Notre Dame vista dall'alto dopo l'incendio

 

di Sabino Paciolla

 

Il 15 aprile scorso un grosso incendio è scoppiato nella cattedraleNotre-Dame di Parigi. Il rogo, che ha provocato il crollo del tetto e della guglia della cattedrale, simbolo della città, si è sviluppato da un’impalcatura per i lavori di restauro. Lo shock è stato notevole e globale, ma soprattutto francese. Infatti, già dal giorno dopo, alcuni miliardari francesi si sono impegnati per la ricostruzione della cattedrale con cospicue somme, centinaia di milioni di euro. Per capire la portata delle somme impegnate, basti pensare che per gli ultimi restauri sono stati raccolti con difficoltà e nell’arco di alcuni anni “solo” 13 milioni di euro.

Come detto, 24 ore dopo, tutti, in qualche modo, siamo stati rassenerati dalla notizia dei fondi assicurati. Ma qualcosa, da subito, è intervenuto ad impensierirci. Sono stati l’intervento del presidente dei francesi, Emmanuel Macron, e le prime ipotesi di ricostruzione della cattedrale, più che altro opinioni, avanzate da famosi architetti.

Emmanuel Macron, ha promesso che Notre Dame sarà ricostruita nell’arco di cinque anni “più bella di prima”. Inoltre, ha anche detto di sperare che la ricostruzione sia un “gesto di arte contemporanea”.

Che voglia ultimare la ricostruzione in cinque anni lo si può capire. I Giochi della XXXIII Olimpiade, noti anche come Parigi 2024, si terranno proprio a Parigi, dal 2 al 18 agosto 2024. Ma le frasi “gesto di arte contemporanea” e ” più bella di prima” hanno fatto venire i brividi alle spalle a tanti. Infatti, esse lasciano spazio a interpretazioni preoccupanti. Molti temono che la magnifica cattedrale gotica possa essere oggetto di un’interpretazione architettonica modernista, che riflette la nuova diversità etnica e religiosa della Francia, piuttosto che il suo patrimonio cattolico.

Non solo. Martedì 23 aprile, Macron in un breve discorso alla televisione francese, parlando della dimensione spirituale della cattedrale parigina, ha evitato accuratamente ogni riferimento al cattolicesimo.

Il ministro degli Interni Christophe Castaner, mercoledì mattina, davanti a Notre Dame, ha fatto una dichiarazione ufficiale che recitava: “Notre Dame non è una cattedrale”. E ha aggiunto: “È il nostro luogo comune, è ciò che ci riunisce, è la nostra forza, è la nostra storia”.

Bénédicte Le Chatelier, giornalista del telegiornale LCI, a sua volta, ha fatto un passo ulteriore. Commentando in diretta sull’incendio, ha detto: “Notre Dame non è un luogo religioso, ma i cattolici continuano ad appropriarsene”.

“Non è un museo”

Tutti questi episodi avranno irritato non poco l’arcivescovo di Parigi, mons. Michel Aupetit, il quale, il giorno dopo la dichiarazione di Macron, in una intervista a Sud Radio, ha detto:

“Siamo molto addolorati per la perdita della nostra cattedrale, questa è la Settimana Santa e dovremo riorganizzare completamente le nostre preghiere. Sarebbe stato bello se ci fosse stata una piccola parola di compassione per la comunità cattolica, perché dopo tutto, sono i cattolici che fanno vivere la Cattedrale di Notre Dame: non è un museo! Se tanta gente ci viene, è perché è uno spazio vitale, animato dai cattolici. E la parola cattolica non è una parolaccia! Viene dal greco ‘universale’. Siamo qui per proclamare una fraternità universale basata sull’amore. Non è davvero un problema dire solo una piccola parola di compassione per i cattolici che soffrono”.

Ha con tristezza osservato che le parole “cristiano”, “radici cristiane” e “cattolici” sono in un certo senso diventate tabù. Riferendosi ancora a Macron, ha proseguito:

“Sì, probabilmente, credo sia a causa di un’incomprensione della natura della laicità, che significa semplicemente la distinzione del potere [temporale]. Ma questo non gli impedisce di dire cosa siamo, e cosa stiamo passando. Questa cattedrale è stata costruita nel nome di Cristo. È un’aggiunta di pietre abitate da uno spirito. Non è un edificio funzionale. Alcune sculture sono in luoghi che non si vedono: questo è veramente per qualcosa di più grande e più bello”, ha detto.

