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Riprendo una notizia pubblicata in questi giorni al margine dell’evento sportivo dell’anno: i Giochi Olimpici di Tokio. La celebre canzone è stata infatti cantata durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. A quanto pare nulla di più adatto giacché la canzone di John Lennon è considerata un inno alla pace mondiale e alla concordia tra i popoli. Ma il vescovo ausiliare di Los Angeles ha approfittato dell’occasione per spiegare il vero significato della canzone e il motivo per cui da cristiani non è possibile sottoscriverlo.

Nel 2014 ho parlato di questa canzone in un articolo che, per mia sorpresa, è diventato negli anni uno degli articoli più letti del mio blog. In quell’occasione affrontavo l’argomento del significato negativo della canzone “Immagine” di J. Lennon e denunciavo che fosse stato utilizzata per un evento sportivo voluto ed organizzato proprio dal Vaticano. Una vera e propria contraddizione che in un evento voluto dal Papa si canti a squarciagola e con convinzione che il mondo sarebbe più bello e più pacifico senza religioni, senza paradiso e in ultima istanza, senza Dio. Ora Immagine viene cantata per inaugurare le olimpiadi di Tokyo e, tutto sommato, questo non dovrebbe creare problemi perché l’ideologia in cui viviamo sposa perfettamente i valori della canzone. Ma il vescovo Barron (ignoro se in quel lontano 2014 abbia detto qualcosa in merito…), approfitta per illustrarci i contenuti errati e contraddittori di una canzone che continua ad affascinare (ed ingannare) grandi e piccoli in tutto il mondo.

Mons. Robert Barron è un vescovo molto noto negli Stati Uniti, ha scritto numerosi libri, i suoi articoli sono comparsi su molte testate giornalistiche, conferenziere di fama è più volte intervenuto in programmi televisivi come Fox News, CNN e EWTN. Il suo sito internet (WordOnFire.org) viene visitato da milioni di persone ogni anno ed è una delle voci più influenti del cattolicesimo USA, molto seguito sui social network e apprezzato per i suoi confronti aperti con personaggi della cultura e dello spettacolo lontani dal pensiero cattolico che egli difende con onestà e ragionevolezza.

È proprio sul suo sito ufficiale che mons. Barron mette in guardia i fedeli dal significato ideologico del testo di Imagine, famosa canzone pubblicata da John Lennon nel 1971, perché “induce a giudicare la religione come una fonte di grandi mali, quando di fatto le ideologie atee si sono dimostrate molto più letali”.

“Perché odio la canzone Immagine” è il titolo di un video in cui il vescovo propone una lettura attenta e ragionata di quello che è ormai considerato un inno ad un mondo ateo, senza Dio e senza religioni.

«Sono un fan dei Beatles da quando avevo 12 anni» premette il vescovo. «Le loro canzoni hanno trovato uno spazio nella mia anima… Tra di loro il mio preferito era John Lennon che considero uno dei più grandi cantautori del ventesimo secolo (…). Ricordo che quando morì nel 1980, ero uno studente universitario a Washington e piansi profondamente e sinceramente. Questo devo dirlo perché sia chiaro che non ho nulla contro i Beatles o contro John Lennon, ma devo dire che non mi piace la canzone Immagine. Amo la musica della canzone e mi piace come la canta John Lennon, ma odio il testo e critico il fatto che sia diventato una sorta di “inno laico”. Guardiamo attentamente al testo».

“Immagina che non ci sia il paradiso. Né l’inferno sotto di noi”. Solo il cielo. «Francamente non oso immaginare nulla di peggio» afferma Barron. Un mondo senza Paradiso e senza Inferno non è altro che un mondo senza “nessun criterio assoluto di bene o male”. Senza morale, senza una norma assoluta, dove nessuna legge regola il comportamento degli esseri umani. Ciò mette a rischio l’intera società perché – afferma Barron citando Dostoevskij – «una volta che smetti di credere in Dio, tutto è permesso». In questo senso la canzone è un invito a vivere, non certo in un mondo perfetto ma, al contrario, in un luogo molto pericoloso.

