Vi segnalo uno studio dal titolo: “Myocarditis after SARS-CoV-2 infection and COVID-19 vaccination: Epidemiology, outcomes, and new perspectives“, a firma dei seguenti ricercatori:
M. Nathaniel Mead¹, Jessica Rose², William Makis³, Kirk Milhoan4, Nicolas Hulscher 5 and Peter A. McCullough6
1 Biology, Epidemiology, and Public Health, McCullough Foundation, Dallas, Texas, USA
2 Immunology and Public Health Research, Independent Research, Ontario, Canada
3 Immunology and Diagnostic Imaging, Independent Research, Edmonton, Alberta, Canada
4 Pediatric Cardiology, For Hearts and Souls, Ovilla, Texas, USA
5 Epidemiology and Public Health, McCullough Foundation, Dallas, Texas, USA
6 Internal Medicine, Cardiology, Epidemiology, and Public Health, McCullough Foundation, Dallas, Texas, USA
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista medica open access INTERNATIONAL JOURNAL OF CARDIOVASCULAR RESEARCH & INNOVATION.
Più sotto vi riporto, nella mia traduzione, l’Abstract dello studio ed una mia sintesi degli ultimi due capitoli. In fondo a questo articolo potete scaricare l’intero studio.
Abstract
La miocardite, che si manifesta tipicamente come miopericardite, è una delle gravi conseguenze cardiache osservate nel corso della pandemia di COVID-19. Abbiamo effettuato una sintesi completa e basata su prove scientifiche dei risultati ottenuti dalla rianalisi dei dati delle sperimentazioni cliniche, dalla sorveglianza post-commercializzazione, da ampi studi osservazionali e da altre diverse fonti di ricerca che aiutano a far luce sul fenomeno della miocardite post-infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla miocardite indotta dal vaccino COVID-19. Le nostre conclusioni confutano diverse affermazioni precedentemente avanzate dalle agenzie di sanità pubblica e dalle associazioni professionali, ovvero: (1) le infezioni da coronavirus 2 della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV-2) e da Omicron hanno causato più casi di miocardite rispetto alle vaccinazioni con mRNA contro il COVID-19; (2) la miocardite indotta dal vaccino a mRNA è tipicamente lieve, transitoria e rara, senza sequele a lungo termine; e (3) il calcolo del rapporto rischio-beneficio favorisce l’uso continuato di questi prodotti nonostante l’evidenza di un maggior numero di casi iatrogeni. Affrontiamo ciascuna di queste idee errate applicando una combinazione di prospettive epidemiologiche, cliniche e immunologiche. Esortiamo i governi a ritirare dal mercato i prodotti a mRNA contro il COVID-19 a causa del rischio ben documentato di danni miocardici, un rischio che è più forte per i maschi più giovani (<40 anni).
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Di seguito trovate una mia sintesi delle ultime due sezioni dello studio: “Biological Plausibility of COVID-19 Vaccine-Related Cardiac Events” e “Conclusion“.
Il testo analizza la plausibilità biologica degli eventi cardiaci, in particolare la miocardite, associati ai vaccini a mRNA contro il COVID-19, concentrandosi sui meccanismi immunologici e molecolari proposti per spiegare tali effetti. Inizialmente, si riteneva che l’mRNA contenuto nei vaccini rimanesse localizzato nel sito di iniezione nel muscolo deltoide; tuttavia, studi successivi di biodistribuzione hanno indicato una diffusione sistemica dell’mRNA e la conseguente produzione diffusa della proteina spike nell’organismo. Una volta nel flusso sanguigno, la proteina spike può circolare per periodi prolungati, anche per diversi mesi, grazie alla stabilizzazione dell’mRNA ottenuta tramite modifiche chimiche come la sostituzione dell’uridina con N1-metilpseudouridina. Questa modifica, pensata per aumentare l’efficacia immunogenica, rende l’mRNA più stabile e persistente.
Secondo il testo, l’mRNA introdotto può trasformare le cellule in produttrici continue della proteina spike, senza un meccanismo interno che ne regoli la produzione. La presenza prolungata della proteina spike nel corpo è ipotizzata come possibile causa di infiammazione cronica sistemica, disregolazione immunitaria e danni a diversi organi, tra cui cuore, fegato, milza, ovaie e sistema nervoso. Alcuni polimorfismi genetici individuali potrebbero aumentare la suscettibilità a eventi avversi, così come il rilascio di citochine infiammatorie (ad esempio interleuchina-6 e interleuchina-1β) associato alla risposta immunitaria ai vaccini a mRNA. Viene inoltre menzionato il mimetismo molecolare tra proteina spike e proteine umane come possibile meccanismo di autoimmunità.
