“Siamo stati abbastanza deboli da sacrificare la Settimana Santa e la Pasqua, non lo saremo per sacrificare il Natale!” ha detto padre Michel Viot davanti alla chiesa di Saint Sulpice, Parigi, e centinaia di giovani che hanno anche cantato inni mariani e la Salve Regina.

L’articolo di Jeanne Smits, corrispondente da Parigi, è stato pubblicato su Lifesitenews. La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

 

 

Raduno di Parigi venerdì 13 novembre @MagLincorrect / Twitter
Raduno di Parigi venerdì 13 novembre @MagLincorrect / Twitter

 

Migliaia di cattolici in Francia hanno dato vita ad una trentina di manifestazioni durante lo scorso fine settimana per protestare contro il divieto delle messe pubbliche in base alle attuali norme di lock-down che consentono alla popolazione di fare acquisti in supermercati affollati e utilizzare i mezzi pubblici – compresa la sempre affollatissima metropolitana parigina – tabaccherie e altri servizi pubblici. Anche le scuole primarie e secondarie funzionano più o meno normalmente.

L’iniziativa è stato criticata da numerosi vescovi francesi sulla scia delle minacce del ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin che venerdì ha avvertito che non ci sarebbe stata “clemenza” per i Cattolici che continuano a chiedere la Messa con manifestazioni pubbliche, anche se queste sono regolarmente autorizzate e costituiscono un’eccezione legale al lock-down. Man mano che la situazione si è evoluta, è diventato chiaro che le autorità francesi stanno intensificando misure specificamente anticattoliche consentendo proteste ma diventando ferrei su tutto ciò che appaiono come preghiere pubbliche.

Qui di seguito una presentazione cronologica degli eventi da venerdì mattina, quando Darmanin ha lanciato il suo avvertimento, seguito da una massiccia mobilitazione di cattolici ma anche da interventi repressivi da parte delle autorità pubbliche e della polizia.

Parte I

Il ministro degli Interni francese – che si occupa dell’ordine pubblico e anche del “culto religioso” – Gérald Darmanin, ha avvertito i Cattolici riuniti davanti alle chiese che avrebbe inviato la polizia per costringerli a osservare le regole del lock-down e, se necessario, multarli (135 euro per una prima contravvenzione).

Venerdì mattina Gérald Darmanin ha dichiarato chiaramente alla radio di Stato FranceInfo: “Dico ai Cattolici di Francia – come lo dico anche agli Ebrei francesi e ai Protestanti – che la libertà di culto è molto importante. Abbiamo lasciato aperti i luoghi di culto: nei luoghi di culto si può continuare a celebrare, con un ministro del culto che può continuare a fare il suo ufficio e persino filmarlo in modo che durante le poche settimane di chiusura tutti possano avere un legame con la propria religione. È una cosa che rispettiamo profondamente. Ma la vita è più importante di tutto. E la vita significa combattere il coronavirus. Non desidero inviare forze di Polizia per fare multe ai credenti che si trovano davanti alle chiese, ma ovviamente se questo è un atto ripetuto, e questo è manifestamente contrario alle leggi della Repubblica, lo farò “.

“Lo farà da questo fine settimana?” ha chiesto il giornalista.

“Lo farò da questo fine settimana. C’è stato un fine settimana di tolleranza, il fine settimana durante il quale siamo entrati in lock-down, è stato anche l’ultimo fine settimana delle vacanze scolastiche. Non ci sarà un secondo fine settimana di tolleranza”, ha avvertito Darmanin.

In precedenza, Darmanin aveva dichiarato di aver intensificato i controlli di polizia in tutto il paese per garantire che le misure di blocco fossero osservate dalla popolazione. Bar, ristoranti e piccoli negozi sono chiusi e tutte le persone che vivono in Francia sono tenute a giustificare ogni loro spostamento fuori casa con un’autocertificazione che consente loro di uscire solo per un’ora per passeggiate individuali o sport entro un raggio di 1 km, per fare la spesa o per compiere altri atti “essenziali”. Le librerie sono chiuse e i libri non possono essere venduti nei supermercati o in altri negozi; né i supermercati possono vendere alcun tipo di indumento, trucco, elettrodomestici da cucina e così via, in un elenco kafkiano di restrizioni.

100.000 multe sono state inflitte nelle prime due settimane di lock-down fino a venerdì mattina, con la cifra record di 12.000 multe nelle 24 ore tra giovedì e venerdì.

