Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog una lettera scritta dall’arcivescovo emerito Héctor Rubén Aguer e pubblicato su Rorate Caeli. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

L’arcivescovo Héctor Rubén Aguer il 26 febbraio 1992 è stato nominato vescovo titolare di Lamdia e ausiliare di Buenos Aires; il 26 giugno 1998 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo coadiutore di La Plata e il 12 giugno 2000 succede alla medesima sede. Il 2 giugno 2018 papa Francesco accoglie la sua rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi per raggiunti limiti di età.

 

Arcivescovo Hector Aguer
Arcivescovo Hector Aguer

 

Che paradosso! Un Paese come l’Argentina, senza moneta, con una lingua inclusiva imposta dall’ignoranza grammaticale dei politici, e con forze disarmate – cioè quasi un non-paese, secondo la caratterizzazione di Paese offerta dal generale De Gaulle – ha colonizzato la Roma papale. Il Sommo Pontefice è argentino, e ora lo sarà anche il Prefetto del Dicastero più importante, quello della Dottrina della Fede.

La lettera del Successore di Pietro al suo prescelto intende implicitamente rifare la storia del precedente Sant’Uffizio. Fernández, il destinatario, ha dichiarato che “quel nome, o quello dell’Inquisizione – come veniva anche chiamata – fa un po’ paura, perché era un luogo di persecuzione degli eretici; Papa Francesco dice che a volte si usavano metodi immorali, come una sorta di intelligence e di controllo e anche a un certo punto la tortura”.

La prima cosa che viene in mente è che questa lontanissima allusione dimentica secoli di storia ecclesiale, e si ferma davanti alla Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dal cardinale Joseph Ratzinger – poi Benedetto XVI – durante i due decenni di pontificato di Giovanni Paolo II. Ratzinger è autore di una monumentale opera teologica, in corso di pubblicazione integrale, e di non pochi libri di spiritualità. Quest’opera combina conoscenza teologica, penetrazione filosofica, ascetismo e misticismo e una cultura molto ampia. Il riferimento all’opera personale di Ratzinger è appropriato, poiché contiene i veri criteri per il suo operato come Prefetto. L’ufficio comprende l’esame delle idee diffuse e la necessità di soppesare ciò che viene diffuso nella Chiesa alla luce della sua autorevole Tradizione.

Monsignor Fernandez – che finora era arcivescovo di La Plata – continua a trasmettere ciò che Francesco gli ha detto, che “è molto chiaro. Bisogna prendersi cura dell’insegnamento della Chiesa, ma non controllando o perseguitando, bensì facendolo crescere, approfondendo le riflessioni, cercando di andare in profondità. Questo ci fa crescere tutti. Se c’è un problema o qualcuno viene accusato di aver detto qualcosa di fuori luogo, ne parliamo e ci confrontiamo”.

Il nuovo Prefetto sottolinea anche che l’insistenza del Papa perché accettasse l’incarico “dimostra la sua enorme delicatezza e il rispetto che ha per le coscienze delle persone”. Secondo questi riferimenti, si medita sulla “grandissima novità”, che si rifletterebbe anche nel prossimo sinodo, in cui “emergerà una moltitudine di temi perché è programmato con un’apertura mai vista prima; è uno spazio unico in cui il Papa siede, non per abbassare la linea, ma per ascoltare la diversità delle opinioni e per cercare di raggiungere un certo consenso”. Ha proseguito: “C’è una missione, ed è che devo assicurarmi che le cose che vengono dette siano coerenti con ciò che Francesco ci ha insegnato. Ci ha dato uno sguardo, una comprensione più ampia, e non possiamo rispondere oggi nello stesso modo in cui rispondevamo 40 anni fa”.

Traduco: c’è libertà assoluta per tutte le invenzioni e le macchinazioni; bisogna solo guardarsi dai “retrogradi” che si ostinano a seguire la Tradizione ecclesiale. Per chi ha una buona comprensione, questo spiega il senso dell’attuale ideologia pontificia, secondo la quale la monarchia papale perseguita e liquida coloro che non stanno al passo con il relativismo dottrinale professato dall’ufficialità latinoamericana (argentina, dovremmo dire).

La posizione che ho delineato – basata su dichiarazioni reali, raccolte dai giornali – è assolutamente contraria alla profondità storica della cura ecclesiale della Fede, fin dai tempi degli Apostoli. Anche nei tempi in cui il potere pontificio era esercitato da cretini, donnaioli, mondani o vittime di ingerenze imperiali, esso si è sempre preoccupato di non infangare la Verità che Cristo ha affidato alla Chiesa.

Rivediamo l’insegnamento apostolico riportato nel Nuovo Testamento. Mi limito a una sola citazione: “Vi scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che deve giudicare i vivi e i morti, e in nome della sua Manifestazione e del suo Regno: annunciate la Parola di Dio, insistete in ogni occasione opportuna e non, discutete, rimproverate, esortate, con instancabile pazienza e con ansia di insegnare. Verrà infatti il tempo in cui gli uomini non sopporteranno più la sana dottrina; al contrario, trascinati dalle loro inclinazioni, cercheranno una moltitudine di maestri per lusingare le loro orecchie, e si allontaneranno dalla verità per ascoltare cose fantasiose [il testo greco dice miti]. Voi, invece, vegliate con attenzione…..”. Così scriveva l’apostolo Paolo al suo discepolo Timoteo (2Tm 4,1-5).

Anche i Padri della Chiesa hanno lottato contro gli errori; nei primi sei secoli si sono moltiplicati i cataloghi delle eresie, che hanno riprovato. Ricordiamo, ad esempio, l’Adversus haereses di sant’Ireneo di Lione, il De haeresibus di sant’Agostino e altre opere omonime di vari autori. I Concili hanno incluso nelle loro decisioni la condanna delle persone che diffondono errori. È un atteggiamento costante. Il dovere non è solo quello di approfondire, illuminare e diffondere la Verità; la Verità deve essere difesa quando viene insidiata. Questo è sempre stato fatto. E per farlo occorre vigilare. Nella citazione di 2 Tm 4, 5 si dice, in greco: sy de nēphe en pasin; è un’occupazione faticosa e totalizzante.

A margine, faccio riferimento a un caso non cattolico. Il filosofo dell’esistenza Soeren Kierkegaard, luterano alla continua ricerca del cristianesimo autentico, nel suo Diario, che occupa 19 volumi della sua opera, riprende questa vigilanza contro il mondo moderno e i suoi errori, che implicano l’abolizione del cristianesimo.

Argentini a Roma. In un recente commento sulla situazione del nostro Paese, Francesco ha detto che “il problema siamo noi argentini”. Sì, ma oggi abbiamo colonizzato la Roma papale! Un’ultima notizia: il Sommo Pontefice ha chiamato un giovane sacerdote argentino ad aiutarlo come suo segretario personale.

 

+ Hector Aguer
Arcivescovo emerito di La Plata
28 luglio 2023

 


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