Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog Dichiarazione di Mons. Laurent Ulrich, Arcivescovo di Parigi, sull’inserimento nella Costituzione della libertà garantita alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, pubblicata su Le Salon Beige. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

 

Mons. Laurent Ulrich, Arcivescovo di Parigi
Mons. Laurent Ulrich, Arcivescovo di Parigi (foto presse)

 

È triste e amaro considerare il voto del Parlamento al Congresso per ciò che rappresenta in definitiva: il rifiuto di accettare la vita è stato ormai stabilito come principio fondamentale della Repubblica. E se disprezziamo il nascituro in questo modo, sappiamo anche che ci sono, all’altro capo della vita, persone troppo vecchie, troppo sole, troppo povere o troppo malate, e che presto diremo – stiamo già dicendo! – che il gesto più nobile e fraterno sarebbe, anche per loro, quello di affrettare la loro fine.

Come vescovi, non siamo gli unici ad aver espresso da anni la nostra preoccupazione su questo tema. Permettetemi di dire che la nostra espressione, la mia espressione, non è quella di uomini che credono di sapere meglio delle donne quali siano i loro diritti e come possano esercitarli. Al contrario, è quella di pastori che vivono accanto alle donne e agli uomini del loro tempo; le sofferenze e le ansie che attraversano le loro vite non ci sono sconosciute né indifferenti. Cinquant’anni fa, Simone Veil sottolineava che “nessuna donna ricorre all’aborto per bontà di cuore”.

Insieme ai cittadini di tutti gli schieramenti politici che vogliono continuare a testimoniare, al di là degli opportunismi di parte, l’insuperabile dignità di ogni vita, crediamo anche che nessuno, qualunque siano le sue scelte, possa o debba essere riassunto o ridotto alle sue azioni. D’altra parte, crediamo che sia nostra responsabilità interrogare la nostra società. Come possiamo parlare di libertà se l’aborto è fondamentalmente l’unica opzione promossa? Dobbiamo fermarci e accontentarci di questo stato di cose?

Eppure ci sono alternative che meritano di essere sostenute e promosse. Da decenni, credenti e non credenti si mettono semplicemente al servizio delle donne per accompagnarle durante la gravidanza, sia che decidano di tenere il bambino sia che lo diano in adozione. Conosco associazioni che, con umanità e sensibilità, accolgono e sostengono le future mamme in difficoltà. Possiamo rallegrarci dell’esistenza di queste iniziative: lungi dall’essere gocce nell’oceano, sono il segno che altre soluzioni possono essere pienamente rispettose delle scelte delle donne per il loro futuro e per quello del bambino che portano in grembo.

Quando parliamo di questa nozione centrale di rispetto, dobbiamo anche preoccuparci delle persone che forniscono assistenza. Il voto del Parlamento al Congresso rappresenta una nuova minaccia alla loro libertà di non effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza per motivi propri. Non possiamo immaginare che domani un medico o un’ostetrica possano essere condannati dai tribunali per essersi rifiutati di porre fine a una vita.

La tristezza e l’amarezza che proviamo non devono fermarci. Poiché vogliamo costruire nella speranza una società sempre più umana e veramente fraterna, spetta a noi, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che non ritengono che il progresso ultimo risieda unicamente nella tutela dei diritti individuali, proseguire e amplificare i nostri sforzi per accogliere tutti i disagi e far conoscere tutte le opzioni. Perché non c’è libertà senza scelta, e non c’è scelta senza una coscienza libera.

† Laurent Ulrich
Arcivescovo di Parigi

 

 

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