«Avete dei dubbi? Guardate a quello che è successo nel XX secolo. Ci sono state delle persone, persone molto influenti dal punto di vista politico e culturale, che credevano che non ci fosse il paradiso. E hanno accumulato milioni di cadaveri…».

La canzone prosegue con le parole “Immagina che non ci siano paesi…” Nulla per cui uccidere o morire, e nessuna religione”. «Innanzitutto trovo divertente che abbiano cantato questo verso subito dopo la sfilata delle delegazioni delle nazioni di tutto il mondo», ha ironizzato Barron. «Ma il problema non sono i paesi in sé stessi, non c’è nulla di male nell’esistenza dei diversi paesi con le loro differenti posizioni, assetti politici, culture…». «Il vero problema è quando si rompono i parametri morali per giudicare le diverse attività dei paesi. Quando non abbiamo più gli strumenti per giudicare una azione buona o cattiva. Se non c’è più paradiso, vuol dire che ci siamo sbarazzati di tutto e che non c’è più modo di giudicare le controversie tra le nazioni». Le guerre, afferma Barron, vengono da molto al di là che dal semplice fatto che esistano le nazioni.

Ma ciò che mi infastidisce di più in questo verso è che termini dicendo “Immagina che non ci siano neanche le religioni”. Bene, abbiamo già immaginato che non ci sia Paradiso, quindi non c’è trascendenza, non c’è Dio, ma ora John Lennon vuole che immaginiamo, in questo sogno, che non ci siano più religioni. E quello che molte persone della sinistra laica in genere deducono è che la fonte reale dei mali è la religione. Sarebbe per colpa loro che le persone litigano. Questo, dico sempre, è un luogo comune. Lo è dal XVI secolo: che le religioni sono all’origine di tutte le guerre. Eppure circa venti anni fa è stato pubblicato uno studio molto dettagliato e obiettivo su tutti i conflitti avvenuti nella storia. Sapere cosa è emerso? Che solo il 6% di tutte le guerre combattute nella storia umana si possono attribuire ragionevolmente alla religione. Molte più vittime ha fatto il tribalismo, i motivi politici o coloniali… Quello che cerco di dire è: guardate al XX secolo. Le ideologie atee sono state responsabili di molta più violenza di quanto non abbiano fatto le religioni. Dunque questa bufala secondo la quale dovremmo sbarazzarci della religione per avere un mondo di pace… io direi “al contrario!”: è quando mettiamo tra parentesi Dio, tra parentesi la trascendenza, tra parentesi la morale oggettiva, è lì che troveremo problemi».

«Ciò che mi ha fatto divertire è sentire tutte queste celebrità cantando questo verso: “Immaginate che non ci siano proprietà”… Eppure tutti quelli che cantavano quella canzone erano milionari… Non ci vuole molta immaginazione per capire che tutti loro sono proprietari di case, auto, armadi pieni di vestiti…»

«La dottrina sociale della Chiesa dice che di per sé non c’è nulla di sbagliato nell’avere dei beni. Anzi, difendiamo la legittimità della proprietà privata. Il problema è se manca una visione morale che mi permetta di collocare i miei beni all’interno del più ampio contesto morale del bene comune. Questo è il problema! Questo può fare che i beni creino realmente dei problemi. Il problema non sono i beni, ma i beni “senza il paradiso”, “senza religioni” e “senza Dio”.

L’ultimo verso è fantastico e sono disposto a immaginarlo per sognare una “fratellanza di uomini”. Ma pensateci un attimo: è semplicemente impossibile avere una fratellanza e una sorellanza di tutti gli esseri umani se mettiamo tra parentesi il nostro padre comune. Possiamo incontrarci in tutti i modi che volete: politico, economico, sociale, culturale, le organizzazioni ecc… Ma se vogliamo parlare di vera fratellanza, ossia di un rapporto tra fratelli questo è impossibile senza un padre comune. Se metti tra parentesi il paradiso, metti tra parentesi Dio, stai mettendo di fatto tra parentesi ogni possibilità di fratellanza umana.

Dunque: mi piacciono i Beatles, mi piace John Lennon, mi piace la musica di questa canzone, quando passa alla radio la ascolto e la canto, ma per l’amor di Dio, lo dico letteralmente “per l’amor di Dio”, non prendete sul serio il suo testo.

 

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