Il processo sinodale che i vescovi tedeschi hanno deliberato nella loro assemblea plenaria di Lingen non può avvenire così.  Questo il sunto del commento di Michael Fuchs, vicario generale della diocesi di Regensburg (Ratisbona, ndr), alla lettera del Papa, che è  stato pubblicato su Kath.net.

Alessandra Carboni Riehn, dalla Germania, ci ha tradotto il testo del commento.

Il risultato è un testo che ad un tempo ammonisce e incoraggia, un appello dal tono molto serio.

Sullo sfondo: gli sviluppi della Chiesa cattolica in Germania negli ultimi anni e soprattutto nei mesi scorsi, diverse azioni e lettere di protesta, i piani attuali per la cosiddetta “via sinodale” (cfr. capoverso 3 della lettera) e le relative richieste e aspettative. Le direzioni prese da tali richieste e la loro veemenza devono aver spinto il Santo Padre a prendere la parola.

Francesco non ha attaccato dettagli o valutato singoli elementi. La crisi della Chiesa in Germania è molto più profonda, per tale motivo anche la lettera ha dovuto avere un approccio più di base. Papa Francesco, così facendo, si riallaccia in vari punti al discorso da lui pronunciato in occasione della visita ad limina dei vescovi tedeschi il 20 novembre 2015 (si vedano ad esempio le parole introduttive) e vuole essere letto e compreso in relazione a tale discorso.

In entrambi i casi il Papa – dopo aver elogiato le grandi conquiste fatte in Germania – vede chiaramente le caratteristiche esterne dell’attuale crisi: meno cattolici partecipano alla messa domenicale o vanno a confessarsi, in molti la sostanza della fede si è rinsecchita e il numero dei sacerdoti sta diminuendo. Ci promette la sua vicinanza e il suo sostegno negli sforzi che facciamo per superare questa crisi e per trovare nuove vie, e vuole farci coraggio.

Ma poi cita alcune tendenze riscontrabili nella ricerca tedesca di soluzioni che lo preoccupano molto.

La preoccupazione del Papa per uno “smembramento” della Chiesa

Innanzitutto c’è la preoccupazione che la Chiesa in Germania si stacchi dalla Chiesa universale e si separi dalla universale (“cattolica”) comunità della fede: la preoccupazione per uno “smembramento” della Chiesa.

Ed ecco che Papa Francesco chiede “di mettersi insieme in cammino con tutta la Chiesa” (3) e accenna alla “communio [comunione] tra tutte le Chiese particolari nella Chiesa universale” (Nota 7). Egli sottolinea che “soprattutto in questi tempi di forte frammentazione e polarizzazione è necessario assicurare che il sensus ecclesiae viva anche davvero in ogni decisione” e che “le Chiese particolari vivano e prosperino nella e a partire dalla Chiesa universale; se fossero separate dalla Chiesa universale, si indebolirebbero, si rovinerebbero e morirebbero.

Da qui la necessità di mantenere sempre viva ed efficace la comunione con tutto il Corpo della Chiesa” (9), “sapendo che siamo parte essenziale di un Corpo più grande” (ibid.).

Il Papa mette inoltre in guardia – con riferimento a un libro di papa Benedetto XVI – contro la “tentazione dei promotori dello gnosticismo” che “hanno sempre cercato di dire qualcosa di nuovo e diverso da quello che la Parola di Dio ha loro donato. (…) Vale a dire chi vuole essere avanti, il progredito che afferma di andare oltre il ´noi ecclesiale´ (ibid.). Il brano della Seconda Lettera di Giovanni (2 Giovanni 9) citato nel testo è qui rivelatore: “Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio.” C’è una “tentazione del padre della menzogna (…), che (…) in fin dei conti fa a pezzi il corpo del santo e fedele popolo di Dio” (10). A questo Papa Francesco oppone una visione universale della sinodalità, descrivendola.

È chiaro che al Santo Padre non è rimasto nascosto che alcune delle richieste degli iniziatori del “processo sinodale” (come spesso viene chiamata anche la “via sinodale”) vanno al di là o non tengono sufficientemente conto dei fondamenti cattolici della fede che valgono in modo vincolante in tutto il mondo. In tal modo metterebbero come minimo a repentaglio il cammino comune e la comunione globale della Chiesa.

 

Il Papa sceglie qui parole insolitamente chiare.

 

L’avvertimento contro una “disposizione spirituale mondana

Un secondo ambito tematico della lettera papale riguarda la tentazione di puntare solo ad una “riforma delle strutture, delle organizzazioni e dell’amministrazione”, “una sorta di nuovo pelagianesimo” (5), contro cui papa Francesco aveva già messo in guardia i vescovi tedeschi durante la visita ad limina del 2015. Il pelagianesimo, respinto dalla Chiesa nel V secolo, sosteneva che non ci fosse bisogno di redenzione dai peccati attraverso Cristo, che l’uomo fosse forte e buono in sé.

