Il vescovo di Linyi (Shandong) è membro del Comitato permanente del Cpcpc (Conferenza politica consultiva del popolo cinese), presidente dell’Associazione patriottica; vicepresidente del Consiglio dei vescovi cinesi. Il dispiacere di molti cattolici. Per la Santa Sede amore alla patria e amore alla Chiesa stanno sullo stesso piano. Ma la Chies chiede anche libertà religiosa e potersi “adoperare per la giustizia”.

C’è ne parla un articolo pubblicato su AsiaNews.

 

Wang Yang

Wang Yang

 

“L’amore della patria deve essere superiore all’amore verso la Chiesa e la legge del Paese è superiore alle regole canoniche”: è quanto avrebbe affermato mons. Fang Xingyao alla Conferenza politica consultiva sulle religioni tenuta il 26 novembre scorso nella capitale. L’incontro, presieduto da Wang Yang (v. foto), presidente del Comitato nazionale della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc) e membro del Comitato centrale del Partito comunista, si è tenuto nella Sala dorata della sede del Cpcpc ed ha visto la partecipazione di esperti, accademici, personalità religiose e consiglieri politici.

Il raduno mirava a sviluppare “un sistema ideologico religioso con caratteristiche cinesi in linea con le richieste dei tempi”, secondo la linea della “sinicizzazione” voluta dal presidente Xi Jinping, che fa rischiare una sottomissione delle religioni al dominio del Partito comunista anche dal punto di vista teologico.

Mons. Giovanni Fang Xingyao è vescovo di Linyi (Shandong) ed è membro del Comitato permanente del Comitato nazionale del Cpcpc. Egli è anche presidente dell’Associazione patriottica cattolica cinese e vicepresidente del Consiglio dei vescovi cinesi.  Entrambi questi due organismi non sono riconosciuti dalla Santa Sede.

Le frasi di mons. Fang Xingyao sono riportate in un lungo articolo pubblicato sul sito del Cpcpc, che dà anche sintesi degli interventi dei rappresentanti delle altre religioni ufficiali in Cina, tutti esaltanti il patriottismo.

Le parole di mons. Fang Xingyao, sulla maggiore importanza dell’amore alla patria e della legge nazionale, sono spiaciute a diversi cattolici cinesi come qualcosa che inquina il rapporto di unità con la Santa Sede. Da sempre la Santa Sede afferma che “un buon cattolico” è anche un “buon cittadino”, mettendo sullo stesso piano l’amore alla patria e l’amore alla Chiesa. Anche Benedetto XVI, nella sua Lettera ai cattolici cinesi (del 2007) sottolinea questa parità, chiedendo al governo spazi di libertà religiosa per la Chiesa e per il suo “adoperarsi per la giustizia” (n. 4).

 

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1