestano i suoi confratelli) stanno realizzando in maniera sublime la Dottrina Sociale della Chiesa e, dall’altra, uno storico progressista accusa di posizione ideologica chi nutre dubbi sul negoziato in corso, scrivendo queste cose proprio da un organo della propaganda ideologica di un arcigno regime autoritario comunista.

Vorrei ricordare a Faggioli che la Chiesa non è una entità “globalizzata”, come dice lui, la quale, proprio per questo motivo, non può non aver a che fare con una altrettanto entità globalizzata come è la Cina. No, non è questa la logica. Uno Stato, è ovvio, deve obbligatoriamente soggiacere a questa logica, perché caratterizzato da rapporti di forza di natura finanziaria, politica, economica, militare, ecc. La Chiesa, invece, è nel mondo ma non è di questo mondo. La sua primaria missione è annunciare Cristo, unica salvezza per le anime. Per fare questo deve necessariamente preservare, come ha sempre fatto in 2000 anni di storia, la sua libertas ecclesiae e la sua autonomia da ogni potere politico.

Non a caso papa Benedetto XVI, nella sua lettera del 2007 ai presbiteri e fedeli cinesi (qui) scriveva: è ovvio che una Conferenza Episcopale non può essere sottoposta a nessuna Autorità civile nelle questioni di fede e di vita secondo la fede (fides et mores, vita sacramentale), che sono esclusivamente di competenza della Chiesa”.  

Ed allora, caro Faggioli, una autorità come quella cinese che si arroga il diritto di dire ad un vescovo se deve celebrare messa o meno, uno Stato come quello cinese che vieta ai minori di entrare nelle Chiese, uno Stato come quello cinese che fa “sparire” i sacerdoti ed i laici fedeli al papa, uno Stato come quello cinese che fa scrivere proprio su quel Global Times su cui scrive lei questa terribile affermazione (qui):  la società cinese deve “condurre in modo proattivo la religione ad adattarsi alla società socialista”, dove per società socialista deve intendersi regime autoritario, uno Stato come questo sta garantendo o no quella libertas ecclesiae e quella  autonomia così necessaria?

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