di Sabino Paciolla
In un’intervista esclusiva concessa il 20 gennaio 2026 a EWTN News a Vilnius, in Lituania, l’arcivescovo Georg Gänswein — già segretario personale di Benedetto XVI per quasi vent’anni, prefetto della Casa Pontificia sotto Francesco e dal 2024 nunzio apostolico nei Paesi Baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia) — ha espresso un giudizio positivo sul pontificato di Papa Leone XIV, eletto l’8 maggio 2025 come successore di Francesco.
Gänswein, che ha servito tre pontefici e ha accompagnato Benedetto XVI fino alla morte, amministrandogli l’estrema unzione, ha descritto il cambio al soglio pontificio come “un cambiamento positivo in Vaticano”. Ha affermato: “Soprattutto, c’è stato un cambiamento in meglio nell’atmosfera” e ha aggiunto che l’elezione di Leone XIV ha portato “una dimensione nuova e positiva” alla vita della Santa Sede.
L’arcivescovo ha incontrato il nuovo Papa due volte nel 2025, l’ultima a metà dicembre, dichiarando: “Entrambi gli incontri sono andati molto, molto bene. E il tempo intercorso mi ha reso molto chiaro — per dirlo in modo forse un po’ particolare — che la normalità sta lentamente tornando”. Per Gänswein, questo ritorno alla normalità è “un segno che la fede e lo Spirito Santo sono davvero all’opera”.
Spiegando il concetto di “normalizzazione”, ha precisato: “Papa Leone ha semplicemente sottolineato alcune questioni che non sono nuove, ma che negli ultimi anni erano state completamente trascurate”. Ha elogiato la linea dottrinale del Pontefice: “Apprezzo molto la sua linea chiara nell’annuncio della fede, che fa in modo gioioso e convincente”. Ha inoltre osservato: “Quando si leggono le sue catechesi o le sue omelie, si percepisce che è un uomo che vive e proclama la fede con spirito agostiniano”.
Sul fronte critico, Gänswein ha espresso forte preoccupazione per il Cammino sinodale in Germania, giunto alla sua sesta e ultima assemblea il 29 gennaio 2026. Ha dichiarato: “Numerose richieste avanzate conducono lontano dalla fede” e ha giudicato il processo come “una chiara prova che non si tratta di un ritorno o di un approfondimento della fede, bensì di un suo annacquamento”. Pur riconoscendo la necessità di alcune riforme — “Non c’è dubbio che vi sia davvero bisogno di cambiare e riformare certe cose qua e là” —, ha ribadito che “i cambiamenti non possono discostarsi dalla posizione della Chiesa cattolica in materia di morale, etica, struttura sacramentale della Chiesa o autorità ufficiale dei vescovi”. Ha concluso auspicando: “Posso solo sperare e pregare affinché questo cammino sbagliato finisca semplicemente al più presto”.
L’intervista riflette il ruolo unico di Gänswein come testimone di transizioni pontificie e la sua visione di un pontificato che riporta al centro l’essenziale della fede.
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