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di Francesco Agnoli

 

A Trento Mussolini è pacifista, contro il servizio militare, contro il colonialismo, internazionalista, repubblicano, sprezzante verso Giolitti… diverrà poi interventista-nazionalista, colonialista, filo-monarchico e poi di nuovo repubblicano, amico, benché infido, di Giolitti, pur di entrare in parlamento…

Non deve stupire: amici ed osservatori hanno sempre colto un elemento fondamentale del suo carattere: l’ambizione sfrenata, e l’assenza di remore morali: amava moltissimo Nietzsche, ritenendo che il cuore del suo insegnamento fosse la creazione di un superuomo “al di là del bene e del male”, capace di “fortemente volere”, negando quei valori cristiani assoluti che hanno invischiata e resa schiava dei deboli e dei mediocri l’umanità attuale.

Prima di arrivare a Trento immagina “spiriti nuovi, liberi, molto liberi che trionferanno su Dio e sul Nulla!”. A Trento scrive una storiella intitolata significativamente “Nulla è vero, tutto è permesso”.

Abbiamo spesso un’immagine di Mussolini granitica: non è così, mutava spesso opinione a seconda delle circostanze. C’è però qualcosa che ha vissuto a Trento, stando a fianco di un socialista irredentista come Battisti, e che rimarrà per lungo tempo nel suo cuore: il rapporto con l’Austria e la Germania. A Trento concepisce verso austriaci e tedeschi un forte odio, per motivi religiosi (l’Austria è stato confessionale cattolico) e politici: li accusa di voler germanizzare i trentini, di calpestare l’italianità linguistica del Trentino.

Allo scoppio della guerra mondiale, dopo l’iniziale neutralismo, Mussolini legittimerà il suo interventismo proprio in nome della guerra contro l’”Austria vaticanesca” e il “militarismo tedesco”. Su Il popolo d’Italia del 10 giugno 1915, esclama: “Tutto ciò che è tradimento, ignominia, insidia, è genuinamente tedesco… Bisogna picchiar sodo sui tedeschi in genere e sui tedeschi socialisti in particolare. Nessuna pietà per costoro. Essi sono complici diretti del kaiserismo sopraffatore e barbarico… è ormai assodato che la responsabilità della conflagrazione europea ricade, in massima parte, sul socialismo tedesco che è stato ed è tuttora nazionalista, militarista, espansionista, annessionista…”. Qualche giorno più tardi scrive: “la guerra anti-austriaca è necessaria, quella anti-tedesca è doverosa”. Siamo già al 20 giugno del 1915: “le atrocità dei tedeschi hanno suscitato tale un senso di raccapriccio e di rivolta, che rende impossibili transazioni e accomodamenti. E’ il mors tua vita mea. E’ una guerra di distruzione. Anche dopo la pace il nome tedesco continuerà ad essere detestato e infamato fra le genti civili…”.

Questa avversione ai tedeschi è uno dei pochissimi elementi di continuità: per esempio, una volta duce, promuove l’italianizzazione forzata dell’Alto Adige. Inoltre sino alla campagna d’Etiopia , non solo condanna più volte il razzismo nazista, definendo i tedeschi dei barbari, ma conduce una politica estera tutta anti-tedesca, in relazione con Parigi e Londra, Vienna e Budapest… Poi un’altra virata di 360 gradi: si allea con la Germania militarista tanto odiata e si consegna mani e piedi a Hitler, e da nemico acerrimo dei tedeschi ne diventa il burattino. “Nulla è vero, tutto è permesso”, aveva scritto a Trento, e qualche anno dopo in Relativismo e fascismo: “Se per relativismo deve intendersi il dispregio delle categorie fisse per gli uomini che si credono portatori di una verità obiettiva immortale, per gli statici [sic!] che si adagiano, invece che tormentarsi e rinnovellarsi incessantemente, per quanti si vantano di essere sempre uguali a se stessi, niente è più relativistico della mentalità e dell’attività fascista” 

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