Foto: mons. Sorondo (Getty)

Foto: mons. Sorondo (Getty)

Il Catholic Herald, in un articolo pubblicato il 4 aprile scorso (leggi qui), riporta, sulla base della visione di una lettera, che il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha difeso la documentazione fornita dal governo cinese sulla raccolta degli organi.

Il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, sempre secondo il Catholic Herald, ha detto che è “miope” criticare l’impegno della Santa Sede con la Cina e che il governo cinese ha “realizzato la riforma del sistema di donazione degli organi”.

Tale commento di mons. Sorondo sarebbe contenuto nella risposta alla lettera che la Coalizione Internazionale per Porre Fine all’Abuso di Trapianti in Cina (ETAC) gli aveva inviato.

L’International Coalition to End Transplant Abuse in China (ETAC) è una coalizione di avvocati, accademici, eticisti, medici, ricercatori e difensori dei diritti umani che si dedica a porre fine al prelievo forzato di organi in Cina

Nella lettera (qui) della coalizione si può, tra l’altro, leggere: “Prendiamo atto che la recente conferenza vaticana “Modern Slavery, Human Trafficking, and Access to Justice for the Poor and Vulnerable”, tenutasi dal 12 al 13 marzo, ha incluso tra i suoi partecipanti e relatori il dottor Wang Haibo, capo del China Organ Transplant Response System (COTRS).”

“COTRS sostiene di essere l’unico sistema per la distribuzione degli organi donati in Cina dal 1° settembre 2013. A partire dal 1° gennaio 2015, i funzionari hanno affermato che COTRS non ha più raccolto organi prelevati da prigionieri di alcun tipo. Da allora, il numero dichiarato di donazioni di organi in Cina è aumentato quasi in modo esponenziale – un’impresa davvero notevole”.

“La Cina non ha revocato, né riconosciuto pubblicamente, l’ordine segreto del 1984 che costituisce la base regolamentare per la raccolta di organi dai prigionieri”.

“La presunta riforma del sistema cinese dei trapianti, così com’è, è garantito esclusivamente da dichiarazioni rese dal dottor Huang Jiefu ai media. Tali dichiarazioni sono considerate rappresentative della politica statale. Tuttavia, in assenza di un quadro normativo o regolamentare,(…) tali affermazioni sono poco credibili”.

La Coalizione contro gli abusi dei trapianti in Cina, dopo aver riportato prove a supporto della sua tesi riguardo la scarsa trasparenza da parte della Cina, prosegue: “(…) non vi sono ancora motivi per approvare i cambiamenti che i funzionari cinesi sostengono siano avvenuti”.

“Vorremmo inoltre rilevare che la partecipazione di rappresentanti cinesi al recente evento è stata utilizzata a fini di propaganda nazionale ed estera da entità mediatiche cinesi controllate dallo Stato. I funzionari cinesi responsabili dei trapianti hanno esplicitamente legato la loro partecipazione alle relazioni tra Vaticano e Pechino”.

Consigliamo rispettosamente alla Pontificia Accademia delle Scienze di riservare il suo giudizio sulle rivendicazioni di riforma totale del sistema dei trapianti in Cina, prima della dimostrata trasparenza e significativa verifica indipendente delle presunte riforme del 2015. Se tali affermazioni si rivelano false, è in gioco la reputazione dell’Accademia, insieme a quella dei principali funzionari cinesi responsabili dei trapianti d’organo”.

Fin qui il mio sunto della lettera della Coalizione.

In risposta a tale lettera, mons. Sorondo, sempre secondo quanto riportato dal Catholic Herald, “ha affermato l’impegno del Vaticano a favore dei diritti umani, e ha affermato che attaccare i tentativi di riforma cinesi potrebbe tornare controproducente. ‘Coloro che cercano di minare il professor Jiefu Huang lo fanno a rischio di minare la leadership della riforma’”.

Mons. Sorondo ha detto che “gruppi politici ideologici” stanno cercando di ostacolare l’impegno del Vaticano con la Cina. Questi gruppi “per vari motivi non vogliono capire che la Chiesa, le Nazioni Unite e i popoli della terra devono seguire l’evoluzione di un Paese con una popolazione di 1.300 milioni e 31 milioni di cristiani, che sta diventando uno dei protagonisti più importanti del nuovo scenario mondiale”.

La politica attuale della Cina, ha detto il vescovo ai mittenti della lettera, vieta l’uso di organi da prigionieri giustiziati. “La disposizione della Cina nei confronti di questa riforma”, scrive, “è stata pubblicamente promulgata in occasione del Vertice PAS di febbraio 2017 ed è un riferimento encomiabile per questo nuovo modello di Cina”.

A questo punto non si può far altro che menzionare alcuni fatti.

La notizia della lettera di mons. Sorondo giunge nel momento in cui la Cina riafferma l’autorità dello Stato sulla Chiesa. Un funzionario dello stato ha detto l’altro ieri (leggi qui) in una conferenza stampa: “Guidare attivamente le religioni nell’adattamento alla società socialista significa guidare i credenti religiosi a… essere subordinati e servire gli interessi generali della nazione e del popolo cinese”.

Infine, mentre in Cina vengono sequestrati vescovi (qui), e dal primo febbraio scorso non si può più celebrare messa in casa (qui), ed è vietato ai minori di entrare nelle chiese, mons. Sorondo è anche lo stesso che ai primi di febbraio scorso ha detto che (leggi qui):In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.

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