Darmanin ha giustificato le misure in base al numero di morti per COVID ma una percentuale ancora da determinare di queste sono morti di persone “con” COVID o “sospetto COVID” piuttosto che morti direttamente attribuibili alla malattia causata dal coronavirus cinese. Esempi di questi di cui ho conoscenza diretta sono una morte in utero di un bambino malformato che è stata attribuita a COVID senza che il medico ne fosse a conoscenza; e la morte per cancro di una donna di 97 anni, alla cui figlia è stato chiesto di accettare la scritta “COVID” sul certificato di morte perché avrebbe assicurato un migliore sussidio da parte del sistema di previdenza sociale.

Quando il Consiglio di Stato francese ha rifiutato di consentire ai Cattolici di assistere alla Messa, con decisione emessa il 7 novembre, anche se supermercati, scuole, trasporti pubblici e tabacchi rimanevano aperti secondo le attuali regole di lock-down, la domenica a Nantes, Lione e Versailles i fedeli si sono ritrovati in centinaia per recitate il Rosario nelle piazze delle loro cattedrali.

Il loro esempio ha innescato un’ondata di emulazione in quanto i fedeli in decine di paesi e città francesi si apprestano a manifestare per la libertà di culto e il diritto di andare alla Messa, che è un vero e proprio incontro con Nostro Signore nella Presenza Eucaristica.

La maggior parte di queste manifestazioni sono state formalmente dichiarate in anticipo alla “Prefettura” locale che è il braccio dello Stato nei “dipartimenti” francesi. Mentre tutti gli incontri al di fuori della stretta cerchia familiare sono stati vietati dal 29 ottobre, il primo giorno del secondo lock-down della Francia, così come incontrarsi o trascorrere del tempo con amici o parenti lontani in attività all’aperto, le “manifestazioni di protesta” sono ancora consentite purché siano dichiarate.

Nel fine settimana dovevano svolgersi decine di manifestazioni: uno degli elenchi che raccoglie le iniziative di diverse associazioni è regolarmente aggiornato dal “Salon beige”, blog di giovani cattolici che ha svolto un ruolo di primo piano nel diffondere gli appelli all’azione del “Manif pour tous” nella lotta al “matrimonio tra persone dello stesso sesso” nel 2013.

Il movimento nazionale ha preso il via venerdì sera con una manifestazione ufficiale davanti a Saint Sulpice a Parigi. “Sopprimere la Messa equivale a sopprimere il Cattolicesimo… Ciò che non è negoziabile è la necessità della Messa… Dobbiamo prepararci al Natale come si deve. Siamo stati abbastanza deboli da sacrificare la Settimana Santa e la Pasqua, non avremo la debolezza di sacrificare il Natale! Possono mandare tutte le forze di polizia in Francia a darci multe, anche all’interno delle nostre chiese, ma noi ci saremo ugualmente ”, ha detto padre Michel Viot davanti a centinaia di giovani che hanno anche cantato inni mariani e la Salve Regina.

 

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Venerdì non c’è stato alcun intervento della polizia a Parigi.

In teoria ci si aspettava che sarebbe stato difficile per le autorità francesi perseguitare le manifestazioni cattoliche in questo modo visto che erano state ufficialmente dichiarate.

Ma il gruppo di attivisti cattolici Civitas ha dichiarato venerdì di avere in suo possesso “un certo numero di lettere di Prefetti che dicono che le manifestazioni saranno vietate se c’è una Messa o semplicemente preghiere, e autorizzate se sono solo ‘di protesta'”. “Autorizzati a cantare l’Internazionale [canzone socialista] ma non l’Ave Maria “, ha commentato Civitas .

Mentre molti sacerdoti sono indignati per la posizione laicista e anticattolica delle autorità pubbliche, il vescovo Michel Dubost, amministratore apostolico della diocesi di Lione, ha pubblicato questo venerdì mattina una dichiarazione in cui dice: “Portiamo pazienza! Spero che molto presto i cattolici saranno autorizzati a celebrare la messa come comunità. Per il momento il governo non lo autorizza per motivi sanitari. Chiedo a tutti di rispettare questa decisione e di fare di tutto per non essere un vettore di questa malattia. Non dobbiamo riunirci, né all’esterno né all’interno delle chiese, e mostrare la nostra capacità di rispettare le norme che ci vengono date in nome della salute pubblica “.

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quali sono le linee guida?”, Ribatteva “Père Danziec”, il nome letterario di un sacerdote che scrive contributi settimanali al settimanale conservatore Valeurs Actuelles .

All’inizio della giornata Père Danziec ha commentato su Twitter : “Gli annunci di Darmanin confermano che il vero problema attualmente è la celebrazione della MESSA e la possibilità di ADORARE Dio piuttosto che i raduni di persone. Ed è proprio questo che è assolutamente scandaloso”.