Il testo esprime preoccupazioni anche riguardo alla stabilizzazione dell’mRNA con N1-metilpseudouridina, che potrebbe aumentare i tassi di errore durante processi cellulari come la trascrizione inversa, con potenziali conseguenze genetiche. Inoltre, si sostiene che il processo produttivo dei vaccini potrebbe introdurre frammenti di DNA batterico nelle dosi, potenzialmente integrabili nel genoma umano attraverso mutagenesi inserzionale, con possibili effetti sulla regolazione immunitaria e sullo sviluppo di autoanticorpi diretti contro il cuore.
Per quanto riguarda la miocardite associata ai vaccini a mRNA, il testo propone diversi meccanismi patogenetici. Tra questi vi sono una risposta immunitaria aberrante alla proteina spike, il mimetismo molecolare e la stimolazione infiammatoria diretta da parte dei componenti del vaccino. Tuttavia, l’insorgenza rapida dei sintomi (spesso entro pochi giorni dalla seconda dose) suggerirebbe che un meccanismo puramente autoimmune non sia sufficiente a spiegare i casi osservati. Viene quindi ipotizzato un meccanismo iperimmunitario o allergico, simile alla sindrome di Kounis, una forma di sindrome coronarica acuta scatenata da reazioni allergiche.
La miocardite post-vaccinale viene descritta come prevalentemente confinata al miocardio, piuttosto che come parte di un’infiammazione sistemica multiorgano. I sintomi principali includono dolore toracico, aumento dei biomarcatori cardiaci e anomalie all’imaging cardiaco. Alcune evidenze citate nel testo includono il ritrovamento della proteina spike e di infiammazione in biopsie miocardiche di pazienti con miocardite post-vaccinale, la presenza di mRNA del vaccino nel cuore fino a 30 giorni dopo l’iniezione e il rilevamento della proteina spike nel sangue di individui con miocardite ma non in quelli senza complicanze. Studi su animali avrebbero inoltre mostrato disfunzioni dei cardiomiociti e possibili effetti cardiotossici diretti entro 48 ore dall’iniezione.
Tra i meccanismi proposti per la cardiotossicità vi è la riduzione dell’attività del recettore ACE2 dovuta al legame con la proteina spike, con conseguente aumento dell’angiotensina-2, infiammazione, stress ossidativo e apoptosi delle cellule cardiache. Vengono citati anche possibili effetti immunologici dei richiami vaccinali ripetuti, come l’esaurimento delle cellule T e il cambiamento nella classe anticorpale IgG4, potenzialmente collegati a fenomeni autoimmuni e a eventi cardiaci avversi.
Nelle conclusioni, il testo afferma che la miocardite rappresenta uno degli eventi cardiaci avversi più rilevanti associati ai vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna. Basandosi su rianalisi di studi clinici, dati post-marketing e studi osservazionali, gli autori sostengono che il rischio di miocardite sia relativamente più elevato nei giovani, in particolare nei maschi. Contestano le posizioni delle autorità sanitarie, secondo cui la miocardite da vaccino sarebbe rara e generalmente lieve e i benefici supererebbero i rischi, sostenendo invece che, nei giovani con basso rischio di COVID-19 grave, il rapporto rischio-beneficio possa essere meno favorevole.
Il testo sottolinea l’importanza di valutazioni stratificate per età, rischio individuale e immunità pregressa nel definire le politiche vaccinali. In particolare, afferma che per individui sani sotto i 20-40 anni il beneficio assoluto della vaccinazione sarebbe limitato e che segnali di sicurezza anche rari potrebbero influenzare significativamente l’analisi complessiva del rischio-beneficio. Conclude sostenendo che le evidenze presentate sulla cardiotossicità e sugli eventi cardiaci gravi nelle popolazioni più giovani giustificherebbero il ritiro dei vaccini a mRNA dal mercato.
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Italiani, tranquilli! Siamo nelle mani di colui che definì “benigne” le miocarditi! Del resto chi non vorrebbe averne una a mo’ di regalo di compleanno, per esempio?
La considerazione che però va fatta è che chi, avendo saputo preservare un’autentica coscienza critica, ha vissuto con sofferenza quel periodo, tende a sovrastimare il numero di chi non capì nulla allora e nemmeno ad oggi ha maturato un barlume di consapevolezza di ciò che realmente accadde. Va però detto che non tutti si sono fatti travolgere dalla manipolazione di massa, ed è un grande piacere constatarlo ogni volta che parlo con qualcuno che mostra aver compreso da tempo che più di qualcosa non tornava nella narrazione dominante.
Eppure ancora oggi vige una cappa di conformismo opprimente che costituisce una vera sfida (se non un insulto) a buon senso e amor di verità.