L’arcivescovo Aupetit, ha precisato che la magnifica basilica è stata costruita per una semplice ragione, che non è quella perché fosse un “gioiello”, e nemmeno perché ospitasse la Corona di Spine. Notre Dame, ha detto, esiste per “un morceau de pain – per un pezzo di pane”, il pane che i cattolici credono sia il “Corpo di Cristo”.

Ma, evidentemente, nelle frasi dette dai politici e dai giornalisti si sente l’eco delle famose parole di Karl Marx quando scrisse: «La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli».

Parole, quelle di Marx, dure a morire.

Notre Dame e il giovane fedele in ginocchio

Come ha scritto padre Benedict Kiely sul Catholic Herald,  “Tutte le chiese, dalla magnificenza di Notre Dame di Parigi, di San Pietro a Roma, ad una piccola chiesa di paese o una capanna di fango nelle missioni, se l’Eucaristia è presente, sono costruite per essere la ‘domus Dei’, la casa di Dio. (…)  Notre Dame de Paris è un oggetto del patrimonio mondiale, una cosa di bellezza apprezzata da coloro che appartengono a qualsiasi fede o nessuna. Ma lo scopo dell’edificio parla anche, non solo alla realtà, ignorata dalla costituzione dell’Unione Europea, del massiccio contributo della cultura cristiana alla creazione della civiltà occidentale, ma anche alla fede viva senza la quale la basilica sarebbe solo un museo”.

Infine, parlando ai vescovi francesi durante la loro visita ‘Ad Limina’ nel 1997, Papa Giovanni Paolo II si congratulò con lo Stato francese per la cura di tante cattedrali e chiese, ma, disse, la liturgia “deve sempre essere la vera ragion d’essere di questi monumenti”.

Ciò detto, occorre tener conto della realtà.

Visto che tutte le chiese storiche di Francia appartengono allo Stato in conseguenza della legge di separazione tra Chiesa e Stato siglata nel 1905, e dato che l’uso esclusivo e perpetuo di Notre Dame è concesso all’arcidiocesi di Parigi è facile immaginare che potrebbero crearsi scintille tra le proposte di ricostruzioni filo contemporanee di Macron (o chi dovesse prendere il suo posto) e l’arcivescovo di Parigi.

 

Si aggiungono gli archistar….

 

Alle preoccupazioni suscitate dalle parole dei politici e giornalisti, si sono aggiunte le prime estemporanee proposte di ricostruzione avanzate dagli architetti a 5 stelle.

E’ vero che la ricostruzione di Notre Dame deve inevitabilmente fare i conti con la storia della Francia, con il suo presente e con il suo stesso significato simbolico per Parigi e la nazione tutta.

E’ indubbio che la cattedrale di Parigi è stata al centro della vita cattolica e politica della Francia degli ultimi 800 anni. Nel corso degli ultimi secoli, la cattedrale ha avuto un ruolo nei grandi eventi storici: dall’incoronazione dei re, all’incoronazione di Napoleone, alla messa di requiem del presidente Charles de Gaulle.

Per alcuni però, come riporta la rivista Rolling Stone,Notre Dame è stata anche un simbolo profondo di risentimento, un monumento a un’istituzione profondamente viziata e una Francia europea cristiana idealizzata che probabilmente non è mai esistita. ‘L’edificio era così sovraccarico di significato che il suo incendio sembra un atto di liberazione’, dice Patricio del Real, uno storico dell’architettura dell’Università di Harvard. Se non altro, la cattedrale è stata vista da alcuni come un ricordo indigesto della ‘città vecchia – l’incarnazione della Parigi della pietra e della fede – proprio come la Torre Eiffel esemplifica la Parigi della modernità, della gioia di vivere e del cambiamento’, ha scritto Michael Kimmelmann per il New York Times.

Nonostante i politici di entrambi i lati dello spettro politico francese scoraggino la gente dal cercare di politicizzare l’incendio di Notre Dame, sarebbe un errore considerare l’edificio come poco più di un’attrazione turistica parigina, dice John Harwood, storico dell’architettura e professore associato all’Università di Toronto. ‘È letteralmente un monumento politico. Tutte le cattedrali lo sono’, dice. Per secoli, la cattedrale è stata la sede del vescovo della Chiesa cattolica in un’epoca in cui non c’era praticamente distinzione tra Chiesa e stato. ‘Era il centro e la sede del potere politico non solo a Parigi, ma anche in Francia’, dice. ‘E questo è rimasto il caso anche dopo la Rivoluzione francese e attraverso le rivoluzioni successive, il potere politico e i regimi’”.

