Foto: don Giussani e papa Giovanni Paolo II

Foto: don Giussani e papa Giovanni Paolo II

di Luigi Giussani

 

[I]l mondo, in tutti i suoi terremoti, è strumento di richiamo di Dio all’autenticità e alla verità della vita per tutti, ma in particolare per il cristiano, che è come la sentinella nel campo del mondo. (…)

[D]i fronte a quel che accade nel mondo normalmente, noi ci troveremo un po’ smarriti, con un complesso di inferiorità, perché la nostra è una strada lunga alla maturità: la maturità completa l’avremo alla fine dell’Apocalisse.

(…) In fondo, come legge, non possiamo evitare questo smarrimento. «Il mondo riderà, e voi piangerete. Il mondo vi deriderà». È il concetto di persecuzione. Badate che il mondo per perseguitarci ha un ottimo spunto da noi, nella nostra vita. Il mondo prende scandalo da noi, e ha ragione dal punto di vista dello spunto meccanico. La persecuzione ha sempre un ottimo spunto dal nostro comportamento, perciò in questo smarrimento non abbiamo neanche la coscienza a posto. Non possiamo dire: «Sono puro, però ho paura»; «Sono peccatore», dobbiamo dire nello smarrimento.

In questo smarrimento, ecco lo spartiacque: chi rimane fedele alla propria storia, a ciò che si è visto («Rinnova, o Signore, la parola nella quale mi hai destato la speranza»), e chi invece, per l’impazienza della canzone di Giuda, perché la promessa non corrisponde all’urgenza come è sentita nel presente, mutua dal mondo quello che lo soddisfi e lo faccia sentire degno di vivere, mutua dal mondo il significato della sua contingenza, mutua dal mondo il significato della storia; e se trattiene l’antico, se trattiene la fede, la trattiene escatologicamente, come un punto lontano, anticipato in gesti strani (i preti in chiesa, la religione dei sacramenti). Operativamente parlando, l’energia del fatto cristiano si riduce a un: «Fa’ il bravo, interessati del mondo», a un avvertimento di impegno, a un moralismo e basta. Mentre, di fronte allo smarrimento, chi rimane fedele alla propria storia, avrà un più o meno lungo tempo di martirio, in cui capisce che bisognerebbe fare e non sa cosa fare, e perciò, da una parte, è deriso dal mondo, è calciato dal mondo, dall’altra, gli viene dal di dentro il dubbio sulla sua fede, perciò deve combattere di fronte a tutti, su tutti i fronti. È realmente la prova. Poco o tanto, sarà sempre così, a meno che ci ritiriamo come gattemorte attorno al campanile o nei gruppi di comunione, secondo l’immaturità di cui sopra.

È perciò di estrema importanza, per chi veramente ha come criterio la fedeltà alla propria esperienza e alla propria storia, l’eliminazione dell’immaturità.

 

Mons. Luigi Giovanni Giussani, fondatore del movimento di Comunione e LIberazione

Fonte: CL on line

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email