Già in questo contesto, nel 2015 il Papa aveva sottolineato la tentazione di “riporre la nostra fiducia nell’amministrazione, nella perfezione dell’apparato”. Nella sua lettera Francesco mette in guardia da una “secolarizzazione e da una disposizione spirituale mondana” (5). “Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali! Questa mondanità asfissiante si sana assaporando l’aria pura dello Spirito Santo, che ci libera dal rimanere centrati in noi stessi, nascosti in un’apparenza religiosa vuota di Dio.” (Nota 13)

Piuttosto, c’è bisogno di una “prospettiva teologale”: “Il vangelo della grazia (….) sia la luce e la guida. (…) Ogni volta che una comunità ecclesiale ha cercato di uscire dai suoi problemi da sola (…) si è finito per moltiplicare i mali che si volevano superare” (6). “Senza ´fedeltà della Chiesa nei confronti della sua stessa vocazione´, ogni nuova struttura si rovinerà in breve tempo”. (ibid.) Pertanto, la Chiesa non deve semplicemente rispondere a “fatti e bisogni esterni”, “isolati dal mistero della Chiesa” (ibid.).

Molte cose accadute in Germania negli ultimi tempi hanno probabilmente suscitato nel Papa l’impressione di un fare azionistico, come di un’associazione di stampo politico, di una “pia organizzazione non governativa”, come si è spesso espresso in altri contesti. E alcune dichiarazioni della Chiesa sembrano promuovere sempre più questo “fare” – senza considerare le condizioni necessarie della fede e in contraddizione con la coscienza del credente che tutto è dono.

Tensione e squilibri invece di adattamento

Papa Francesco parla più volte nella sua lettera di “tensione” e “adattamento”. Egli mette in guardia dall’”adattare la vita ecclesiale alla logica attuale o a quella di un particolare gruppo” (5), oppure dal “trovare un ordine che ponga fine alle tensioni, che sono inerenti alla nostra umanità e che il Vangelo vuole provocare” (ibid.). “Non possiamo dimenticare che ci sono tensioni e squilibri che hanno il sapore del Vangelo, che devono essere mantenuti perché promettono una nuova vita” (ibid.). L’evangelizzazione non è “un ´ritocco´ che adatta la Chiesa allo spirito dei tempi, facendole però perdere la sua originalità e la sua missione profetica” (7). Si tratta di “riconoscere i segni dei tempi, il che non è sinonimo di mero adattamento allo spirito dei tempi (cfr. Rm 12,2)” (8).

Molto di quanto è stato detto nella fase precedente il processo sinodale è caratterizzato dalla paura di perdere il contatto con il mondo pluralistico e dall’intenzione di colmare il divario tra la Chiesa e la realtà della vita. A questa argomentazione Papa Francesco toglie chiaramente il fondamento.

Recuperare il primato dell’evangelizzazione

Al contrario, “è necessario (…) riconquistare il primato dell’evangelizzazione (…) perché la Chiesa, portatrice dell’evangelizzazione, comincia con l’evangelizzare se stessa” (7). Dovrebbe essere “la nostra principale preoccupazione (…) di incontrare i nostri fratelli e sorelle, specialmente quelli che si trovano sulla soglia dei portoni delle nostre chiese, per le strade, nelle carceri, negli ospedali, nelle piazze e nelle città. Il Signore si è espresso chiaramente: ´Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia´ (Mt 6,33)”. (8). “La santità ´della porta accanto´ (…) è la santità che protegge e ha sempre preservato la Chiesa da ogni riduzione ideologica, pseudo-scientifica e manipolativa”. (ibid.)

Come atteggiamento di base per raggiungerla, il Papa esige l’”atteggiamento della vigilanza e della conversione” (12), un “atteggiamento di privazione” (ibid.), e rimanda ai “veri rimedi spirituali (preghiera, penitenza e adorazione)” (ibid.). La gioia dovrebbe essere qui il fattore determinante: “L’evangelizzazione ci porta a ritrovare la gioia del Vangelo, la gioia di essere cristiani”. (7)

Abbiamo quindi perso, in Germania, il primato dell’evangelizzazione e la gioia della fede, nella caparbietà e nella protesta? Papa Francesco espone in dettaglio che cosa intende con evangelizzazione e avvicinamento ai poveri, e critica ogni riduzione ad adattamenti, riforme amministrative e tendenze all’isolamento. Chiama quindi a pensare più in grande, a uscire dalla propria casa per portare la buona novella con le parole e con i fatti.