Ma la Francia è cambiata, con poco più della metà dei francesi che si professano cattolici e praticanti, una buona parte che dichiara di non avere alcuna fede, e un 5% che è di religione musulmana. Questo significa che eventuali “stravolgimenti” della struttura architettonica della cattedrale che dovessero essere proposti, distanti dal suo significato storico-religioso, potrebbero trovare meno resistenze.

E infatti, sempre su Rolling Stone, Harwood afferma che “sarebbe un errore cercare di ricreare l’edificio così com’era una volta, come fece LeDuc più di 150 anni fa. Ogni ricostruzione non dovrebbe essere il riflesso di una vecchia Francia, o di una Francia che non è mai stata – una Francia europea bianca e non laica – ma un riflesso della Francia di oggi, una Francia che si sta costruendo. ‘L’idea che si possa ricreare l’edificio è ingenua. Si tratta di ripetere gli errori del passato, gli errori di categoria del pensiero, e si deve immaginare che se si fa qualcosa all’edificio deve essere l’espressione di ciò che vogliamo – i cattolici di Francia, i francesi – vogliono. Che cos’è un’espressione di chi siamo ora? Cosa rappresenta, per chi è fatta?’”

Tutte queste affermazioni ci riportano a ciò che è già avvenuto in campo architettonico proprio a Parigi.

Infatti, se guardiamo ad alcuni dei grandi progetti francesi come il Centro Pompidou, commissionato e costruito negli anni ’70, uno degli edifici più innovativi, intriganti e brutti mai costruiti, o la piramide di vetro dal simbolismo massonico incastonata nel Louvre o a La Grande Arche de la Défense (di cui si parlerà oltre), si comprende bene il timore di tanti fancesi, e non solo, riguardo alla ricostruzione di quanto andato distrutto. E poiché i danni, a conti fatti, non sono stati quelli che si temevano, molti esperti dicono che sia ancora più ragionevole ricostruire quello che è andato distrutto senza “fantasticare” molto, conservando una delle poche meraviglie dell’architettura medievale rimaste.

Notre Dame de Paris - interno dopo l'incendio

Notre Dame de Paris – interno dopo l’incendio

 

A riprova dei timori, si prenda il caso di Ian Ritchie, il creatore della Guglia di Dublino, il quale ha dichiarato che parteciperebbe alla competizione proponendo “un cristallo rifrangente super-sottile verso il cielo”. “Penso che dovrebbe essere perforato – almeno il 50% di spazio vuoto per eliminare i carichi di vento – e potrebbe essere un bellissimo intreccio decorativo contemporaneo di cristalli di vetro e acciaio inossidabile. Dovrebbe arrivare a toccare le nuvole del cielo in un pezzo di agopuntura gotica celeste”.

Oppure, sempre nello stesso articolo, “Ray Makin, direttore dello studio di architettura Atelier MB, ha suggerito un tetto di vetro per la cattedrale ristrutturata, raccontando al Times: ‘Se la gente ha davvero bisogno di una cattedrale così grande, allora si dovrebbe prendere in seria considerazione la possibilità di restaurarla con un tetto di vetro che inonderebbe la cattedrale di luce naturale o, in alternativa, di costruire una chiesa più piccola all’interno delle rovine’”.

O la proposta dell’archistar italiana Massimiliano Fuksas che propone un pinnacolo di cristallo presentato come un «mix tra tradizione e innovazione». «Una specie di pinnacolo altissimo – dichiara l’architetto all’Huffington Post – fatto in cristallo Baccarat, che, come il tetto, può essere illuminato di notte e riempirsi di luce».

Addirittura, qualcuno ha persino suggerito di mettere un minareto in cima alla cattedrale come monumento ai circa 100 manifestanti algerini uccisi dalla polizia francese nel 1961 e gettati nella Senna.

La consegna è: bisogna evitare una ricostruzione identica al passato. «Sarebbe come esibire una copia della Gioconda al Louvre» ha tagliato corto il designer transalpino Alexandre Chassang il giorno dopo la tragedia.