Seconda parte

Nonostante le minacce del ministro Darmanin, migliaia di Cattolici hanno partecipato a manifestazioni statiche in tutta la Francia, in grandi città come Bordeaux, Lione, Nantes, Tolosa o Rennes e in città più piccole da Vannes in Bretagna alla periferia di Parigi, con uno dei più grandi raduni avvenuto davanti alla cattedrale di Versailles dove era presente il vicario generale della diocesi e hanno preso parte circa 2.000 cattolici.

A Bayonne, vicino al confine spagnolo sull’Atlantico, ha partecipato personalmente il vescovo Marc Aillet.

La maggior parte di queste manifestazioni ufficialmente dichiarate si sono svolte davanti alle chiese, ma le autorità governative di diverse città hanno vietato le adunanze davanti agli edifici religiosi come avrebbero voluto fare gli organizzatori. A Lione le manifestazioni dovevano aver luogo davanti alla cattedrale e alla basilica di Fourvière ma il prefetto locale ha costretto a cambiare sede e le molte centinaia di cattolici sono stati obbligati a manifestare su una grande piazza centrale.

A Nantes, i manifestanti speravano di incontrarsi davanti alla cattedrale – che alcuni mesi fa è stata gravemente danneggiata da un attentato terroristico – ma sono stati costretti dalle autorità a riunirsi davanti al monumentale teatro comunale in un’altra parte della città dove nessuna chiese è visibile.

A Parigi, dopo il successo della manifestazione del venerdì sera sopra descritta, una seconda manifestazione si sarebbe dovuta svolgere domenica pomeriggio davanti a Saint-Sulpice dopo che la prima scelta di un incontro davanti alla cattedrale di Notre Dame è stata respinta dalla locale prefettura. Ma sabato, il prefetto Lallemant ha deciso di vietare la seconda manifestazione perché venerdì sera erano stati cantati inni religiosi e si erano viste persone pregare. Il Prefetto ha sottolineato che la prima manifestazione aveva assunto la forma di “culto pubblico nella pubblica piazza” e ha avvertito il presidente della Conferenza episcopale francese che, oltre alla multa di 135 euro per le persone che comunque avrebbero aderito alla manifestazione, sarebbero state inflitte ulteriori pene per coloro che fossero stati sorpresi a pregare, in applicazione della legge del 1905 sulla separazione tra Chiesa e Stato.

Questa è, ovviamente, una sciocchezza poiché le processioni pubbliche e le preghiere non sono vietate in quanto tali e anzi si svolgono spesso, come succede sempre più spesso negli ultimi anni che i musulmani abbiano organizzato preghiere per le strade di città come Parigi senza incorrere in sanzioni.

Inoltre, l’idea che il governo debba decidere cosa si può dire o meno in una manifestazione pubblica legale è una contraddizione diretta della libertà di espressione garantita dalla Costituzione francese.

La zona intorno a Saint Sulpice è stata circondata da veicoli della polizia antisommossa da sabato sera, per dissuadere i Cattolici dal manifestare comunque. Un giovane che ha deciso di andare in chiesa domenica pomeriggio lo stesso è stato immediatamente contestato dalla polizia e multato di 135 euro.

Anche la manifestazione che doveva svolgersi a Bergerac è stata vietata dalle autorità locali: è stata sostituita da un furgone con uno striscione con la scritta: “Rendez-nous la Messe” – “Ridateci la Messa”.

Tuttavia, diversi vescovi hanno chiarito di essere d’accordo con gli intenti delle autorità pubbliche, pubblicando lettere ai fedeli, tweet e comunicati in cui si afferma che “la carità verso i poveri” è più importante che assistere alla Messa nelle attuali circostanze.

Il vescovo Denis Moutel di Saint-Brieuc (Bretagna settentrionale) ha formalmente “disapprovato”  le azioni degli organizzatori della manifestazione locale, in nome della “solidarietà con coloro che soffrono a causa della pandemia”.

Nella vicina Rennes, il vescovo Pierre d’Ornellas ha chiesto ai cattolici di “vivere la loro fede accettando questa privazione temporanea della Messa”.

Ha scritto: “Una manifestazione è politica e si rivolge allo Stato quando i cittadini chiedono maggiore giustizia da parte dello Stato. La preghiera è rivolta a Dio che fa crescere la carità nei cuori perché cresca in ogni luogo un’autentica e piena fraternità. Questa preghiera è ancora possibile nelle chiese, con il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento. È saggio non mescolare manifestazioni e preghiera, altrimenti si creerà una confusione che non rispetta la Legge di Separazione del 1905 e che nuoce al dialogo dei rappresentanti delle religioni con lo Stato. Spero sinceramente che questo dialogo, che si svolgerà questo lunedì 16 novembre, sia fruttuoso”.

