Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla
Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

 

 

di Sabino Paciolla

 

Oggi dovrebbe uscire il documento della Commissione europea “Stay Safe Strategy” che conterrà raccomandazioni agli Stati dell’Unione su come evitare il peggioramento della pandemia nel periodo natalizio. Secondo indiscrezioni uscite sui giornali nei giorni scorsi, la bozza conterrebbe anche l’indicazione ai governi di «non permettere la celebrazione delle Messe» e in ogni caso di «considerare di evitare cerimonie religiose con grossi assembramenti, sostituendole con iniziative online, in tv o alla radio».

Come si può vedere, quella della Commissione europea appare una grave intromissione negli Stati e negli affari religiosi, questi ultimi di competenza della Chiesa.

Non bastasse, in Italia il Ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, sembra abbia opposto un fermo no agli spostamenti e confermato di estendere il coprifuoco nazionale oltre le 22. Pertanto, il coprifuoco dovrebbe essere confermato alle 22 anche a Natale e a Capodanno. 

Boccia, parlando con i governatori delle Regioni, ha detto che “Seguire la messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia. Eresia è non accorgersi dei malati, delle difficoltà dei medici, della gente che soffre. Questa è eresia, non facciamo i sepolcri imbiancati. Papa Francesco ha dato un esempio bellissimo a tutti nella scorsa Pasqua, a partire dalla Via Crucis”.

Quindi si capisce che il coprifuoco, neanche come eccezione per la notte di Natale, non potrà essere spostato all’1 di notte, e dunque la messa dovrebbe essere anticipata entro le ore 21.00, per consentire ai fedeli di rientrare a casa entro le 22.00, quando scoccherà la fatidica ora. Il DPCM sarà pubblicato domani, ed avrà decorrenza dal 4 dicembre prossimo.

Mons. Paglia, interpellato in merito dal Corriere della Sera, ha risposto dicendo che: «Certo, va colto il desiderio di celebrare il Natale di notte, quando fuori è buio, perché è evidente il significato simbolico della luce che rischiara le tenebre. Però sono anni ormai che nelle basiliche romane e in tante parrocchie si comincia la messa intorno alle nove di sera, a San Pietro lo stesso Papa inizia da tempo alle 21.30. Non vedo nessuno scandalo. Non conta l’ora, conta che il Natale venga davvero». Inoltre, «Per chi non riesce ad andare in chiesa, non è un dramma. C’è Internet, ci sono le televisioni. Io esorterei tutte le parrocchie, per quanto è nelle loro possibilità, a trasmettere la messa. Non si toglie nulla, si moltiplica: moltiplichiamo il Natale. Una volta rispettate le norme di sicurezza, possiamo inventarci tutto. Come fece San Francesco ottocento anni fa»

Ai novelli “ministri del culto”, come alcuni giornali hanno definito i cattolici Conte e Boccia, risponde in maniera pacata Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, in una intervista concessa alla trasmissione di Nicola Porro “quarto potere”, una intervista tutta da ascoltare. Ecco la trascrizione: 

«Vorrei dire due cose. La prima: è chiaro che non sappiamo a che ora Gesù sia nato e non sappiamo esattamente neanche in che giorno Gesù sia nato. Quindi non ha senso dire: facciamo nascere Gesù due ore prima, tre ore prima, quattro ore prima. Questo è chiaramente un discorso con altri significati. Seconda cosa: molte persone sono legate, giustamente secondo me, alla Messa di natale. Nella tradizione cristiana fin da lungo tempo si è creduto che nel momento di maggior buio, che poi è il solstizio d’inverno, intorno al 21/25 dicembre, spunta la luce. E quale luce spunta? Quella di Cristo, che nasce. L’uomo vive anche di significati e di tradizioni, nel legame con delle memorie che hanno costituito la sua vita. Io non trovo scandaloso che la Messa possa essere spostata alle 20 invece che alle 24, a parte che non capisco bene perché il virus circoli di meno alle 20 invece che alle 24. Comunque, a parte queste considerazioni, mi va bene. Però io dico: stiamo attenti, perché nel momento in cui noi vogliamo continuamente toccare tutti i significati simbolici, affettivi e di fede delle persone, non facciamo un guadagno né per le persone né per la socialità. La socialità si nutre di rapporti, di simboli, di tradizioni e questo deve essere guardato con attenzione, soprattutto dalla Chiesa. Io come cittadino sono attentissimo a ciò che lo Stato mi chiede e voglio assolutamente salvaguardare la salute mia e dei miei fratelli. Nello stesso tempo, però, non voglio uno Stato che entri a regolamentare quello che la Chiesa deve decidere. Quindi ci deve essere su questo punto una forte attenzione sui significati simbolici, culturali e di fede di ciò che la Chiesa vive».

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