Un quotidiano francese, Le Parisien, giorni dopo l’incendio, ha pubblicato dieci fotografie dei progetti più “folli” per la costruzione di un nuovo tetto e guglia per la cattedrale di Notre Dame, espressi da giovani designer e architetti che potete vedere in questo video:

Ma dopo questo video, l’apprensione presente in noi cattolici non può che crescere. Il timore è che le pressioni anti cristiane si servano della ricostruzione della cattedrale per demolire quanto di cristiano rimane anche nelle opere architettoniche. La preoccupazione è che con la scusa di ricostruire una cattedrale cristiana si cerchi di imporre un multiculturalismo “religioso”, di inserire tra una statua e l’altra di un santo o di Dio, un simbolo, un segno della dea Ragione, o del Gran Geometra o il Grande Architetto dell’Universo. E ciò perché Notre Dame, si dice, non deve essere eccessivamente appesantita dal simbolismo cristiano. Deve invece riflettere le molteplici convinzioni della cittadinanza attuale francese.

Al di là delle concezioni architettoniche, delle discussioni tecniche e dei gusti personali, ciò che appare chiaro è che alla base di tutto sono in gioco il senso religioso e la concezione culturale che da esso discende.

Come ricordava Randal B. Smith su Catholic World Report,George Weigel scrisse qualche anno fa un libro molto bello intitolato Il cubo e la Cattedrale, sulla cui copertina c’erano immagini da un lato della navata della cattedrale di Notre Dame e dall’altro de La Grande Arche de la Défense, ‘uno dei grandi progetti del defunto presidente francese François Mitterand, progettato da Johan Otto von Spreckelsen, un architetto danese di severa sensibilità modernista’, ci dice Weigel, ‘un colossale cubo aperto: alto quasi 40 piani, largo 348 piedi, rivestito di vetro e per 2.47 acri di marmo bianco di Carrara’. ‘Quale cultura garantirebbe più saldamente le basi morali della democrazia?’. Weigel si chiedeva. ‘La cultura che ha costruito questo splendido cubo, razionale, spigoloso, geometricamente preciso ma essenzialmente privo di tratti distintivi? O la cultura che ha prodotto le volte e i rilievi, i doccioni e i contrafforti volanti, gli angoli e le fessure, le asimmetrie e la santa ‘insensibilità’ di Notre-Dame e delle altre grandi cattedrali gotiche d’Europa?”.

La Grande Arche De La Defense 1

La Grande Arche De La Defense (Parigi)

 

Randal B. Smith, continuando, mette perfettamente a fuoco il punto essenziale. Egli scrive:

“Ma ora inizia seriamente la battaglia per salvare la cattedrale parigina di Notre Dame. Perché ora l’edificio è minacciato da qualcosa di più pericoloso delle fiamme. Ora è minacciata dall’ideologia. E un’ideologia pericolosa non può essere respinta in poche ore. Architettonicamente e religiosamente, (Notre Dame, ndr) è un bastone negli occhi di tutto ciò che essi rappresentano. Ed ora è la loro occasione per cambiare questa situazione”.

Giustamente, osserva ancora Randal B. Smith, abbiamo architetti, vere e proprie scuole di architettura, che hanno studiato, hanno praticato il mestiere, hanno imparato dai loro errori, e nel rispetto del lavoro dei loro antenati, hanno portato o stanno portando a compimento un egregio lavoro di costruzione o di restauro di importanti opere che nascono dalla fede. Si pensi, per fare un solo esempio, alla Sagrada Familia a Barcellona. Perché non far ricorso a queste personalità piuttosto che inseguire architetti di grido i quali, pur di affermare le loro idee “geniali”, sono disposti a tagliare il cordone ombelicale con una storia, con le radici di una civiltà fecondata dalla fede?

Notre Dame è sopravvissuta a guerre e distruzioni che si sono susseguite lungo tutti i suoi oltre 800 anni di vita. E’ sopravvissuta alla folle distruzione che abbatté Cluny e i suoi tesori inestimabili. E’ sopravvissuta alla follia della rivoluzione francese e all’idolatria della Dea Ragione. E’ sopravvissuta a due guerre mondiali. E’ sopravvissuta, come dicono gli storici, al piano folle di Hitler di bruciare tutta Parigi. Notre Dame riuscirà ora a sopravvivere alla “benevola” disponibilità di una cultura che proprio mentre cerca di ricostruirla la distrugge nella sua anima? Notre Dame sopravviverà ad una ondata multiculturale che vuole trasformarla da cattedrale a museo?

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