Non lo è stato, in effetti, dal momento che lunedì pomeriggio una videoconferenza del ministro Darmanin e dei rappresentanti di tutti i gruppi religiosi ha portato ad una dichiarazione delle autorità civili secondo cui fino al 1 ° dicembre non potrà aver luogo alcun culto pubblico e, quando avverrà, dovrà seguire nuovi rigorosi “protocolli” per evitare la diffusione del COVID-19.

Di conseguenza, gli studenti che hanno organizzato il raduno di Rennes domenica pomeriggio davanti a una chiesa locale hanno promesso che non sarebbero state recitate preghiere o cantati inni. Hanno partecipato solo 200 persone.

Il presidente della Conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims, venerdì ha scritto a tutti i suoi “fratelli vescovi” una lettera che molti Cattolici vedono come un tradimento dei loro bisogni spirituali.

Dopo aver sottolineato con sottomissione il principio di “Separazione tra Stato e Chiesa” che Darmanin gli aveva ricordato in un messaggio ufficiale all’inizio della giornata, Moulins-Beaufort ha aggiunto:

“Qualunque sia il merito di questo punto di diritto, noi vescovi dovremmo essere in grado di concordare che la preghiera non dovrebbe servire a sostenere rivendicazioni politiche. La preghiera si rivolge a Dio e non alle autorità pubbliche “.

Ciò dimostra che come vescovo, Eric de Moulins-Beaufort non ha alcuna comprensione né dei doveri e delle esigenze spirituali del suo gregge, né del fatto che i diritti religiosi fondamentali siano derisi da leggi che sono essenzialmente politiche e, in questo caso, emanate da potenze politiche che si stanno dimostrando sia laiciste che totalitarie.

Alla manifestazione di Nantes la scorsa settimana, uno dei fedeli ha chiesto a un sacerdote presente se poteva ascoltare la sua confessione. Quando il suddetto sacerdote – padre Bruno France della Fraternità Sacerdotale San Pio X – ha tirato fuori la stola e se l’è messa sulle spalle un poliziotto gli è subito piombato addosso accusandolo di “celebrare la Messa”.

A Nantes in particolare, la cooperazione tra vari movimenti cattolici che vanno dalla FSSPX ai movimenti diocesani e tradizionalisti “in piena comunione con Roma” è stata vista come un segno di speranza. La richiesta di una Messa all’aperto vicino alla cattedrale dalla FSSPX è stata formalmente bandita dalla “prefettura” locale.

A Bordeaux, domenica mattina circa 300 cattolici si sono radunati vicino alla cattedrale di Sant’Andrea. Alcuni di loro si sono inginocchiati e hanno iniziato a pregare e cantare “Ave Maria”. Di conseguenza, lunedì mattina gli organizzatori dell’evento sono stati convocati nella stazione di polizia, nonostante avessero chiesto ripetutamente ai partecipanti di non pregare durante la manifestazione. “Mangiamo, usciamo, torniamo a casa. È tutto quello che facciamo. Viviamo come animali”, ha commentato Jacqueline, 72 anni, dicendo alla stampa locale che “la Messa è essenziale”.

Ad Aix-en-Provence, nel sud della Francia, una trentina di persone hanno assistito a una Messa celebrata domenica da un sacerdote della Fraternità San Pio X in una cappella del centro città. La “prefettura” locale ha mandato la polizia a fermare la Messa. Tutti i fedeli presenti sono stati multati di 135 euro per aver infranto il lockdown. Il sacerdote è stato costretto a recarsi nella stazione di polizia locale e rischia una multa, mentre la cappella potrebbe essere soggetta a “chiusura amministrativa”.

Diverse figure politiche, come Marine Le Pen del “Rassemblement National” (ex “Front National”), hanno chiesto il rispetto delle libertà religiose, mentre Christine Boutin, ex presidente del Partito Democratico Cristiano, e Jean-Frédéric Poisson, il suo leader attuale con il nome “VIA”, ha partecipato personalmente ai raduni “Per la Messa”.

In un video ampiamente diffuso, il membro dell’Assemblea nazionale Julien Aubert di “Les Républicains” si è lamentato del fatto che a 200 deputati è consentito unirsi all’emiciclo della camera bassa del Parlamento, con un presidente che officia “come un prete o un rabbino in una chiesa o una sinagoga”, ma i cattolici non possono assistere alla Messa in condizioni molto simili.

I Cattolici in Francia ritengono sempre più che le regole del COVID-19 vengono utilizzate come strumenti di persecuzione contro la fede cattolica, in un momento in cui tutti gli altri tipi di dimostrazioni sono liberamente consentiti dalle autorità centrali.

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