“Il dramma della Chiesa oggi è la separazione della pastorale dalla dottrina, cioè dell’amore dalla verità”, dice padre Bux. “E la stiamo pagando cara, come aveva previsto Giovanni Paolo II”. “Papa Francesco dovrebbe cancellare la Fiducia Supplicans e sostituire il prefetto con un uomo di ‘dottrina sicura, sana e pura’, per usare le parole dell’Apostolo a Tito”.

Rilancio una intervista rilasciata dal teologo Mons. Nicola Bux, già Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, e amico di Benedetto XVI, al giornalista Edward Pentin. L’intervista è apparsa sul blog di quest’ultimo. Eccola nella mia traduzione. 

 

Mons. Nicola Bux
Mons. Nicola Bux

 

Padre Bux, qual è stata la reazione generale ai Fiducia Supplicans in Italia: per lo più contraria, secondo lei, favorevole o ambivalente?

A causa della loro vicinanza alla Sede Apostolica, i vescovi italiani sembrano essere come cani muti: approvano o dissentono, o temono “rappresaglie”. Tra i fedeli e i non praticanti c’è chi considera Fiducia Supplicans, e i tentativi di giustificarla, un insulto alla propria intelligenza. Poi c’è chi conosce la dottrina della fede e della morale, soprattutto le norme della Rivelazione, e pone il primo dubium [dubbio o domanda] dai cinque cardinali inviati l’estate scorsa: È possibile che la Chiesa oggi insegni dottrine contrarie a quelle che ha insegnato in precedenza in materia di fede e di morale, sia dal Papa ex cathedra, sia nelle definizioni di un Concilio ecumenico, sia nel magistero ordinario universale dei vescovi sparsi nel mondo (cfr. Lumen Gentium 25)?

Di sicuro, Fiducia Supplicans non appartiene al “Magistero autentico” e quindi non è vincolante perché ciò che vi si afferma non è contenuto nella Parola di Dio scritta o trasmessa e che la Chiesa, il Romano Pontefice o il Collegio episcopale, sia definitivamente, cioè con sentenza solenne, sia con Magistero ordinario e universale, propone di credere come divinamente rivelata. Non si può nemmeno aderirvi con l’assenso religioso della volontà e dell’intelletto.

 

Cosa pensa del comunicato stampa del 4 gennaio volto a chiarire la dichiarazione? Ha risolto qualcosa?

Nella maggioranza dei battezzati prevale l’ignoranza, dovuta al fatto che per decenni si è preferito il sociale alla catechesi; per le coppie eterosessuali e omosessuali irregolari ciò che ora vale è: l’amore è amore. Chi usa la logica si oppone e allora sorge il secondo dubium dei cardinali: È possibile che in determinate circostanze un pastore possa benedire le unioni tra persone omosessuali, suggerendo così che il comportamento omosessuale in quanto tale non sarebbe contrario alla legge di Dio e al cammino della persona verso Dio? A questo dubium se ne lega un altro: Continua ad essere valido l’insegnamento sostenuto dal magistero ordinario universale, secondo cui ogni atto sessuale al di fuori del matrimonio, e in particolare gli atti omosessuali, costituisce un peccato oggettivamente grave contro la legge di Dio, indipendentemente dalle circostanze in cui avviene e dall’intenzione con cui viene compiuto? Quindi, la dichiarazione del 4 gennaio è un classico tentativo di coprire le crepe.

 

È d’accordo sul fatto che la dichiarazione ha messo in luce divisioni che erano già presenti ma che ora sono uscite allo scoperto?

Benedetto XVI, nelle sue Note dell’11 aprile 2019, ha descritto l’origine dello sfacelo della morale cattolica, e quindi anche delle divisioni tra i cattolici, a causa del fatto di ritenere non peccaminosa la convivenza di una coppia sia eterosessuale che omosessuale. La divisione o scisma, prima sommersa, è ora emersa. Vedremo se sarà dichiarata formalmente in un prossimo evento ecclesiale, come un sinodo o un conclave. Di certo, il prossimo Papa dovrà fare i conti e decidere se approfondire la divisione o sanarla convocando un concilio. A chiunque si candidi come Papa, nelle congregazioni pre-conclave dovrà essere chiesto di rispondere ai dubia accumulati dal 2015, altrimenti la divisione della Chiesa si approfondirà.

 

Perché secondo lei c’è stata un’opposizione soprattutto in Africa e in Europa centro-orientale e non tanto negli Stati Uniti e in altri Paesi prevalentemente occidentali?

Perché in queste zone, cioè nell’emisfero settentrionale e occidentale, dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha contrastato l’ideologia relativista che era penetrata nella morale e aveva demolito la legge naturale con la formazione alla dottrina e alla vita in Cristo – cioè la morale cattolica, combattendo il pensiero neopagano. Così, il popolo è rimasto fedele. Poi, chiedete a un ebreo se è una benedizione (berakah) quando non ha una sacralità (diciamo che non è liturgica) e se si può benedire qualcosa che Dio maledice e aborrisce, come un peccato contro natura. Un amico ebreo che ha sentito parlare di Fiducia Supplicans mi ha detto: “Il Papa non conosce la Bibbia?”. Per non parlare del ridicolo dei musulmani e dell’allontanamento degli ortodossi che hanno ormai dichiarato impossibile l’unità con i cattolici. Fiducia Supplicans e i successivi comunicati sono il risultato dell’ignoranza del prefetto Fernandez.

 

Qual è il modo migliore per risolvere la confusione e la divisione che derivano da Fiducia Supplicans?

Spiegare che non c’è pastorale senza “pasto”, perché “la dottrina è in realtà come il cibo, il cui possessore è colui che lo distribuisce” (San Gregorio Nazianzeno). La dottrina, quindi, è pastorale, ma se il pastore non la possiede, non può fare pastorale. Il dramma della Chiesa di oggi è la separazione della pastorale dalla dottrina, cioè dell’amore dalla verità. E la stiamo pagando cara, come aveva previsto Giovanni Paolo II. Papa Francesco dovrebbe cancellare Fiducia Supplicans e sostituire il prefetto con un uomo di “dottrina sicura, sana e pura”, per usare le parole dell’Apostolo a Tito.

 

Come pensa che questa vicenda influenzerà il prossimo Conclave?

Sicuramente il prossimo Papa, se non vuole essere tale solo per una parte della Chiesa, dovrà porsi la domanda: qual è la missione della Chiesa? Quella di conformarsi al mondo o di salvarlo? L’unità della Chiesa cattolica è compromessa da Fiducia Supplicans perché, su una verità morale così essenziale, accetta, in pratica, opinioni opposte tra le Chiese sparse nel mondo. Un esempio: Il nuovo vescovo di Foggia ha detto che la sua Chiesa sarà la “Chiesa di Francesco che benedice tutti”. Ma la Chiesa non è forse quella di Gesù Cristo?

Fernandez si è screditato pubblicando un documento che è l’opposto di quello del suo predecessore, [il cardinale Luis] Ladaria, nel 2021. Si tratterebbe di uno “sviluppo” o piuttosto di un’eterogenesi della dottrina? Il Dicastero e la Santa Sede si sono umiliati. Qualcuno ha già ribattezzato il Dicastero “per la distruzione della fede”. Il sospetto di ignoranza e malafede peserà su Fernandez in qualsiasi documento che firmerà in seguito. Dovrebbe dimettersi.

 


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