Mons. Vincenzo Paglia

Mons. Vincenzo Paglia

 

di Sabino Paciolla

 

L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, è stato intervistato da Radio Vaticana Italia sul dopo pandemia. L’articolo su Vatican News, a firma di Fabio Colagrande, riporta che, secondo mons. Paglia, “l’unica risposta possibile, guardando al futuro, è quella costruita sulla fraternità e sulla solidarietà, intesi non come valori cristiani, ma  fondamenta sulle quali poggia la sopravvivenza dell’umanità. Il presule ne parla nel saggio, appena pubblicato, “Pandemia e fraternità. La forza dei legami umani riapre il futuro”, (Piemme-Molecole). Il testo, a partire da una recente Nota della stessa Accademia, vuole aprire una discussione etica e culturale sul dopo-pandemia e sui criteri di una ripartenza. Concetti centrali sono la ‘globalizzazione della fraternità’ e la diffusione dell’’antivirus della solidarietà’”.

Seguono alcune domande e risposte. Ne prendo però una: 

Lei invoca una visione bioetica globale. Cosa significa?

Quando guardiamo alla nostra vita, al nostro mondo, al senso delle nostre giornate, dobbiamo tener conto che siamo legati gli uni agli altri. Ogni nostra singola azione non è mai solo nostra, ma è sempre anche degli altri, nel bene e nel male. Ecco perché tutte le scelte – politiche, economiche, sociali e individuali – se non tengono conto di una visione universale del bene comune o meglio della fraternità, rischiano di provocare solo danni. La fraternità è un termine che io credo debba coinvolgere in maniera radicale tutte le nostre scelte. Una fraternità tra i popoli, all’interno delle realtà associative delle città, la fraternità tra l’uomo e il creato, la fraternità come riscoperta del destino comune di tutti. Attuare una bioetica globale è come recuperare il sogno di Dio all’inizio della creazione. Tutto il creato è la casa comune degli uomini. L’alleanza dell’uomo e della donna deve essere responsabile di tutte le generazioni e deve essere responsabile della custodia di questa casa. Tutto questo è stato trascurato. Uno dei motivi della pandemia è secondo molti la devastazione del clima. Le morti degli anziani nelle Rsa sono una delle conseguenze della devastazione dei rapporti tra le generazioni. Abbiamo allungato la vita, cosa eccellente, ma poi abbiamo depositato in luoghi di ‘fine vita’ coloro ai quali abbiamo fatto questo dono, raddoppiando in qualche modo la crudeltà.

Mi chiedo: ma siamo proprio sicuri che ciò che ci potrà preservare sia una “bioetica globale”?

 

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