Non abbattere i conflitti a forza di votazioni

Nella sua lettera, il Papa non prende posizione su dettagli tecnico-formali del processo sinodale (statuto, regole di voto, ecc.), ma le seguenti parole sono fonte di riflessione: “Il punto di vista sinodale non elimina contraddizioni o confusione, né esso subordina i conflitti a decisioni prese in nome di un ´buon consenso´ che compromettono la fede, a risultati di censimenti o a indagini fatte su questo o quell’argomento”. Si tratta piuttosto della “centralità dell’evangelizzazione e del sensus ecclesiae come elementi determinanti del nostro DNA ecclesiale” (11).

A proposito, nella lettera Francesco usa cinque volte il termine “sensus ecclesiae” (coscienza della Chiesa), che egli intende in modo complessivo, ed evita il termine “sensus fidelium” (coscienza dei fedeli) che, pur teologicamente ed ecclesiasticamente fondato, a volte viene però frainteso come senso di gruppo o opinione maggioritaria.

Evidentemente la comunione sinodale e il sensus ecclesiae significano per Papa Francesco qualcosa di più che non l’abbattere i conflitti per così dire tecnicamente, attraverso votazioni e decisioni o sondaggi o anche l’affidarsi a compromessi fittizi “che compromettono la fede”.

I contenuti della lettera sono sorprendenti?

Non per chi abbia seguito le dichiarazioni del Papa sui temi che devono essere elaborati e deliberati nel processo sinodale. E non per chi ascolta il Papa su questioni fondamentali del rinnovamento e dell’evangelizzazione.

Sulla consacrazione delle donne al diaconato, ha ripetutamente ammonito alla cautela, anche dopo diversi studi: “Non posso emettere un decreto sacramentale senza una base teologica e storica”, ha risposto a chi glielo chiedeva (domradio.de, 19/05/2019).

Nel 2016, al suo ritorno dalla Svezia, gli fu chiesto se poteva immaginarsi un’ordinazione sacerdotale delle donne. La sua risposta fu chiara: si riferì al suo predecessore Giovanni Paolo II, che con il suo “no” aveva detto l’ultima parola al riguardo. “E così resta.” In risposta a una contro domanda della giornalista, Papa Francesco ha fatto riferimento alla dimensione petrina e mariana della Chiesa e li ha brevemente spiegati

Forse alcuni ricordano ancora le sue varie dichiarazioni sulle condizioni di ammissione al sacerdozio. Per esempio esclude espressamente l’abolizione del celibato generale: “Mi viene in mente la frase di san Paolo VI: ´Darò la mia vita piuttosto che cambiare la legge del celibato´. Mi è venuto in mente e vorrei dirlo, perché questa è una frase coraggiosa, in un momento più difficile del nostro, negli anni intorno al 1968/70 …. Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la Chiesa. In secondo luogo, non sono d’accordo a consentire il celibato facoltativo, no. Solo per i posti più remoti resterebbe qualche possibilità…..” (Volo di ritorno da Panama, 27/01/2019). Per la regione amazzonica tale eccezione viene discussa, come ben noto.

Inoltre, il Santo Padre ha ripetutamente citato il problema degli omosessuali nei seminari e ha confermato un regolamento corrispondente della congregazione responsabile, cosa che in Germania ha causato settimane di accese discussioni.

La lettera “Maschio e femmina li creó” sul problema del genere, recentemente pubblicata dalla Congregazione per l’Educazione, nel discorso pubblico ecclesiale tedesco finora ha raccolto prevalentemente osservazioni maligne e critiche.

Che cosa significa questo per il “processo sinodale”?

Certamente dopo questa lettera del Papa non si potrà andare avanti come se nulla fosse, né nel contenuto né nella forma.

In realtà, la lettera sollecita una completa riformulazione di tale processo, che deve essere orientato all’evangelizzazione e al rinnovamento spirituale e verso “le persone ai margini”; un processo che non “fa” o “adatta”, ma che si affida a Dio che può rinnovare e convertire e che ci dona la gioia del Vangelo; e un processo che in ogni cosa va di pari passo con la comunità della Chiesa Cattolica, una comunità che include tempo e spazio.

Durante la nostra visita ad limina, Papa Francesco ci ha fatto questa raccomandazione, con cui forse potremmo riassumere la sua lettera: “I tempi ci chiedono un nuovo orientamento pastorale, cioè fare in modo che  ‘le strutture della Chiesa diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli operatori pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia’ (Evangelii  gaudium, 27)”.

 

 

Fonte: Kath.net

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